Il 2020 è stato un anno disastroso, inutile nasconderlo. La città ha sofferto come non capitava da decenni, abbiamo avuto tanti lutti, l'economia ha subito colpi durissimi, la nostra libertà è stata limitata. Rivivere l'anno sarebbe un esercizio doloroso e inutile: tutti abbiamo ben presente cosa è successo. Per dire "a mai più" a questo 2020 preferiamo ricordare le poche cose belle, quindi ecco un breve elenco (in ordine rigorosamente sparso e non gerarchico) di "cose belle" che ci portiamo con noi.
1) Lo spirito di sacrificio della popolazione. Ci sono state eccezioni sicuramente ma la stragrande maggioranza dei cremonesi ha seguito le regole (infatti le sanzioni elevate nel corso dell'anno sono state complessivamente molto poche nonostante i divieti e i controlli). Seguirle vuole dire fare sacrifici di libertà e per tantissime categorie economiche sacrifici pesanti in termini lavorativi con ricadute gravissime. Si è brontolato e protestato (sempre in modo civile), in modo comprensibile e a almeno a volte anche giusto, ma fondamentalmente la netta maggioranza della popolazione ha seguito le regole. Questa capacità di sacrificio è un patrimonio della città

2) Lo sforzo di chi era in prima linea a combattere il virus: medici, infermieri, più in generale tutto il personale a contatto con i malati comprese le forze dell'ordine. Sono caduti in tanti in questa lotta ma non hanno mai smesso di combattere

3) La solidarietà: nel momento peggiore in tanti sono arrivati anche da lontano per aiutarci. Per tutti citiamo i Samaritan's Purse dagli Stati Uniti ma l'elenco è lungo. Il loro aiuto non deve essere dimenticato.

4) La bellezza della città è rimasta intatta: anzi, avvolta nel silenzio è anche più bella

5) Il violino suonato da Lena Yokoyama sul tetto dell'ospedale nel momento più difficile: un'immagine che ha colpito tutto il mondo
