Questa mattina a Roma è stato presentato il report annuale "Città e demografia d'impresa". Un report di Confcommercio che certifica la crisi ben nota dei negozi e delle attività commerciali. Ecco prima di tutto i risultati, nazionali e con focus su Cremona, dello studio:
COMUNICATO STAMPA
Commercio e servizi nelle città: Confcommercio presenta l’analisi “Città e demografia d’impresa”
A Cremona -27% di negozi nel centro storico tra 2012 e 2025
Cremona, 11.03.2026
Il sistema commerciale delle città italiane sta attraversando una trasformazione profonda. È quanto emerge dall’analisi “Città e demografia d’impresa” realizzata dall’Ufficio Studi Confcommercio nell’ambito del progetto Cities, che analizza l’evoluzione delle attività economiche nei centri urbani tra il 2012 e il 2025.
A livello nazionale, i dati mostrano con chiarezza un fenomeno di progressiva riduzione del commercio tradizionale. In tredici anni sono scomparsi 156 mila punti vendita del commercio al dettaglio, sia in sede fissa sia ambulante. Parallelamente, crescono alcune attività legate al turismo e alla somministrazione: nello stesso periodo alloggio e ristorazione registrano un incremento di circa 19 mila imprese. Il quadro evidenzia anche cambiamenti nella struttura imprenditoriale: diminuiscono le imprese a titolarità italiana, mentre aumentano quelle guidate da imprenditori stranieri. Un altro elemento significativo riguarda l’evoluzione dei consumi: tra il 2015 e il 2025 le vendite delle piccole superfici restano sostanzialmente stabili, mentre l’e-commerce cresce del 187%, confermando il profondo cambiamento nelle abitudini di acquisto.
L’analisi evidenzia inoltre come la contrazione del commercio sia più marcata nei centri storici, dove il calo riguarda in particolare alcune categorie tradizionali. Tra il 2012 e il 2025, ad esempio, si registra una forte diminuzione di edicole, negozi di abbigliamento, librerie e attività legate alla vendita di mobili e ferramenta. Al contrario, crescono alcune tipologie di servizi, tra cui ristoranti, pasticcerie e strutture di ospitalità diffusa come affitti brevi e bed & breakfast.
Anche la Lombardia segue questa tendenza, con una riduzione significativa degli esercizi commerciali tradizionali nei centri urbani e una progressiva trasformazione del tessuto economico verso attività di servizio, turismo e ristorazione.
Nel confronto regionale, Cremona si colloca al sesto posto in Lombardia per riduzione delle imprese del commercio al dettaglio nei centri storici, con un calo del 27,5% tra il 2012 e il 2025.
I DATI CITTADINI
Cremona si posiziona al 27° posto a livello nazionale nella classifica dei 122 comuni per calo delle imprese attive nel commercio al dettaglio.
Nel comune di Cremona, tra il 2012 e il 2025, le imprese del commercio al dettaglio nel centro storico sono passate da 404 a 293, con una riduzione del 27,5%. Un andamento simile si registra anche nelle aree non centrali della città, dove le attività sono scese da 316 a 228, pari a un calo del 27,8%. Un dato che conferma come la trasformazione del commercio urbano interessi l’intero tessuto economico cittadino.
Guardando alla composizione delle attività, l’analisi evidenzia come la contrazione riguardi soprattutto alcuni settori tradizionali del commercio urbano. Tra le categorie che registrano le diminuzioni più marcate figurano negozi di abbigliamento e calzature, edicole, librerie e cartolerie, oltre ad alcune attività legate alla casa. Si tratta di comparti che negli ultimi anni hanno risentito in modo più evidente dei cambiamenti nei modelli di consumo e della crescita dell’e-commerce. Parallelamente si osserva una maggiore tenuta delle attività legate alla ristorazione e alla somministrazione, che contribuiscono sempre più alla vitalità e alla frequentazione del centro urbano.
IL COMMENTO DI CONFCOMMERCIO PROVINCIA DI CREMONA
«Questi dati – commenta Andrea Badioni, presidente di Confcommercio Provincia di Cremona – raccontano una trasformazione che riguarda tutte le città italiane. Il commercio di prossimità non è soltanto un’attività economica: è una vera e propria infrastruttura sociale, che contribuisce alla vivibilità dei quartieri, alla sicurezza urbana e alla qualità della vita delle comunità. I negozi di vicinato rappresentano un presidio quotidiano di relazioni, servizi e cura dello spazio urbano. Per questo è fondamentale che le politiche urbane riconoscano pienamente il valore del commercio di prossimità e lo considerino parte integrante delle strategie di sviluppo delle città, insieme alle politiche per la mobilità, la sicurezza e la qualità dello spazio pubblico».
«Un altro tema cruciale-prosegue Badioni- riguarda la gestione dei locali sfitti. Attraverso strumenti di collaborazione territoriale, come i Distretti del commercio, è possibile avviare percorsi concreti di rigenerazione urbana: dal censimento degli spazi vuoti alla valorizzazione delle vetrine inutilizzate, fino alla promozione di temporary store e nuove opportunità per gli imprenditori. Sono iniziative che possono contribuire a restituire vitalità economica e sociale alle nostre città».
«Per affrontare le trasformazioni del commercio urbano servono strumenti di conoscenza più evoluti», osserva Marco Stanga, vicepresidente vicario di Confcommercio Provincia di Cremona. «Per questo riteniamo fondamentale dotarsi di osservatori permanenti sul tessuto economico delle città, capaci di integrare dati tradizionali e nuove fonti di analisi dei flussi urbani. Come Confcommercio Provincia di Cremona stiamo lavorando in questa direzione con il nostro Osservatorio Urban Data, che consente di leggere meglio le dinamiche del centro urbano e di orientare le scelte di programmazione e gli investimenti pubblici. Allo stesso tempo è importante gestire in modo attivo i locali sfitti e valorizzare strumenti di collaborazione territoriale come i Distretti del commercio, favorendo nuove aperture e progetti di riqualificazione. Un altro tema riguarda la possibilità per i Comuni di disciplinare l’offerta commerciale nelle aree più sensibili, utilizzando strumenti normativi già esistenti – come il Decreto SCIA 2 e la Legge Concorrenza 2022 – per tutelare l’equilibrio commerciale e la qualità dei centri storici».
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne
Desertificazione commerciale, in 13 anni sparite 156mila attività | Confcommercio
Confcommercio propone anche rimedi per il rilancio:
Le proposte del progetto Cities di Confcommercio
12 marzo 2026
La desertificazione commerciale, dunque, rappresenta un fattore di impoverimento economico e sociale delle città, perché la presenza di negozi e servizi di prossimità contribuisce alla vivibilità urbana, alla sicurezza e alla coesione delle comunità locali. Per contrastare questo fenomeno, rafforzare le politiche di rigenerazione urbana e sostenere il ruolo del terziario di mercato nello sviluppo delle città, Confcommercio promuove il progetto Cities dal quale oggi emergono alcune proposte concrete sulle quali, anche in virtù della consolidata collaborazione con ANCI, la Confederazione chiede ai Sindaci e agli Assessori un confronto costruttivo:
- riconoscere le imprese di prossimità come attori del governo urbano. Includere formalmente le imprese di prossimità e le Associazioni territoriali di Confcommercio come portatori di valore civico tra i soggetti che possono sottoscrivere Regolamenti per l’Amministrazione Condivisa e Patti di Cittadinanza, strumenti oggi molto utilizzati dai Comuni per il miglioramento della qualità della vita, della sicurezza urbana e della cura delle comunità locali;- integrare politiche di sviluppo economico e urbanistica. Attribuire le deleghe a un’unica figura politica o a una Cabina di regia inter-assessorile in modo da favorire il raccordo tra gli strumenti di pianificazione urbanistica e la programmazione commerciale, costruendo una “mappa delle polarità di prossimità” e adottando un documento programmatico pluriennale che garantisca continuità e coerenza agli interventi;- - dotarsi di strumenti di conoscenza. Costruire un Osservatorio permanente sul tessuto economico urbano, integrando le fonti amministrative tradizionali con fonti innovative, come Cities Analytics di Confcommercio sui flussi pedonali nelle vie del commercio, per orientare gli investimenti pubblici dove servono realmente e rendicontarne l’utilizzo;
- disciplinare l’offerta commerciale nelle aree sensibili. Utilizzare con una visione strategica il Decreto SCIA 2 e la Legge concorrenza 2022, che già consentono ai Comuni di subordinare ad autorizzazione o vietare l’insediamento di merceologie “incongrue” nei Centri Storici e nelle aree a vocazione commerciale. È un processo finalizzato a tutelare la diversità urbana nell’interesse dei residenti, che tutti i Comuni possono intraprendere;
- - gestire attivamente i locali sfitti. Attraverso forme strutturate di governance locale, che vedono la partecipazione attiva delle Associazioni territoriali di Confcommercio, come ad esempio i Distretti del Commercio, si possono avviare importanti percorsi di cambiamento: censimenti degli spazi sfitti per iniziative mirate, abbellimento e digitalizzazione delle vetrine vuote, alleanze tra proprietà e imprenditori per favorire il mercato delle locazioni, temporary store finalizzati alla riqualificazione.
- Queste proposte vogliono essere un'agenda aperta per il dialogo, una traccia di lavoro condiviso: le economie di prossimità sono un pilastro delle città contemporanee, un bene comune che merita di essere riconosciuto e rafforzato. La posta in gioco è la qualità della vita urbana, la coesione sociale, la capacità delle nostre città di rimanere luoghi abitabili e a misura di comunità.
https://cities.confcommercio.it/
Ed ecco i dati in dettaglio:
Città e demografia d’impresa – Le proposte del progetto Cities di Confcommercio per la rigenerazione delle città
Sintesi dei principali dati dell’analisi
12 marzo 2026
Tra il 2012 e il 2025, in Italia, sono spariti 156mila punti vendita del commercio fisso e ambulante; in crescita solo le attività di alloggio e ristorazione (+19mila). Nello stesso periodo, nel commercio, negli alberghi e nei pubblici esercizi diminuiscono le imprese a titolarità italiana (-290mila) e crescono quelle straniere (+134mila). In termini di nuova occupazione, l’incremento maggiore è degli stranieri con +194mila occupati (gli occupati italiani +157mila). Cresce tuttavia la dimensione media delle imprese italiane (da 2,4 a 3 addetti per impresa), mentre quelle guidate da imprenditori stranieri restano più piccole e diffuse (da 1,9 a 1,7 addetti) e crescono anche le società di capitale (dal 9% al 17% nel commercio al dettaglio e dal 14,2% al 30,6% nell’alloggio e ristorazione) mentre diminuiscono tutte le altre forme societarie.
La variazione dell’indice delle vendite al dettaglio tra il 2015 e il 2025 segna uno 0,0% per le piccole superfici e un +187% per l’online.
Nei centri storici chiudono più negozi che nelle periferie, sia al Centro-Nord che nel Mezzogiorno. Si riducono le attività tradizionali (commercio al dettaglio, ambulanti, alberghi) e aumentano i servizi: b&b e affitti brevi, in particolare, segnano un vero e proprio boom (+290,6% al Sud, +147,5% al Centro-Nord). Sul calo dei bar e la crescita dei ristoranti incide il cambio di codice di molte attività che si spostano sulla somministrazione propriamente detta.
Focus categorie nei centri storici 2012-2025:
· Edicole -51,9%
· Carburanti -42,5%
· Abbigliamento -36,9%
· Mobili, ferramenta -35,9%
· Libri e giocattoli -32,6%
· Altri alloggi +184,4%
· Ristoranti +35%
· Rosticcerie, gelaterie, pasticcerie +14,4%
· Farmacie +9,8%
· Computer-telefonia +7,9%
A livello territoriale, le regioni del Centro-Nord evidenziano le maggiori perdite di esercizi al dettaglio in sede fissa, mentre al Sud si registra una maggiore tenuta