Cronaca

Mozione del centrodestra in consiglio comunale: richiesto un pacchetto di aiuti a famiglia, natalità e maternità

L'opposizione ha deciso di avanzare una mozione per chiedere sostegno alle famiglie, colpite duramente dalla crisi del covid-19, alla maternità e alla natalità. Ecco il comunicato (lettera più mozione):

Gentilissimi,

con la mozione presentata nella giornata odierna vogliamo porre all'attenzione del Consiglio Comunale alcuni temi che riteniamo debbano essere affrontati con urgenza in quanto aggravati dalle circostanze legate alla pandemia. Il tema della denatalità, che già prima del Covid ci poneva tra le Province con indice di natalità più basso d'Italia; il tema della maternità considerando che nelle settimane dell'isolamento le mamme sono state quelle che, dal punto di vista economico e lavorativo, hanno perso di più e tra smart working e figli l'impegno dentro casa, che già prima era gravoso, si è appesantito notevolmente e a volte ha determinato la rinuncia all’attività lavorativa; il tema della crisi che ha colpito le famiglie considerando che si è stimato a livello nazionale che lo shock organizzativo da Covid-19 possa aver interessato almeno 853mila nuclei familiari con figli sotto i 15 anni (583milacoppie e 270 mila monogenitori).

Ai tempi del Covid  sempre di più i genitori pensano al futuro incerto, al lavoro che potrebbe sparire e a quali  servizi saranno garantiti per le famiglie e i bambini in un paese in cui lo scorso anno, in tempo di pace, 37mila mamme e 17mila padri hanno lasciato il lavoro per occuparsi dei figli.

Preoccupazioni confermate in occasione della presentazione del Rapporto Annuale 2020 nel quale il Presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo ha affermato che la pandemia non ha fatto altro che accelerare il declino demografico che il nostro paese sta penosamente vivendo da anni. Stando ad alcune simulazioni, paure e incertezze legate alla pandemia causeranno l’anno prossimo un calo di almeno 10 mila nuovi nati.

I numeri citati sono drammatici ma non sono in sintonia con quelli che sono i desideri degli italiani. Secondo le rilevazioni Istat il desiderio di maternità e paternità è ancora “diffuso” ed “elevato”. Il 46% delle persone vorrebbe addirittura due figli, considerato il modello di famiglia più idoneo. Il 22% addirittura vorrebbe tre o più figli, mentre solo 500 mila italiani tra i 18 e i 49 anni non vogliono figli.

Sul tema della maternità  ci preoccupa anche la decisione dell’8 ottobre 2020 dell’agenzia italiana del farmaco, Aifa, che ha dato il via libera alla vendita della pillola dei 5 giorni alle minorenni, abolendo l'obbligo di presentare la ricetta medica. In proposito l'Ufficio diocesano per la Pastorale familiare della Diocesi di Cremona ha scritto nei giorni scorsi una significativa nota nella quale in sintesi ha espresso grande preoccupazione per una decisione che permette ad una minorenne di acquistare una pillola senza doverne parlare con i genitori e con un medico che spieghi con chiarezza le possibili complicanze dal punto di vista sanitario soprattutto al fine di evitarne un uso frequente, cosa sconsigliata da chi produce la pillola ma che non è in alcun modo controllabile avendone liberalizzato l’acquisto.

Tanto più che rispetto ad una diminuzione dei dati relativi al numero degli aborti pubblicati nella relazione annuale sull’attuazione della legge 194/1978 è lo stesso ministro Speranza che precisa che ciò costituisce un riflesso dell’incremento dell'uso della c.d. contraccezione di emergenza, cioè dell’assunzione di sostanze potenzialmente o attualmente abortive, al di fuori della registrazione da parte del Servizio sanitario; e aggiunge testualmente che “per tali farmaci, per i quali è stato abolito l’obbligo di prescrizione medica per le maggiorenni (oggi anche per le minorenni), è indispensabile una corretta informazione alle donne per evitarne un uso inappropriato”: il che vuol dire che  un'informazione corretta ancora non è diffusa, al pari di un uso non appropriato.

Con la nostra mozione, pur dando atto che l'Amministrazione negli ultimi anni ha investito molto per i servizi e le scuole della fascia 0/6, supportati anche dalla misura “nidi gratis” di Regione Lombardia, e altri servizi all’infanzia che rappresentano certamente un supporto essenziale alle famiglie che non è mancato nemmeno nel periodo del lockdown, chiediamo,  in attuazione anche a quanto previsto dalla legge 194/78,  di prevedere a livello locale “un pacchetto di azioni” (contributi economici, voucher, agevolazioni, progetti, formazione-informazione) a tutela della donna, della maternità e della famiglia mettendo in atto ogni iniziativa utile a:

a)     rimuovere le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza, specialmente quando la richiesta di interruzione della stessa sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, sociali, o familiari;

b)    promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenerla offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto;

c)     metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre;

d)    a collaborare con l'attività dei consultori privati e pubblici promuovendo e supportando progetti di aiuto alla vita e attività di formazione ed educazione anche  in relazione ai rischi e alle possibili complicanze legate all’uso della pillola dei 5 giorni da parte delle minorenni.

e)     supportare le famiglie in situazioni di temporanea difficoltà per l'emergenza Covid.

Coriali saluti

 Carlo Malvezzi (FI)

Federico Fasani (FI)

Saverio Simi (FI)

Maria Vittoria Ceraso (Viva Cremona)

MOZIONE

Oggetto: Misure a sostengo della natalità, della maternità e della famiglia nel Comune di Cremona.

Premesso che:

-  In occasione della presentazione del Rapporto Annuale 2020 il Presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo ha affermato che la pandemia non ha fatto altro che accelerare il declino demografico che il nostro paese sta penosamente vivendo da anni. Per 100 persone decedute lo scorso anno sono nati soltanto 67 bambini, dieci anni fa erano 96. Stando ad alcune simulazioni, paure e incertezze legate alla pandemia causeranno l’anno prossimo un calo di almeno 10mila nuovi nati, passando dai 435mila previsti per il 2020 ai 426mila per l’anno seguente. Tutto questo però se riusciremo a ripartire decentemente e in fretta. Se dovessimo impantanarci in una crisi senza uscita andrebbe ancora peggio: alla fine del 2021 i nati sarebbero 396mila, per la prima volta nella storia sotto quota 400 mila. 

- I numeri citati sono drammatici ma non sono in sintonia con quelli che sono i desideri degli italiani. Secondo le rilevazioni Istat il desiderio di maternità e paternità è ancora “diffuso” ed “elevato”. Il 46% delle persone vorrebbe addirittura due figli, considerato il modello di famiglia più idoneo. Il 22% addirittura vorrebbe tre o più figli, mentre solo 500 mila italiani tra i 18 e i 49 anni non vogliono figli.

-  Ai tempi del Covid però la realtà è che la gente chiusa in casa pensa al futuro incerto, al lavoro che potrebbe sparire e a quali  servizi saranno garantiti per le famiglie e i bambini in un paese in cui lo scorso anno, in tempo di pace, 37mila mamme e 17mila padri hanno lasciato il lavoro per occuparsi dei figli.

- La crisi sanitaria potrebbe penalizzare, ancora una volta, l’occupazione femminile, che rischia un nuovo “passo indietro”, risultando molto complessa, per le mamme, la conciliazione vita-lavoro. Si stima che lo shock organizzativo da Covid-19 possa aver interessato almeno 853mila nuclei familiari con figli sotto i 15 anni (583mila coppie e 270 mila monogenitori). Il 38,3% delle madri occupate (42,6% se con figli da 0 a 5 anni) ha modificato orario o altri aspetti del lavoro per adattarli agli equilibri familiari. Nelle settimane dell’isolamento  le mamme sono state quelle che, dal punto di vista economico e lavorativo, hanno perso di più e tra smart working e figli, l’impegno dentro casa, che già prima era gravoso, si è appesantito notevolmente e a volte ha determinato la rinuncia all’attività lavorativa.

Considerato che:

- L’8 ottobre 2020 l’agenzia italiana del farmaco, Aifa, ha dato il via libera alla vendita della pillola dei 5 giorni alle minorenni, abolendo l’obbligo di presentare la ricetta medica. Il direttore generale dell’agenzia Nicola Magrini ha definito la contraccezione d’emergenza come uno strumento etico in quanto consente di evitare momenti critici che di solito sono a carico solo delle ragazze»..

- In proposito l’Ufficio diocesano per la Pastorale famigliare della Diocesi di Cremona ha scritto una significativa nota nella quale in sintesi afferma che:

“La decisione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) di permettere la vendita  alle minorenni della pillola “dei 5 giorni dopo” senza ricetta medica va nella direzione opposta rispetto all’obiettivo di educare gli adolescenti perché crescano in modo armonioso nelle varie dimensioni della loro persona e imparino gradualmente a vivere relazioni con le persone improntate al rispetto, all’amicizia ed all’amore attraverso momenti formativi che li aiutino ad interrogarsi sul significato dei gesti affettivi. Di segno totalmente opposto infatti è il risolvere tutto con una pillola che può essere acquistata da una adolescente senza parlare o ascoltare nessun adulto, nemmeno un medico che spieghi con chiarezza quale farmaco si sta usando. Dal punto di vista sanitario si conoscono le complicanze possibili che la ragazza vivrà, da sola e nel totale disorientamento, e si sa anche con quale facilità e frequenza una adolescente ricorrerà all’acquisto della pillola, contravvenendo ad indicazioni che sono sulla carta se nessun adulto aiuta a rispettarle. Viene infatti caldamente sconsigliato da chi  produce la pillola stessa un utilizzo frequente, ma in farmacia nessuno potrà verificare se questo è già successo. Il tutto va contro quella logica di parità di dignità e responsabilità che tanto si proclama ed a cui anche il Direttore Generale dell’AIFA si appella quando afferma che la decisione è “uno strumento etico in quanto consente di evitare i momenti critici che di solito sono a carico solo delle ragazze”. Le ragazze sono di fatto ancora più sole a vivere un momento pesante dal punto di vista fisico, emotivo e morale. Gli adulti, molto poco eticamente, se ne lavano velocemente le mani.”

-  La legge del 22 maggio 1978, n. 194 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza”  dispone che “ Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio», che «L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite» e che «Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite» (art. 1). Non solo: la 194 sancisce anche che i consultori devono contribuire «a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza» (art. 2), e, «specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari», hanno il compito di aiutare la donna «a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto» (art. 5).

- Nell’indifferenza generale è stata pubblicata la relazione annuale sull’attuazione della legge 194/1978, che disciplina l’aborto: è una relazione che arriva con consistente ritardo, poiché utilizza i dati consolidati relativi all’anno 2018.

Appare significativo il dato che riguarda il numero di Ivg realizzate nel periodo di riferimento pari a 76.328 che conferma la costante diminuzione del fenomeno (-5,5% rispetto al 2017). Il ministro Roberto Speranza, che firma un’ articolata introduzione alla relazione, precisa che ciò costituisce un riflesso dell’incremento dell’uso della c.d. contraccezione di emergenza, cioè dell’assunzione di sostanze potenzialmente o attualmente abortive, al di fuori della registrazione da parte del Servizio sanitario; e aggiunge testualmente che “per tali farmaci, per i quali è stato abolito l’obbligo di prescrizione medica per le maggiorenni, è indispensabile una corretta informazione alle donne per evitarne un uso inappropriato”: il che vuol dire che  un’informazione corretta ancora non è diffusa, al pari di un uso non appropriato.

 

Considerato altresì che:

- A Cremona, in base ai dati dell’annuario statistico 2019 al 31 dicembre 2018 i cittadini residenti sono 72.680 e la struttura per età evidenzia una popolazione più anziana di quella rilevata in media sul territorio provinciale e nazionale: l’età media dei residenti è di 47 anni, mentre sul territorio provinciale è di 46 anni e in Italia di 45; i bambini fino a 14 anni sono l’11,7% della popolazione, mentre in provincia sono il 12,8% e in Italia il 13,2%. Tra gli indici demografici più significativi si evidenzia l’indice di vecchiaia, che a Cremona nel 2018 è pari a 228, ovvero per 100 bambini di età compresa tra 0 e 14 anni, sono presenti 228 persone di età superiore a 65 anni, mentre in provincia e in Italia il valore è più basso ed è rispettivamente di 189 e di 173. Inoltre la nostra città ha uno dei tassi di natalità più bassi del nostro paese  in quanto il dato nazionale è di 8 nuovi nati ogni mille abitanti, quello lombardo addirittura di 8,4 ma Cremona secondo l’ultimo dato diffuso è ferma a 7,6 a fronte invece di un aumento del tasso di invecchiamento.

Preso atto che:

-  L’investimento e l’impegno attuati fino ad oggi dall’Amministrazione per i servizi e le scuole della fascia 0/6, supportati anche dalla misura “nidi gratis” di Regione Lombardia, e altri servizi all’infanzia rappresentano certamente un supporto essenziale alle famiglie che non è mancato nemmeno nel periodo del lockdown, nelle forme nelle quali si è potuto attuare, grazie anche alla disponibilità e dedizione dei dipendenti del settore politiche educative e delle insegnanti.

- Il Movimento per la vita, il Centro di aiuto alla Vita e i Consultori privati del territorio hanno da sempre messo in atto progetti di aiuto alla vita, attività di formazione, educazione e promozione di una cultura della vita sul nostro territorio.

Tutto ciò premesso e considerato,

Il Consiglio Comunale  impegna il Sindaco e la Giunta:

A prevedere a livello locale “un pacchetto di azioni” (contributi economici, voucher, agevolazioni, progetti, formazione-informazione) a tutela della donna, della maternità e della famiglia mettendo in atto ogni iniziativa utile a:

 

  1. rimuovere le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza, specialmente quando la richiesta di interruzione della stessa sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, sociali, o familiari;
  2. promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenerla offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto;
  3. metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre;
  4. a collaborare con l’attività dei consultori privati e pubblici promuovendo e supportando progetti di aiuto alla vita e attività di formazione ed educazione anche in relazione ai rischi e alle possibili complicanze legate all’uso della pillola dei 5 giorni da parte delle minorenni.
  5. supportare le famiglie in situazioni di temporanea difficoltà per l’emergenza Covid.

 

Carlo Malvezzi (FI)

Federico Fasani (FI)

Saverio Simi (FI)

Maria Vittoria Ceraso (Viva Cremona)

 

 

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