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Le difficoltà degli istruttori sportivi: un settore in crisi e con poche tutele

Fra i settori colpiti dalla crisi sanitaria ed economica c'è sicuramente il settore dello sport. Per molti lo sport è divertimento, salute, tempo libero. Ci sono però molti operatori per cui lo sport è un lavoro e non poter lavorare, come sempre, è un problema. Oggi sentiamo Valeria Rinaldi, istruttrice di acquafitness che collabora con molte realtà del territorio a cominciare dalla piscina comunale. 

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Come sta vivendo la crisi il tuo settore?

"Il mio settore legato all'attività delle piscine, così come quello delle palestre, è pesantemente colpito dalla crisi sanitaria. Quando ci hanno dato una settimana di tempo per organizzarci all'inizio della seconda ondata abbiamo sperato di poter andare avanti ma nonostante i costi per adeguarci lo stato ci ha comunque chiuso. In seguito è però uscito un decreto che ha permesso ai nuotatori di interesse nazionale di continuare ad allenarsi: ciò ha permesso di riaprire le strutture, ma solo alcune e l'affluenza comunque è limitata. Le entrate quindi sono ridotte e le spese alte. Per il nostro settore il costo è evidente".

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Che prospettive di ripresa ci sono?

"Le prospettive sono poche. Questa situazione temo che andrà avanti fino a quando la crisi sanitaria non si risolverà. Il nostro è un settore considerato da sempre di serie B, lo sport non viene considerato un ambiente di lavoro da tutelare come altri ambienti di lavoro. Spadafora, il ministro, aveva parlato di tutela dei collaboratori sportivi e qualche provvedimento è stato preso ma noi spesso non abbiamo contratti a tempo determinato o indeterminato ma contratti di collaborazione con ben poche tutele. Questo vale per il mondo dello sport in generale, tralasciando il calcio che è un conto a parte. Devo però dire che un fondo per incentivare i collaboratori sportivi è stato creato ma avendo io due lavori sono stata penalizzata in pratica in tutti e due i versanti della mia attività da questa situazione".

Eppure c'è un percorso da fare per arrivare a lavorare nel settore, vero?

"Non siamo improvvisati. Io ho un vissuto alle spalle, ho dovuto lavorare per arrivare a essere istruttrice. Io sono nata da bambina con nuoto e pallanuoto quindi per me l'acqua è sempre stato un elemento naturale. In seguito mi sono avvicinata ad altre discipline: a 16 anni ho preso il diploma di assistente ai bagnanti, a 18 anni ho preso il brevetto di istruttrice della federazione italiana nuoto, prima quello di primo livello poi quello di secondo livello. A quel punto ho scoperto l'Acquagym e mi sono appassionata a questo settore: all'epoca era una cosa da villaggi turistici o quasi, molto semplice. Per crescere culturalmente in materia non bastava l'esperienza ma ci sono corsi specifici che ho deciso di seguire, a mie spese. Ho preso quindi tutta una serie di brevetti: idrobike, trademil cioè tapis roulant in acqua, fitness acquatico, acqua step, acqua pole. Tutti brevetti che costano tempo, soldi, fatica. Alcuni brevetti ho anche dovuto rifarli lo scorso anno per motivi burocratici-amministrativi, in pratica li ho dovuti acquisire due volte. Insomma, ci sono lavoro e fatica alla base della nostra attività"

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