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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è alla fine giunto a Cremona. La sua visita è una visita ufficiale e come sapete contempla anche un passaggio alla nuovissima sede dell'università in Santa Monica. L'atto principale, lo scopo principale è però la presenza del Presidente della Repubblica alla inaugurazione della lapide dedicata ai caduti del covid-19 della nostra città, lapide collocata in cortile Federico II. 

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In questi giorni si sono spese tante parole, spesso retoriche, sulla visita del Presidente. La realtà è che la vita di una città non cambia per un rapido passaggio di una personalità, per quanto importante possa essere. C'è però un elemento che rendeva doverosa questa visita. Cremona ha pagato un tributo di sangue pesantissimo al covid-19. Il Presidente della Repubblica anche formalmente e legalmente rappresenta la Nazione. Per me la sua presenza oggi va interpretata come l'Italia tutta che rende omaggio alle nostre vittime e che si impegna perché non debba più succedere. Ci pare doveroso, perché questa tragedia ha colpito Cremona e ha colpito tutto il paese.

In occasione dello svelamento della lapide, il sindaco Galimberti ha pronunciato il seguente discorso:

Cremona - 25 maggio 2021

Carissimo Presidente Mattarella,

la sua presenza è fonte di gioia per me, per la città e la provincia. Siamo con lei in questa piazza, scrigno di una bellezza che incanta e respiro della storia antica di Cremona, figli di secoli d’arte, commercio, aratro e cultura ed eredi di quest’ultimo anno fatto di dolore e coraggio.

Quando in quei giorni pesanti di sirene e sofferenza, uscivo dal Comune, mi sembrava che persino la statua del nostro patrono fosse stupita e affranta per il silenzio innaturale che avvolgeva Cremona. Ma in questo silenzio ci è stata data un’occasione: imparare ad ascoltare le voci degli altri nella comunità.

Di quella signora, che ha curato e poi perso il marito senza poterlo salutare. Dell’adolescente che ora ha bisogno di un appoggio anche psicologico dopo mesi di DAD. Dell’infermiera e del medico che hanno speso tutte le loro energie. Dei genitori che hanno deciso di dare alla luce un figlio. Di chi ha bisogno della spesa per arrivare a fine mese, nuove e antiche povertà. Delle donne chiamate a sacrifici ulteriori per reggere la quotidianità della famiglia. Dei bambini cui dobbiamo assicurare una nuova normalità educativa e di cura (noi siamo terra di Mario Lodi). Dei volontari che prima e ora, nella campagna vaccinale, sono essenziali, accanto alle nostre bravissime strutture sanitarie. Del commerciante che ha speso il suo patrimonio per non fallire. Dei lavoratori della cultura e dello sport. Degli imprenditori che resistono e si reinventano. Degli anziani delle RSA, che desiderano un abbraccio dai loro cari. Tutte le voci, soprattutto quelle più deboli e flebili.

Penso che le Istituzioni siano l’ascolto che dà voce a una comunità e allora, in virtù della fascia che indosso (e quanto pesa a volte), porto queste voci a Lei, che rappresenta l’Istituzione altissima segno dell’unità del paese, a Lei che ci racconta come lo Stato sia nobile se profondo è il rigore etico di chi lo rappresenta, a Lei che nelle parole e nei gesti indica con lungimiranza il cammino da percorrere. A Lei presento la nostra straordinaria città e il nostro bellissimo territorio e le faccio una promessa.

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Noi siamo i nostri violini e la sapienza dei nostri liutai, siamo Stradivari e Monteverdi, il nostro buon cibo dalla terra fertile, le nostre imprese zootecniche e dell’alimentare, la nostra laboriosa innovazione di imprese, il nostro volontariato e il mondo del sociale così ricco, siamo il fiume Po e la fertile terra. Ma soprattutto siamo la forza di una comunità. Poiché, in realtà, la bellezza di archi e rosoni, nella quale ora siamo immersi, rimanda ad una ben più grande bellezza: quella dei nostri concittadini, persone coraggiose e forti. Non siamo esenti da difetti, ma sono generosi e con la dignità di chi sa prendersi cura dell’altro e sa lavorare per sé e per tutti.

Ecco dunque la promessa: questa città, con la sua provincia, fin dall’inizio, tra le più colpite dalla pandemia, si impegna a imparare da quanto accaduto, affinché la passione vissuta rafforzi il desiderio di ascoltarci sempre e il dolore provato faccia crescere la ferma volontà di progettare, con l’Italia e l’Europa, il nostro comune futuro.

Lei ci dà forza e coraggio. Le prometto, carissimo Presidente, che saremo persone di speranza.