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Atti vandalici, un problema che si ripete da anni: serve più educazione ma anche più repressione

Breve storia triste. In queste ore il "Cristo del Po", appena inaugurato, è stato vandalizzato. E' già il secondo atto vandalico che colpisce la statua, al punto che si potrebbe pensare a un accanimento specifico per qualche motivo ignoto. 

Noi ne approfittiamo però per una riflessione. Gli atti vandalici sono diventati un problema endemico di Cremona. In questi ultimi anni ricordiamo tantissimi episodi:

- scritte di pessimo gusto perfino sulla cattedrale (parliamo di veri sfregi e vandalisme, non di opere d'arte come le magnifiche opere di Blub che sono comparse sui muri della nostra città, ma quella è arte e non ha niente a che vedere con questo)

- ripetuti danneggiamenti delle automobili, spesso nelle vie del centro storico

- danneggiamenti allo steccato della pista ciclabile tanto da spingere l'amministrazione a rinunciare al legno in favore dell'acciaio per non dover sempre riparare il danno

- strutture danneggiate o addirittura bruciate nel parchetto del Morbasco dietro via Trebbia

- atti di danneggiamento alle strutture del parcheggio di piazza Marconi

- danneggiamenti a fioriere del centro

Molti altri episodi sicuramente non li ricordiamo. Certamente gli episodi si ripetono spesso, troppo spesso. Purtroppo è una realtà che riguarda anche altre città e non solo Cremona ma noi ci occupiamo di Cremona e quindi pensiamo prima di tutto alla nostra città.

Gli atti vandalici hanno un costo economico perchè bisogna riparare i danni, hanno un costo sociale perchè aumentano rabbia e tensione nella popolazione, rovinano l'immagine della città al turista che trova le strutture danneggiate. Non vanno sottovalutati. Che fare, dunque?

Sicuramente le forze dell'ordine sono impegnate nell'individuazione dei responsabili e sicuramente negli anni si sono sviluppate iniziative per costruire amore e rispetto verso la città. Gli episodi però proseguono, ergo non bastano.

Certamente bisogna continuare a battere sul tasto dell'amore per ciò che è pubblico: bisogna far passare a bambini e ragazzi che ciò che è pubblico non è di nessuno ma è di tutti, va rispettato (sia evitando atti vandalici sia evitando di gettare rifiuti nel verde, per fare un altro esempio). 

Occorre però anche agire di più sul lato repressione. Bisogna individuare i responsabili e punirli adeguatamente (investire più risorse nella loro ricerca, se necessario), troppo spesso non vengono individuati e le sanzioni previste sono troppo blande (e non è necessario usare chissà quali pene draconiane, basterebbe applicare il contrappasso dantesco: far riparare ai vandali per mesi e magari anni ciò che hanno vandalizzato, dar loro il compito di ripulire la città, ovviamente controllati dalle autorità, sarebbe la lezione migliore...)

La Quinta T è una iniziativa editoriale di
Alexandro Deblis Everet Editore
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