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REPLICA DELLA VICESINDACA ROMAGNOLI SUL BILANCIO DI PREVISIONE 2026-2028

COMUNICATO STAMPA
Intervengo per una replica che ritengo doverosa, perché il dibattito sul bilancio previsionale del nostro Comune, che piaccia o meno ai consiglieri di minoranza, non può essere isolato dal contesto generale nel quale gli enti locali sono oggi chiamati ad operare.

Questo bilancio nasce in un quadro nazionale estremamente complesso, segnato da una manovra dello Stato che, come ormi ogni anno, non è ancora stata approvata e alla luce di manovre precedenti che hanno scaricato sui Comuni il peso delle scelte centrali comprimendo le risorse disponibili per i servizi ai cittadini anche attraverso la riduzione degli spazi di autonomia finanziaria, quella autonomia che questo Governo ha nel suo programma. A fronte dell'aumento della spesa che deriva dall'aumento dei bisogni e delle fragilità, il Governo dal 2024 ha reintrodotto vincoli di finanza pubblica.

Nei fatti agli enti locali vengono richiesti sacrifici, maggiori adempimenti e una gestione sempre più rigida della spesa, senza un reale rafforzamento delle entrate strutturali.

Negli ultimi anni i Comuni hanno dimostrato di essere l'ente più vicino ai cittadini e al tempo stesso il più virtuoso nella gestione della spesa pubblica. Nonostante ciò, i comuni continuano ad essere considerati una variabile di aggiustamento delle politiche statali.

I Comuni sono chiamati a fare di più, con meno risorse. È bene dirlo con chiarezza: quando lo Stato riduce le risorse ai Comuni, non taglia voci astratte di bilancio, ma incide direttamente su scuole, manutenzioni, assistenza sociale, trasporto pubblico, sicurezza urbana e politiche per le famiglie.

Al Decreto sulla Pubblica Amministrazione, tanto annunciato dal Governo, che prevede un aumento doveroso degli stipendi dei dipendenti degli Enti Locali, non fa seguito un trasferimento di risorse per tanto gli Enti Locali, per farvi fronte devono aumentare ulteriormente la propria spesa corrente. Contemporaneamente si è andati finalmente ai doverosi rinnovi contrattuali del pubblico impiego, questo significa un aumento del costo del personale, che per un ente come il nostro che nel 2025 ha assunto circa 100 unità, è notevolmente aumentato.

In questo contesto, il nostro bilancio previsionale rappresenta un atto di responsabilità politica, non un semplice esercizio contabile.

Abbiamo scelto di difendere i servizi essenziali, di non arretrare sul welfare, sulla scuola, sulle manutenzioni e sul sostegno alle fasce più fragili (non solo assistenza, sussidi, ma anche Edilizia pubblica, perché l'abitare è una emergenza), pur dovendo fare i conti con vincoli stringenti e trasferimenti insufficienti. Ricordo che il nostro Comune investe e contribuisce al welfare territoriale con trasferimenti ad esempio all'Azienda Sociale del Cremonese e a Cremona Solidale.

È facile, da questi banchi, invocare più risorse o più interventi da parte del Comune.

Più difficile è governare realmente, sapendo che ogni euro investito dal Comune è spesso un euro sottratto dallo Stato agli enti locali senza adeguate compensazioni.

A differenza della manovra statale, che guarda prevalentemente agli equilibri macroeconomici, il bilancio comunale guarda alle persone, alle famiglie, alle imprese del territorio.

Qui non parliamo di numeri astratti, ma di asili nido, assistenza agli anziani, trasporto pubblico, sicurezza urbana, cura degli spazi pubblici.

Abbiamo operato scelte chiare:

rigore nei conti, perché l'equilibrio di bilancio non è negoziabile;
priorità sociali, perché la coesione della comunità viene prima di tutto;
investimenti mirati, nonostante le difficoltà, per non bloccare lo sviluppo della città.
Questo bilancio conferma alcune priorità politiche precise:

la prossimità in tutte le sue forme;
la tutela del welfare locale, con particolare attenzione a anziani, famiglie e persone in difficoltà;
il sostegno alla scuola, alla cultura e allo sport come strumenti di coesione sociale;
la manutenzione, la cura e la sicurezza urbana;
il sostegno allo sviluppo economico locale e al lavoro;
la difesa dell'autonomia dei Comuni come presidio democratico.
Sono scelte che rivendichiamo con forza, perché rappresentano il cuore della funzione pubblica di un'amministrazione comunale.

Chi oggi critica questo bilancio dovrebbe avere l'onestà intellettuale di dire quali servizi tagliare, quali investimenti rinviare, quali cittadini penalizzare, tenendo conto del quadro imposto dalla finanza pubblica nazionale.

Questo bilancio non è perfetto, ma è credibile, sostenibile e coerente con il mandato che portiamo avanti.

Agiamo con quello che abbiamo a disposizione ricercando sempre nuove opportunità.

Abbiamo operato scelte difficili, spesso invisibili, fatte di razionalizzazione della spesa, di revisione delle priorità e di un utilizzo attento di ogni euro disponibile. Non ci siamo sottratti alla responsabilità di governare la complessità, senza scaricare i costi sui cittadini.
È un bilancio che tiene insieme responsabilità finanziaria e visione politica, senza scaricare sui cittadini le conseguenze di scelte fatte altrove.

I Comuni non possono continuare a essere considerati un costo, ma devono essere riconosciuti come una risorsa fondamentale per il Paese.

Servono certezze, risorse stabili e un reale rispetto dell'autonomia locale. Senza questo, si indebolisce la capacità dei territori di rispondere ai bisogni dei cittadini e si allontana ulteriormente la politica dalle persone.

Per queste ragioni, respingiamo letture strumentali e ribadiamo con forza che i Comuni non sono il problema, ma spesso l'ultimo presidio di tenuta sociale.
E questo bilancio lo dimostra.

Ringrazio le colleghe e i colleghi di Giunta, il Segretario Generale e la struttura del Comune e tutti i suoi dipendenti, dai dirigenti all'ultimo assunto. Ringrazio in particolare la dott.ssa Federica Monteverdi e il suo settore per il prezioso lavoro quotidiano.