Cronaca

Il fallimento della comunicazione scientifica durante la crisi covid-19: bisogna anche saper comunicare, non solo essere scienziati

Una delle evidenze emerse durante questo anno e passa di pandemia è l'incapacità della comunità scientifica, purtroppo, a livello di comunicazione. Sin da febbraio 2020, i messaggi che sono arrivati alla popolazione italiana sono stati molteplici e spesso contraddittori fra loro. E' normale che lo studio di un virus nuovo evolva nel tempo, modificando quello che sappiamo, proprio per questo bisognerebbe ricordarsi di alcune regole sacre della comunicazione che chi opera nel settore ben conosce: parlare poco (ogni frase può essere distorta o fraintesa, meno comunichi e meglio è), parlare chiaro (con la massima precisione possibile), parlare semplice (anche la famosa "casalinga di Voghera" deve poterti capire). 

Purtroppo, è successo il contrario: fiumi di parole, spesso con poca precisione, a volte con l'utilizzo di tecnicismi incomprensibili. Il risultato finale è una confusione che di sicuro non aiuta la popolazione a capire e a lungo andare genera sfiducia nella scienza. Il punto è questo: una persona può essere competente sul piano scientifico, ma anche comunicare è un vero e proprio lavoro. Saper fare l'uno, non implica saper fare l'altro. Non è un caso che fra i migliori comunicatori in questo anno ci siano stati uomini di scienza che già si occupavano di comunicazione, come Dario Bressanini. La scienza deve riflettere su questo: è un problema ed è anche serio.

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