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Una notizia a sorpresa potrebbe cambiare il destino della scuola superiore nei prossimi giorni, anche a Cremona (ma c'è un ma). L'ordinanza della Regione Lombardia che aveva disposto fino al 24 di proseguire con la didattica a distanza per le scuole superiori è stata impugnata dal comitato "A scuola!", che propugna il ritorno immediato alla didattica in presenza, con ricorso depositato l'11 gennaio presso il Tribunale Amministrativo Regionale. Il Tar ha accolto la richiesta del comitato sospendendo la validità dell'ordinanza per il periodo compreso fra l'11 e il 15 gennaio. La Regione Lombardia ha già annunciato ricorso ma nel frattempo si dovrebbe tornare ad ammettere la didattica in presenza (in modo progressivo come disposto dalle norme nazionali). C'è un però: venerdì ci saranno nuove norme e se la Lombardia sarà posta in zona rossa, come sembra, prevarrà la norma nazionale che dispone la didattica in presenza. Insomma, il comitato ha vinto la battaglia ma difficilmente rivedremo subito i ragazzi a scuola in presenza.

Comunque il disposto del tribunale stabilisce:

1) L'ordinanza regionale avrebbe esorbitato dalle proprie competenze dispondendo l'obbligo di didattica a distanza senza dare sufficiente motivazione: si parlava infatti di vietare gli assembramenti ma in zona arancione sono aperti i negozi e c'è libertà di circolazione, insomma non basta questa motivazione per disporre il divieto di diattica in presenza

2) L'ordinanza ignora il lavoro dei tavoli prefettizi che avevano stabilito lo scaglionamento dell'orario di ingresso negli istituti cittadini e la ripresa della didattica in presenza

3) Non vengono prese in considerazione ipotesi come i tamponi rapidi o l'incremento del contact tracing

4) L'ordinanza fronteggia un pericolo legato non tanto alla didattica ma sui trasporti legati alla didattica, il tribunale sostiene che a questo punto bisognerebbe intervenire sui trasporti e non sulla didattica altrimenti si cade in "irragionevolezza"

5) Il danno agli studenti viene ritenuto grave e non passibile di ristoro in quanto si tratta di un danno alla maturazone della persona

La Regione Lombardia in una nota diffusa in serata ha spiegato: «Prendiamo atto della decisione del Tribunale Amministrativo Regionale e ci riserviamo, dopo aver valutato nel dettaglio le motivazioni dello stesso, di proporre reclamo poiché i riferimenti normativi che hanno orientato il giudice del Tribunale, non tengono conto della possibilità delle Regioni di adottare misure più restrittive di quelle previste dai vari Dpcm».