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Riceviamo e pubblichiamo:

Si parli il più possibile, e ovunque, del caso di Saman Abbas, la giovane pakistana uccisa nel 2021 a Novellara, per essersi rifiutata di essere oggetto (in tutti i sensi) di un matrimonio combinato, affinchè situazioni del genere non abbiano mai più a verificarsi. Si crei consapevolezza nei giovani, infondendo in loro valori ma anche la forza ed il coraggio di denunciare eventuali soprusi. Questo è emerso nel corso dell’incontro che, in un noto locale di Casalmaggiore, è stato promosso dal Rotary Club di Casalmaggiore, Viadana e Sabbioneta. Relatore della serata il colonnello dei carabinieri Luigi Regni, ancora oggi molto conosciuto e stimato in tutta la zona per essere stato, dal 2003 al 2012, al comando della compagnia carabinieri di Casalmaggiore. A fare gli “onori di casa” ed a introdurre l’incontro, alla presenza di un folto pubblico, è stato  il presidente del Rotary Club Stefano Bozzetti.

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Il colonnello Regni, oggi in pensione, attuale coordinatore del Controllo di vicinato di Colorno (Parma), per la prima volta ha parlato della vicenda in una conferenza, ha mostrato una serie di fotografie e video, alcuni dei quali amatoriali, precisando da subito di “non aver partecipato alle indagini” e premettendo che la vicenda è partita “dall’allora comandante della stazione dei carabinieri di Novellara che aveva avuto una intuizione non fidandosi della famiglia di Saman visto anche che già mesi prima aveva avuto una segnalazione dai servizi sociali del posto perché la ragazza si era rivolta a loro dicendo che la volevano costringere ad un matrimoni forzato. La bravura del comandante di stazione fu anche quella di convincere la giovane ad accettare la tutela per qualche mese in una struttura sconosciuta alla famiglia. Poi – ha proseguito il colonnello – la madre, purtroppo, con l’inganno la costrinse a ritornare e tutti conosciamo l’epilogo. Saman aveva anche accettato di tornare in una struttura ma se ne sarebbe dovuta trovare un’altra visto che il posto nella precedente era già stato occupato. Cosa sia poi successo quella famosa sera non lo so perché delle indagini si occupò il nucleo investigativo di Reggio Emilia, reparto molto più strutturato. Io in qualità di comandante della compagnia di Guastalla feci affiancare tre dei miei militari a questo gruppo di lavoro che si occupava delle indagini.

Personalmente ho vissuto le primissime fasi della ricerca ed ero stato incaricato di tenere i rapporti con la stampa”. Il colonnello ha spiegato che <si è trattato di una indagine molto complessa che ci ha portati fino in Pakistan. Da subito le mie preoccupazioni di fronte alla sparizione della ragazza sono state evidenti; ricordo le ricerche sotto alle serre dalle 5 del mattino alle 22, con temperature elevatissime e gli scavi con dei punteruoli condotti sia nelle stesse serre che accanto al famoso casolare che era semi crollato e, quindi pericoloso. I punteruoli che si usavano arrivavano fino ad una profondità di un metro ma mi dicono che quando Saman venne ritrovata si trovava a quasi due metri sotto terra”. Regni si è anche soffermato sui tanti aneddoti dei suoi incontri con i giornalisti; sulle ricerche che per dieci giorni sono state condotte tenendo i mezzi dell’Arma nascosti in un capannone “per poter essere liberi di lavorare senza essere notati”. All’undicesimo giorno però “i giornalisti locali se ne sono accorti – ha detto – e nel giro di poco è arrivata anche la stampa nazionale con la quale i rapporti sono sempre stati improntati al massimo rispetto reciproco. Due volte al giorno incontravo i giornalisti dando loro le informazioni su quanto si era fatto e su ciò che si sarebbe fatto l’indomani. Non sono mai entrato nel merito delle indagini perché non sono mai stato d’accordo sul fatto di svelarle e, comunque, non ero titolato a farlo”. L’ex comandante della compagnia di Guastalla ha ammesso che “questa è una vicenda che ci ha colpito profondamente tutti.  Ringrazio, ancora oggi. Tutti i carabinieri della compagnia di Guastalla, i giovani militari che rinunciavano ai loro riposi per stare “sul campo” e dare il loro contributo proprio perché molto coinvolti in questa vicenda. Saman era stata un po’ “adottata” da tutti noi, del resto molti erano padri di famiglia e questa cosa ci aveva molto toccati”. Poco dopo il suo pensionamento, in seguito alle rivelazioni dello zio della ragazza, il cadavere venne ritrovato. A questo riguardo il colonnello ha ricordato che “dopo due settimane dal mio pensionamento contattai l’ex comandante della stazione di Novellara Pasqualino Lufrano che, nel frattempo, era divenuto ufficiale lasciando quindi il comando di stazione e gli parlai di un gruppo di archeologi di Milano che, gratuitamente, con le loro attrezzature, con la presenza anche di un tecnico, avrebbero potuto effettuare ricerche più in profondità verificando anche se il terreno nei pressi del casolare era forse stato oggetto di scavi recenti o se era invece compatibile con l’ambiente circostante. Si trattava di una cosa abbastanza semplice che mi venne in mente ma, nel frattempo, lo zio, un paio di giorni dopo l’arresto del padre di Saman,  evidentemente per salvare sé stesso, parlò prendendosi 22 anni e non l’ergastolo”. Una vicenda, quella dell’omicidio di Saman, che ha chiaramente molto colpito il colonnello Regni. “Una esperienza ed una vicenda – ha spiegato – che ci deve insegnare qualcosa. E’ giusto parlarne ovunque, soprattutto nelle scuole, con i giovani, come ho già fatto di recente anche a Reggio Emilia incontrando studenti molto preparati ed intelligenti. Più se ne parla e più si evita che cose simili si possano ripetere. Del resto mi risulta che negli ultimi due o tre anni diverse vicende simili siano state risolte>. Da parete sua il colonnello Regni si è detto disponibile ad effettuare incontri, specie nelle scuole, gratuitamente per infondere nei ragazzi sempre più valori e consapevolezza. Una occasione che, anche a Cremona e provincia, scuole, oratori ed associazioni farebbero bene a cogliere.

Eremita del Po, Paolo Panni