La nuova consegna degli studenti alla didattica a distanza si è accompagnata a una nuova regola che ha suscitato perplessità: i figli dei lavoratori essenziali possono infatti essere mantenuti alla didattica in presenza, aprendo le porte delle scuole. Una scelta che ha posto innanzitutto la problematica di stabilire chi sono i lavoratori essenziali: in mancanza di indicazioni precise, ogni plesso scolastico in teoria finisce col decidere per proprio conto. Proprio per questo motivo, come potete leggere sotto, il sindaco di Crema Bonaldi e altri sindaci chiedono di precisare le categorie, non potendo lasciare una scelta simile alla discrezione individuale.
Noi ci permettiamo di aggiungere una cosa. E' ovvio che per i lavoratori essenziali è un problema dover gestire i figli a casa ed è ovvio che in questo modo si va a caricare di un problema ulteriore gente che magari è in prima linea. Però...però una scelta di questo genere crea tanti problemi. Prima di tutto è appunto difficile stabilire che cosa è davvero essenziale, poi i genitori che svolgono lavori "non essenziali" hanno comunque lo stesso problema e questo sicuramente qualche malumore lo crea, ci sono categorie che si sentono già abbandonate dallo stato. Ultimo, i bimbi: come si fa a spiegare un concetto così complicato a un bambino, per fargli capire perché il suo compagno può andare a scuola e lui no?
Premessa: non abbiamo nessuna verità in tasca, solo opinioni e tanti dubbi, ma pensiamo che nel disastro (perché la pandemia ci costringe e lo capiamo ma chiudere le scuole è un disastro) sia giusto tenere tutti sulla stessa barca. La società è già sottoposta a tante tensioni e rischia di disgregarsi, provvedimenti di questo tipo aumentano le divisioni. Siamo tutti sulla stessa barca invece e abbiamo bisogno, ora più che mai, di unità e solidarietà. O tutti, o nessuno (con l'eccezione ovviamente dei ragazzi disabili e con problematiche particolari, ma è una questione diversa).