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Siccità e rete idrica: oltre un terzo dell'acqua si perde per "vetustà degli impianti, rotture, errori amministrativi"

La siccità è un problema legato al cambiamento climatico e pone molte questioni all'attenzione di tutti. Una delle sue ricadute è evidenziare un limite molto grave nella gestione dell'acqua. Il report Istat del 20 marzo 2020 (fonte di questo articolo) spiegava bene che nel 2018 erano stati immessi nella rete dei 109 capoluoghi di provincia circa 2,5 miliardi di metri cubi d'acqua di cui erogati 1,6 miliardi di metri cubi. Dove sono finiti gli altri metri cubi (0,9 miliardi)? Ecco cosa diceva l'istat: "il 37,3% dell’acqua immessa in rete è andato disperso, e non è arrivato agli utenti finali (era il 39,0% nel 2016), con ripercussioni finanziarie e ambientali di rilievo, soprattutto considerando gli episodi sempre più frequenti di scarsità idrica che interessano il nostro territorio. Le perdite totali di rete si compongono, oltre che di una parte fisiologica, che incide inevitabilmente su tutte le infrastrutture idriche, anche di una parte dovuta a vetustà degli impianti e a rotture, componente prevalente soprattutto in alcune aree del territorio, e di una parte amministrativa, legata a errori di misura dei contatori e ad allacci abusivi"

Questa crisi idrica deve servire anche per trovare la spinta per risolvere questo problema (il dato è del 2018, nel 2020 siamo arrivati al 36,2%: un leggero miglioramento, ma come potete capire siamo lontani da dove dobbiamo arrivare)

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