COMUNICATO STAMPA
Un decennale tutt’altro che da festeggiare, ma doverosamente da ricordare anche per evidenziare come, spesso e volentieri, la burocrazia, più che risolvere i problemi, li peggiora, talvolta anche a scapito della sicurezza delle persone. Nel complesso dieci anni di peripezie, di “calvario” e di problemi continui, lungo una delle più importanti arterie che collegano Emilia e Lombardia, due delle più importanti regioni italiane a livello economico. Si tratta del ponte “Giuseppe Verdi”, viadotto che collega Lombardia ed Emilia, Parmense e Cremonese, nel tratto compreso tra Polesine Zibello, Roccabianca e San Daniele Po che, a scapito dei suoi appena 45 anni di vita (è stato inaugurato nel 1980) presenta, da tempo, importanti problemi strutturali.

In origine erano stati evidenziati, con tanto di immagini che dimostravano crepe e buche, dal gruppo “Vita in Campagna” di Zibello (Parma) e da chi scrive queste righe. Ma, almeno inizialmente, era stato risposto che si trattava di problematiche estetiche, non strutturali. Sarà: ma poi i fatti hanno dimostrato il contrario e da lì è iniziata la lunga e tutt’altro che invidiabile telenovela, tuttora in corso, in “diretta”. Ci sono stati anche tre blitz, tra il 2016, il 2017 ed il 2022 da parte di “Capitan Vantosa” che ha mostrato la situazione e illustrato, a suo modo, i problemi. Ci sono state valanghe di servizi giornalistici e televisivi, locali e nazionali e ci sono state, come ci sono tuttora, peripezie continue.
In questi dieci anni si sono alternati sindaci ed amministratori, presidenti di Provincia; deputati e senatori. Il solo ancora in carica è Alessandro Gattara, allora vicesindaco a Roccabianca (Parma), ora sindaco che la vicenda l’ha conosciuta direttamente e la segue da dieci anni. Ripercorrendo la storia di questo decennio ecco che “Il 20 novembre 2015 – ricorda Gattara - arrivò la segnalazione che avrebbe segnato l’inizio di una lunga stagione di lavori e disagi: una trave spezzata nel tratto in golena del Ponte Verdi. La Provincia di Parma intervenne immediatamente installando un semaforo per consentire il transito solo sulla parte sicura dell’impalcato. All’epoca il problema non apparve subito in tutta la sua gravità, ma era chiaro che non si sarebbe risolto facilmente né rapidamente. Il ponte, costruito tra il 1978 e il 1980, mostrava già un avanzato stato di ammaloramento. Anni di scarsa – o nulla – manutenzione ordinaria avevano portato quella struttura lunga 2,5 km a un livello di degrado critico dopo appena 35 anni dalla realizzazione.

Dal Dopoguerra – prosegue - la politica locale ne aveva discusso e conteso la paternità, poi finalmente l’opera era stata realizzata. Ora, però, si rischiava seriamente di perderla per incuria”. Il sindaco di Roccabianca ricorda come fosse, quello, un momento “particolarmente complesso per le Province, dopo la riforma Delrio e in attesa dell’esito della riforma costituzionale che intendeva abolirle, la Provincia di Parma, con Presidente Fiippo Fritelli, decise di vendere alcune quote delle Fiere di Parma, ricavando 1 milione di euro. A questa somma si aggiunse un ulteriore milione stanziato dalla Regione Emilia-Romagna tramite fondi statali della Protezione Civile.
Due milioni di euro complessivi per mantenere il ponte Verdi transitabile, seppure con forti limitazioni. Andarono invece a vuoto i tentativi di coinvolgere la Regione Lombardia. I primi lavori – ricorda ancora - partirono nell’autunno 2016 e fu subito evidente che le risorse disponibili non sarebbero bastate. A ottobre 2017 i senatori Giorgio Pagliari (Parma) e Luciano Pizzetti (Cremona) ottennero l’approvazione di un emendamento al DLFiscale che assegnò ulteriori 6 milioni di euro, nell’ambito di un pacchetto più ampio da 35 milioni destinato ai ponti sul Po. Durante gli interventi – talvolta con ponte chiuso, talvolta con restrizioni di portata, sempre con senso unico alternato e limite di velocità – non è stato semplice far rispettare le prescrizioni. In molti casi si è assistito a comportamenti imprudenti, con grave sottovalutazione del rischio da parte di chi transitava.

Nel maggio 2020 - racconta - arrivò un nuovo annuncio: un DM da 20 milioni di euro firmato dal ministro Paola De Micheli, ma preparato dal suo predecessore, il cremonese Danilo Toninelli. Si avviò anche una valutazione sull’ipotesi di un nuovo ponte almeno nel tratto in alveo, ma lo studio fu subito accantonato: l’opera costerebbe circa dieci volte di più. Dopo oltre quattro anni, sono partiti finalmente anche i lavori più rilevanti, quelli nel tratto in alveo e direttamente in acqua. Una volta conclusi – secondo le previsioni nel 2026 – il ponte non sarà nuovo, ma avrà standard di sicurezza nettamente superiori rispetto a dieci anni fa. Guardando indietro – ammette - al di là delle polemiche e delle proteste durante le chiusure, oggi si può dire con certezza che nulla era scontato: il rischio di perdere il Ponte Verdi è stato reale. Ora quel rischio è alle spalle. Restano da completare gli ultimi delicati interventi, che permetteranno finalmente di rimuovere le limitazioni al transito. E nel frattempo molta acqua è passata sotto quelle campate, ricordandoci quanto sia stato lungo e complesso questo percorso. Serva almeno da lezione>. Per quanto rigu8arda gli ultimi e più freschi aggiornamenti ecco che oltre il 30% dei lavori necessari per la messa in sicurezza del ponte sono stati completati e, ora, si possono programmare le operazioni per l’attracco del pontone – un maxi zatterone – che servirà a trasportare i mezzi d’opera (ruspe, gru, escavatori) durante le operazioni sulle pile in alveo del ponte per le quali si farà ricorso anche all’intervento dei sommozzatori.
Questo è emerso dal sopralluogo tecnico che la Provincia di Parma, i comuni di Roccabianca e San Daniele Po ed i tecnici delle imprese incaricate dei lavori hanno compiuto pochi giorni fa per fare il punto della situazione e programmare i prossimi lavori del maxi intervento di messa in sicurezza del ponte Verdi, per un impegno economico complessivo di 20 milioni di euro. Presenti il vicepresidente della Provincia di Parma con delega alla Viabilità Daniele Friggeri ed i sindaci di Roccabianca, Alessandro Gattara, e di San Daniele Po, Simone Cadenazzi. “Il cantiere sta proseguendo come da cronoprogramma – ha detto Friggeri -. Abbiamo terminato gli interventi nella corsia di marcia verso Cremona ed ora sono già ben avviate le operazioni di consolidamento anche nella corsia di marcia opposta, verso Parma, con l’installazione di barriere e guardrail attualmente in corso”. Proprio in questi giorni sono in arrivo i materiali e l’attrezzatura per procedere poi con gli interventi in alveo per i quali interverranno anche degli esperti sommozzatori.
“Si avvicina una delle fasi più delicate del cantiere – ha detto ancora Friggeri – e per questo, insieme ai tecnici della Provincia Gianpaolo Monteverdi, Giovanni Catellani e Luca Anelli, abbiamo promosso un incontro tecnico durante il quale, in stretta sinergia con i comuni di Roccabianca e San Daniele e in collaborazione con tutti gli enti preposti alla sicurezza idraulica, a partire da Autorità di bacino ed Aipo, abbiamo iniziato ad ipotizzare le operazioni che riguarderanno l’attracco, sulla sponda cremonese del Po, del pontone che trasporterà i mezzi necessari per le lavorazioni in alveo. Seguiamo, con attenzione, ogni passaggio, in costante dialogo con le comunità locali, perché il nostro obiettivo è quello di fare in modo che i lavori proseguano senza intoppi, garantendo sempre la percorribilità viabilistica del ponte, oggi a senso unico alternato, regolato da semaforo”.
Eremita del Po, Paolo Panni