In questi giorni potete trovare molti titoli sui giornali che parlano dei problemi della Gran Bretagna con la benzina, con distributori chiusi, code, carenza di autisti, genericamente associati alla Brexit.
La questione, in realtà, è piuttosto complessa. Cerchiamo di ricostruirla.
Prima di tutto i fatti.
Nel 2021 il covid ha creato un sacco di problemi ai trasporti inglesi. Le regole sulla quarantena hanno infatti determinato "buchi" di personale nelle aziende che a volte si ritrovavano con troppa gente a casa e ci sono stati problemi di rifornimenti. Chiariamo: niente di drammatico, la popolazione non è rimasta senza cibo, però è vero che prodotti anche importanti potevano scarseggiare, soprattutto in alcune zone e in alcuni periodi
A questo si aggiunge in questi giorni la crisi della benzina. Di che stiamo parlando? A causa della Brexit e delle norme più restrittive sugli stranieri (che hanno molti più problemi ad ottenere il permesso di lavoro britannico), alcuni lavori hanno carenza di personale e fra questo i camionisti. Si calcola che manchino all'appello circa 100000 autisti e questo sicuramente è un problema.
Questo aveva portato a problemi con alcune pompe di benzina a corto di carburante. L'approvvigionamento generale non era però a rischio ma la popolazione, in alcune zone, si è fatta prendere dal panico. Un po' come successo nei supermercati nei primi giorni del covid, c'è stata la corsa all'acquisto e questo paradossalmente ha portato davvero a carenze di carburante. Sulla questione pesa anche la situazione generale dei carburanti e delle materie prime: non approfondiamo perché è un discorso lungo ma sono tanti i fattori che incidono.
Ora il governo valuta di concedere visti agli autisti stranieri per compensare "i buchi" di fornitura. Questi visti sarebbero però rigorosamente temporanei. La Bbc ha pubblicato una dichiarazione di un esponente del governo (che non ha dichiarato il suo nome, la Bbc però in genere è affidabile), che ha spiegato quale è la filosofia, l'obiettivo del governo: l'idea di "tagliare fuori" gli autisti stranieri per permettere, con la riduzione dell'offerta, un aumento degli stipendi dei camionisti che sono giudicati bassi.
In effetti alcune fonti (il Financial Times per esempio) parlano di aumenti salariali nel 2021 e l'agenzia di reclutamento Adzuna stima che un trasportatore britannico sia passato da 30000 euro annui a 37000 euro annui di media di stipendio annuale (tenete conto che il costo della vita non è quello italiano). Per questo motivo il governo intende tamponare il problema, considerato momentaneo (ed è plausibile che lo sia, momentaneo, mano a mano che le aziende assumeranno nuovi autisti), utilizzando magari anche i militari per garantire i rifornimenti in caso di problematiche, ma non vuole cambiare politica perché questo è l'obiettivo finale: innalzare i salari.
Attenzione, però: un aumento dei salari comporterebbe un aumento dei costi per le aziende e sicuramente un aumento del prezzo finale dei prodotti per tutti (i camionisti portano di tutto). E' davvero probabile che aumentino i salari ma è probabile che ci sia un aumento generalizzato dei prezzi e che fare la spesa costi di più per tutti, se il progetto del governo andrà in porto.
Noi non facciamo i politici perciò non vi diciamo "è giusto" e neppure "è sbagliato": questo dovete valutarlo voi, sono questioni complesse e noi non abbiamo nessuna verità in tasca. Come cronisti, però, ci pare che i mass media italiani stiano presentando la questione in modo troppo semplificato, senza tenere conto di tutte le sfaccettature.