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Riflessione sulle piste ciclabili: perché fanno così discutere

Il tema delle ciclabili torna a far parlare i cremonesi (leggi Ciclabili, Galimberti torna sull'argomento e le difende: la distanza fra opposizione e maggioranza resta) e di solito li fa discutere animatamente. Potrebbe sembrare sorprendente (in fondo, volendo, ci sono argomenti più importanti su cui dividersi) ma c'è un motivo per cui le discussioni sono così accese: non riflettono solo scelte amministrative ma una precisa visione della società e del mondo. Vediamo di riassumerla, con una nota introduttiva: noi non siamo un partito, siamo cronisti, quindi non sta a noi decidere chi ha ragione, inutile chiedercelo (dovete valutarlo voi!). Semmai vogliamo riassumere le posizioni e cercare di far capire perché il tema delle ciclabili, a prima vista secondario, diventa così importante a Cremona. Entriamo nel vivo:

I SOSTENITORI Chi sostiene le ciclabili ritiene che l'utilizzo della bicicletta sia il mezzo per ridurre l'inquinamento e l'impatto ambientale dell'uomo, rendere le città più vivibili e tutto sommato far fare una vita più sana alle persone. 

GLI AVVERSARI Chi critica le ciclabili ritiene che l'automobile non possa essere sostituita per esigenze pratiche: se i tratti di strada da percorrere sono comunque lunghi, se i tempi lavorativi ti impongono fretta, se chi dovrebbe utilizzare la bicicletta è anziano, perché pretendere di usare la bicicletta? Inoltre, si ritiene che il Comune sia "fissato" al punto da fare ciclabili anche dove la conformazione delle strade rende l'operazione complicata o controproducente (insomma, c'è la critica di farne un "feticcio ideologico"

Potremmo dire che una fazione mette al primo posto l'ambiente e l'altra mette al primo posto l'economia. Questo però è solo lo scheletro, la questione è più complessa.

Il tema delle ciclabili si intreccia infatti all'idea sul tipo di città che vogliamo. Chi sostiene le ciclabili vorrebbe infatti il centro pedonalizzato (più o meno) e senza auto, una città svuotata di automobili e basata sui mezzi di locomozione alternativi.

Chi è critico in genere è favorevole a un centro in cui le automobili possano entrare, eccome.

Il punto è questo. A livello ambientale non c'è dubbio che meno si usa l'automobile e più si usa la bicicletta, meglio è. Ci sono però delle ragioni che contrastano questa abitudine. In primis, Cremona è una città molto anziana e non tutti gli anziani sono in grado/disposti ad usare la bicicletta per ragioni fisiche e di fatica. Secondo, e questo è un argomento molto più importante, c'è la questione commercio, che si intreccia alla questione di che città vogliamo.

I commercianti in genere sono schierati sulla posizione "lasciate che le auto entrino in centro". La loro è una osservazione pragmatica: conoscono i loro clienti e sanno che preferiscono arrivare molto vicini al negozio, sia per non perdere tempo, sia per essere comodi nel trasportare i pacchi. Se non viene loro consentito, tendono a scegliere altri luoghi, come i centri commerciali.

Per combattere questa abitudine dei clienti e favorire le biciclette, esiste l'annosa questione/idea dei parcheggi a corona. Il Comune ora ha annunciato il suo piano in materia, criticato dall'opposizione.

C'è una questione che resta sul banco, a prescindere. Se anche si fanno i parcheggi a corona, se anche si potenziano i mezzi pubblici, alla fine sono i cittadini che scelgono e in una città anziana e conservatrice come Cremona (non vuole essere una critica definirla così ma una constatazione: i cremonesi in media non sono giovani e non amano cambiare abitudini,) io credo che semplicemente continuerebbero a non utilizzarli (infatti ci sono parcheggi anche abbastanza vicini al centro come il Massarotti, ma storicamente non è mai decollato davvero: non sono tanti minuti di cammino, ma per i cremonesi sono già troppi, è un fatto).

In altre parole: possiamo costruire ciclabili e parcheggi a corona ma un progetto di città di questo tipo può funzionare solo cambiando le abitudini dei cremonesi (con una campagna educativa forse, ma questo lo lasciamo valutare a voi): possibile (tutto è possibile nella vita), ma di sicuro non semplice (basta osservare quanti ciclisti non usano nemmeno la ciclabile pur avendola a disposizione, le abitudini sono dure a morire).

Ecco, noi lasciamo decidere a voi chi abbia ragione, ma come vedete dietro la facciata delle ciclabili si nasconde una questione importante: che tipo di città vogliamo? Non è una domanda da poco e nemmeno la risposta!

La Quinta T è una iniziativa editoriale di
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