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In consiglio comunale si è discusso del tema agricoltura. L'ordine del giorno sulla Pac presentato da Jane Alquati è stato approvato alla unanimità. Eccolo:

Il presidente del Consiglio Comunale Luciano Pizzetti ha dato quindi la parola alla consigliera Jane Alquati (Lega) che ha dato lettura di un ordine del giorno sulla PAC (Politica Agricola Comune) frutto di una condivisione tra maggioranza e minoranza in sostituzione di quello da lei presentato e di quello a suo tempo predisposto dal consigliere Roberto Poli (Partito Democratico) e qui di seguito riportato.

Premesso che:

la Commissione europea ha avviato la definizione della nuova PAC post-2027, generando forte preoccupazione tra gli operatori del settore agricolo italiano;

la proposta della creazione di un fondo unico nazionale all'interno del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) dell'Unione europea, che accorpi vari strumenti finanziari, tra cui la PAC, oltre a modificare radicalmente l'attuale struttura a due pilastri (FEAGA e FEASR), che ha garantito una relativa stabilità al comparto agricolo negli anni, rischia di indebolire fortemente le politiche di sostegno strutturale al comparto;

questo nuovo assetto porterebbe infatti ad un decentramento della governance della politica agricola comune, trasformandola in un sistema frammentato e disomogeneo, con gravi ripercussioni sulla competitività delle imprese agricole italiane;

le scelte della Commissione europea – come l'eccessivo ricorso ad atti delegati e l'impostazione performance-based mutuata dal PNRR – rischiano di accentuare il tecnocratismo decisionale a discapito della sovranità degli Stati membri;

numerose sono state le mobilitazioni degli agricoltori e delle filiere agroalimentari a Bruxelles che hanno denunciato un diffuso malcontento e la paura di un disinteresse delle istituzioni europee verso il comparto primario;

è necessario che la PAC rimanga al centro delle strategie dell'UE a sostegno di un sistema alimentare e agricolo sicuro, sostenibile e competitivo, che valorizzi in primo luogo il lavoro degli agricoltori nella veste di custodi dell'ambiente e del territorio;

il Parlamento europeo stesso ha adottato una posizione critica verso la Commissione, chiedendo di mantenere l'impianto a due pilastri e aumentare significativamente il budget PAC per far fronte all'inflazione e alle sfide economiche, ambientali e geopolitiche.

Il Consiglio Comunale impegna il Sindaco e la Giunta:

ad esprimere ferma contrarietà alle ipotesi di riforma della PAC proposte dalla Commissione europea, che prevedano il superamento della struttura a due pilastri, con la conseguente riduzione del budget dedicato al settore, andando a minare la competitività dell'agricoltura italiana;
a sollecitare il Governo italiano affinché difenda con forza, nelle sedi europee, gli interessi degli agricoltori italiani;
a promuovere una nuova visione della PAC che valorizzi il ruolo dell'agricoltura italiana come pilastro di sostenibilità, sicurezza alimentare e coesione territoriale;
a garantire la partecipazione attiva delle Regioni, delle organizzazioni agricole e dei portatori di interesse nella definizione della futura programmazione post-2027;
a difendere in tutte le sedi opportune la competitività della filiera agroalimentare italiana, promuovendo l'introduzione di clausole di reciprocità nelle relazioni commerciali e opponendosi a politiche dannose o penalizzanti per il comparto.

E' seguito il dibattito nel corso del quale ha preso innanzitutto la parola la consigliera Paola Tacchini (Movimento 5 Stelle Cremona cambia Musica) che ha chiesto di aggiungere un altro punto al documento: a chiedere un impegno a tutti i livelli a vigilare sulla qualità delle produzioni agricole importate. La proposta è stata accolta dai colleghi Alquati e Poli. Sono poi intervenuti i consiglieri Daniele Bonali (Partito Democratico) e Alessandro Portesani (Novità a Cremona).

Per la Giunta ha preso la parola il sindaco Andrea Virgilio: Intervengo a sostegno di questo ordine del giorno perché credo che qui non si stia discutendo di una questione di settore, ma di una scelta politica più ampia: che idea abbiamo dell'agricoltura, del cibo, del territorio e persino dell'Europa.

L'ordine del giorno che abbiamo davanti richiama un punto essenziale: la preoccupazione per il futuro della PAC post-2027, per il rischio di superamento della struttura a due pilastri e per una possibile confluenza dell'agricoltura dentro un fondo unico nazionale, con una governance più frammentata e meno leggibile. È una preoccupazione seria, concreta, non propagandistica. Anche il dibattito europeo di questi mesi dimostra che il tema è aperto e che molte perplessità sono condivise ben oltre i confini del nostro Paese.

La verità è che la PAC non è una politica come le altre. È una delle politiche fondative dell'Unione. E lo è per una ragione semplice: il cibo, la sicurezza degli approvvigionamenti, la vitalità delle aree rurali e la tenuta del reddito agricolo non possono essere lasciati a una somma di ventisette strategie nazionali scollegate tra loro. Se si indebolisce la natura comune della politica agricola, si indebolisce un pezzo dell'idea stessa di Europa.

Ma vorrei aggiungere un punto: difendere l'agricoltura oggi non significa difendere il passato. Significa difendere una infrastruttura strategica del presente e del futuro. La stessa Commissione europea, nella sua visione per l'agricoltura e il cibo, riconosce che il sistema agroalimentare europeo deve affrontare costi crescenti, crisi climatiche e tensioni nelle catene di approvvigionamento, garantendo insieme competitività, sostenibilità e sicurezza alimentare. Ecco perché il nodo non è conservare l'esistente; il nodo è evitare che la transizione venga pagata quasi interamente da chi produce.

Per anni abbiamo chiesto agli agricoltori europei standard sempre più elevati: qualità, tracciabilità, benessere animale, tutela ambientale, riduzione degli input, salvaguardia del paesaggio. Richieste legittime. Ma allora dobbiamo essere coerenti. Non possiamo imporre regole molto avanzate alle nostre imprese e poi aprire il mercato a prodotti provenienti da contesti dove quegli standard non valgono. Le clausole di reciprocità, richiamate dalla mozione, non sono protezionismo: sono una condizione minima di giustizia economica e di concorrenza leale.

C'è poi un altro aspetto decisivo: il ricambio generazionale. In Europa i giovani che entrano davvero in agricoltura sono troppo pochi. Se rendiamo la PAC più incerta, più debole, più complicata, noi non colpiamo soltanto le aziende di oggi; rendiamo meno attraente l'agricoltura per le generazioni di domani. E senza giovani agricoltori non c'è né innovazione né sostenibilità che possa reggere nel tempo.

Per una città e un territorio come il nostro, tutto questo è ancora più vero. Cremona non parla di agricoltura per astrattezza o per rituale. Parla di un sistema produttivo reale: zootecnia, latte, trasformazione agroalimentare, innovazione, fiera, lavoro, presidio territoriale. Parla di un pezzo della propria identità economica e sociale. E parla di un settore che non è marginale nemmeno per il Paese, se è vero che l'agroalimentare italiano continua a rafforzare la propria presenza internazionale e a rappresentare una componente essenziale del Made in Italy.

Infine, vorrei dire che una PAC forte non serve solo a sostenere il reddito. Serve anche a governare le grandi sfide del nostro tempo: l'acqua, il clima, la qualità del suolo, la resilienza delle filiere, la capacità di produrre cibo in modo sostenibile. Se l'Europa riconosce oggi la resilienza idrica come priorità strategica, allora deve anche riconoscere che l'agricoltura non può essere trattata come una voce comprimibile del bilancio, ma come una funzione essenziale di interesse pubblico europeo.

Per queste ragioni, considero questa mozione non solo condivisibile, ma necessaria. Necessaria per dire che l'agricoltura italiana va difesa nelle sedi europee. Necessaria per dire che la competitività non è in contraddizione con la sostenibilità, purché vi siano risorse, regole eque e tempi realistici. Necessaria, soprattutto, per ricordare che senza agricoltura non c'è coesione territoriale, non c'è sicurezza alimentare, e non c'è neppure una vera autonomia strategica europea.

Posto in votazione, l'ordine del giorno, emendato, è stato approvato all'unanimità.