Giandomenico Auricchio è il presidente di UnionCamere. L'istituzione ha rilasciato il seguente comunicato col pensiero dell'imprenditore cremonese:
L’impatto fortemente negativo sul settore manifatturiero lombardo della pandemia, come previsto, si riflette nei dati rilevati da Unioncamere Lombardia. Nel secondo trimestre la produzione industriale cala di un ulteriore 12,7% rispetto al primo trimestre 2020 e la variazione tendenziale (ossia rispetto allo stesso periodo del 2019) segna il peggior risultato del nuovo millennio (-20,7%). L’impatto sulle attività produttive dell’emergenza sanitaria è stato consistente per questo trimestre con il blocco delle attività per tutto il mese di aprile, facendo arretrare l’indice della produzione industriale fino a quota 87,7, perdendo così quanto aveva guadagnato nell’ultimo decennio.
Per le aziende artigiane la caduta della produzione è simile e il dato fa segnare il -13,8% rispetto al primo trimestre con un ben più negativo -24,3% rispetto allo stesso periodo del 2019.
In questo quadro negativo i dati Istat più recenti relativi al sentiment di consumatori e imprese fanno intravedere un sensibile miglioramento del clima percepito. La fiducia dei consumatori stima un grande recupero in giugno e una leggerissima flessione in luglio e la fiducia delle imprese risulta in ripresa per due mesi consecutivi, anche se per il settore manifatturiero rimane ancora distante dai livelli precedenti l’emergenza sanitaria. Tra tutti i dati merita particolare attenzione il miglioramento dell’indice di fiducia dei produttori di beni strumentali a luglio, estremamente importante in una logica anticiclica rispetto alla crisi in atto.
Da un punto di vista settoriale l’andamento della produzione industriale continua a registrare dinamiche differenziate tra i settori produttivi, anche a causa dei provvedimenti di stop che variano in base all’attività economica svolta e hanno diverso impatto sulle filiere di appartenenza. Tiene ancora il comparto Alimentare (-5,7% rispetto allo stesso trimestre del 2019) in confronto al quale nel secondo trimestre perde terreno la Chimica (-15,4%), che però fa meglio degli altri settori. Il dato riflette probabilmente una minore richiesta di medicinali, disinfettanti e detergenti e la contestuale riduzione nella domanda di prodotti non legati all’emergenza. Il dato più negativo rimane quello del settore delle Pelli-calzature (-45,4%) con una contrazione della domanda estera che supera il 50%, determinante per questo settore con una quota del 54% sul fatturato. Anche gli altri settori del comparto moda registrano cali consistenti, in particolare il Tessile (con produzione a -36,9%) e l’Abbigliamento (-23,0%). I Mezzi di trasporto, altro settore molto esposto sui mercati esteri, riducono la produzione del 34,3%. Variazioni tra -16,3% e -23,3% per gli altri comparti.
L’impatto del calo della produzione si è trasmesso anche agli altri indicatori: per il comparto industriale, il fatturato perde il 19,6% su base annua e gli ordini interni scendono del 22,2%. È più contenuto il calo degli ordini esteri
(-19,8%) anche per l’effetto della diffusione dell’emergenza sanitaria con tempi e impatti diversi nei vari paesi. Si registrano dinamiche ed andamenti simili nel comparto artigiano.
L’occupazione presenta un saldo tra tassi d’ingresso e tassi in uscita in leggero peggioramento sia per l’industria (-0,3%) che per l’artigianato (-0,4%), risultato che risente dell’irrigidimento del mercato del lavoro a causa del blocco dei licenziamenti collettivi. Il ricorso alla cassa integrazione è massiccio: in questo trimestre è utilizzata da quasi il 71% delle imprese industriali e da poco meno del 70% degli artigiani.
Le aspettative per il terzo trimestre sono l’elemento positivo che emerge dall’indagine, migliorando significativamente per tutte le variabili rispetto all’ultima rilevazione. Pur negative, le previsioni per la domanda futura - sia interna (da -57% a – 23% il saldo) che estera (da -44% a -12%) - risalgono decisamente più che dimezzando la distanza che le separa ancora dal quadrante positivo, al quale sono ormai prossime le aspettative della produzione (da -60% a -6%). In miglioramento anche le aspettative sull’occupazione (da -20% a -14%). Anche fra gli artigiani il pessimismo risulta meno diffuso, ma la valutazione sulla possibilità di una svolta positiva è più distante. Il saldo per la produzione è ancora pari a -27% e per la domanda interna a -37%.
Le imprese lombarde segnalano che è aumentato il loro bisogno di ricorrere al credito e lamentano maggiori problemi a ottenerlo rispetto allo scorso anno, riscontrando maggiori criticità per l’aumento delle garanzie richieste e dei costi accessori, ma anche una riduzione del credito concesso. La risposta degli imprenditori alle nuove necessità è principalmente ricorrere al credito bancario, all’autofinanziamento e ai finanziamenti pubblici per recuperare liquidità. Un segnale positivo è che pensano di utilizzarla anche per realizzare nuovi investimenti, segno che dopo lo shock iniziale si ricomincia a pianificare il futuro e la piena ripresa delle attività.