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Il pasticcio sui dati: tutti i numeri andrebbero resi pubblici...

La vicenda della lite Regione-Governo sulla questione zona rossa-zona arancione (leggi Il pasticciaccio zona rossa: volano stracci fra Regione e Governo, critiche dai sindaci...intanto i cittadini pagano il prezzo) ha fatto arrabbiare giustamente tutti i lombardi. A seconda della campana politica, il giudizio sulle responsabilità cambia ma non l'arrabbiatura. Noi ci permettiamo di fare un'osservazione. Questi dati sono tecnici, è vero. Sono però dati di interesse pubblico, dati che fra l'altro sono aggregati e non violano nessuna privacy. Dovrebbero essere messi a disposizione di tutti, non solo nel consueto comunicato quotidiano che arriva dalle autorità ma nella loro interezza.

In un caso come questo, per esempio, l'Istituto Superiore di Sanità sostiene che la Regione Lombardia ha rettificato dati già mandati anteriormente. La Regione Lombardia sostiene di non avere effettuato nessuna rettifica. E' evidente che una delle due parti non dice la verità, che sia per dolo o per colpa. Se i dati fossero pubblici, non sarebbero possibili errori o bluff o peggio. In materia da tempo (da molto prima che succedesse questo pasticcio) diverse organizzazioni hanno chiesto di rendere pubblici tutti i dati relativi alla pandemia, nella loro interezza e nel dettaglio. Hanno raccolto oltre 45000 firme e qui trovate il sito dove vengono raccolte le firme:

https://datibenecomune.it/

A prescindere dal problema puntuale, noi siamo d'accordo. Ai cittadini vengono chiesti sacrifici di libertà ed economici: il minimo che le autorità possono e devono fare e rendere disponibili tutti i dati, tutti, in modo da chiarire anche le motivazioni delle scelte. Sono dati tecnici e non tutti i cittadini hanno gli strumenti per analizzarli, ma esistono giornali, esperti, associazioni private che potrebbero svolgere quell'azione di controllo che la società civile ha il diritto-dovere di fare in democrazia (e poi la trasparenza è sempre cosa buona).

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