Cremona Magazine.
Notizie, Storia, Attualità ed Eventi

cover image

Riceviamo dal Politecnico Polo di Cremona e pubblichiamo:

Ciao Massimo Pennisi,

complimenti per questo traguardo raggiunto!

1.    Da Acireale a Cremona: cosa ti ha spinto a scegliere Ingegneria Gestionale al Polo di Cremona del Politecnico di Milano?

La scelta del Politecnico di Milano è stata dettata dal prestigio internazionale dell'ateneo e dalle concrete agevolazioni economiche che garantiscono l'accesso agli studi. Per quanto riguarda la sede di Cremona, inizialmente non era la mia prima opzione, ma ho cambiato idea vivendola ed ho deciso di completare qui il mio percorso triennale. Se inizialmente i miei dubbi erano legati alla scarsa conoscenza del territorio, ho poi scoperto una città a misura di studente. Rispetto al caos di una metropoli come Milano, Cremona offre una serenità che permette di gestire il tempo in modo efficiente: gli spostamenti rapidi in bici e la dimensione raccolta mi hanno consentito di organizzare al meglio le giornate e concentrarmi pienamente sul mio percorso di studi.

2.    Trasferirti dalla Sicilia alla Lombardia ha rappresentato un cambiamento importante: quali sono state le principali sfide e cosa ti porti dentro di questa esperienza lontano da casa?

Il trasferimento è stato una delle sfide più significative che ho affrontato. Il distacco netto dagli affetti quotidiani e dalla famiglia per passare a una vita in totale solitudine è stato un impatto forte. Tuttavia, col tempo, questa sfida si è trasformata in un’importante occasione di crescita: ho imparato a gestire l'autonomia quotidiana (dalle necessità più banali alla costruzione di nuove relazioni) e a cavarmela da solo. La lezione più grande che porto con me è la consapevolezza che nulla è scontato: vivere lontano da casa mi ha insegnato a dare il giusto valore a ciò che prima consideravo normale.

3.    Il percorso di Ingegneria è impegnativo: quanto ha contato poter condividere studio, progetti ed esami con i tuoi compagni?

Il confronto costante con i colleghi è stato fondamentale: è uno dei motivi principali per cui ho scelto di vivere quotidianamente il campus. In una realtà a misura d'uomo come quella di Cremona, le aule studio diventano un punto di aggregazione naturale dove è facile creare legami solidi. Questa dimensione raccolta favorisce uno scambio di idee immediato e un supporto reciproco che trasforma lo studio da attività individuale a percorso collettivo. In definitiva, condividere progetti e sessioni di studio ha reso il carico di Ingegneria non solo più sostenibile, ma decisamente più stimolante e proficuo.

4.    Il tuo Project Work dal titolo “Sustainability Project Support in MPlus” ti ha permesso di confrontarti con tematiche ambientali. Di cosa ti sei occupato e quali competenze hai messo maggiormente in pratica?

Durante il tirocinio in MPlus, ho applicato alcuni concetti del corso 'Gestione ambientale d'impresa e delle energie rinnovabili' alla realtà operativa. Nello specifico, mi sono occupato principalmente della prima campagna di raccolta dati ambientali finalizzata alla creazione di un sistema di calcolo della carbon footprint aziendale. Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con il team Manufacturing Group della Polimi Graduate School of Management (GSOM); il mio ruolo è stato quello di raccordo operativo tra i consulenti esterni del team e i referenti interni all'azienda. Oltre all'applicazione di nozioni tecniche, l'esperienza ha richiesto un forte esercizio di competenze gestionali: organizzazione dei tempi, assunzione di responsabilità e precisione nel raggiungimento degli obiettivi quotidiani, attitudini consolidate durante il mio percorso universitario.

5.    Quanto è stato formativo vivere un’esperienza aziendale concreta prima della laurea? Ti ha aiutato a chiarire le tue prospettive future?

Intraprendere un’esperienza professionale coerente con il percorso di studi è stato fondamentale per comprendere la dinamica aziendale al di là dei modelli teorici. La differenza principale risiede nella componente umana: un’azienda è innanzitutto un insieme di persone, un fattore che rende ogni realtà unica e non standardizzabile. Ho imparato che le competenze accademiche costituiscono una base solida, che va però modellata su misura e non applicata come una formula universale. Sicuramente, questo tirocinio mi ha permesso di acquisire una reale consapevolezza del mio ruolo di ingegnere gestionale, aiutandomi a contestualizzare con precisione sia i miei margini di crescita sia il contributo tangibile che uno studente ancora laureando può comunque offrire.

6.    C’è un insegnamento o un progetto che ha segnato particolarmente il tuo percorso? 

Può apparire una scelta quasi scontata, ma l'insegnamento che ha maggiormente segnato il mio percorso è stato il corso di Analisi 1. Il valore di questo esame non è risieduto tanto nella materia in sé, quanto nella metodologia trasmessa dal docente: un approccio che coniugava un rigore accademico estremo a una profonda disponibilità al confronto. Superare questo scoglio ha richiesto dedizione e diversi tentativi, ma proprio questa sfida mi ha spinto a sviluppare un metodo di studio analitico, capillare e minuzioso. È stata una vera e propria palestra di resilienza che mi ha fornito la mentalità necessaria per affrontare con successo tutte le successive complessità del percorso in ingegneria, trasformando una difficoltà iniziale nel mio principale punto di forza metodologico.

7.    Guardando al futuro, in quale ambito ti piacerebbe crescere professionalmente?

Il mio obiettivo è consolidarmi nel settore dell'ingegneria industriale; per questo motivo, ho scelto di proseguire il mio percorso accademico in Production Engineering. Nonostante la figura dell'ingegnere gestionale sia caratterizzata da una spiccata trasversalità, ho maturato il desiderio di approfondirne l'anima più tecnica e operativa. Questa passione è nata proprio durante gli studi presso il polo di Cremona: la forte impronta industriale del campus mi ha permesso di scoprire una branca dell’ingegneria che prima non conoscevo, trasformandola oggi nel mio principale obiettivo di crescita professionale.