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COMUNICATO STAMPA

Mozione presentata in data 3 aprile 2025 dalla capogruppo del Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle – Cremona Cambia Musica Paola Tacchini su Rearm Europe.

Premesso che:

le conclusioni del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo 2025 confermano la pericolosa quanto concreta svolta militarista dell'Europa, preannunciata nel Libro Bianco della Difesa europea, ribattezzando il Piano di riarmo europeo Rearm Europe in ReArm Europe Plan/Readiness 2030, intendendo sottolineare la capacità di prontezza e risposta militare, in totale contrasto con i principi e i valori comuni dell'Unione europea ossia libertà, democrazia, uguaglianza e Stato di diritto, promozione della pace e della stabilità. Una vera e propria chiamata alle armi;

in particolare, al titolo IV - Difesa e Sicurezza europee, delle conclusioni del Consiglio, si chiede al paragrafo 21 “un'accelerazione dei lavori su tutti i filoni per potenziare in modo decisivo la prontezza dell'Europa alla difesa nel corso dei prossimi cinque anni”, a tal fine invitando “il Consiglio e i colegislatori a portare avanti rapidamente i lavori sulle recenti proposte della Commissione”. Al paragrafo 23, del medesimo titolo, il Consiglio invita la Commissione e l'Alta rappresentante a riferire periodicamente in merito agli avanzamenti compiuti nell'attuazione delle conclusioni sulla difesa;

al Consiglio europeo sono comunque emerse varie divergenze tra gli Stati membri in materia di debito comune e sul tema degli investimenti. Il debito comune dovrà essere necessariamente affrontato nel prossimo Consiglio di giugno (già avvenuto), considerato che al summit Nato in programma all'Aja dal 24 al 26 giugno 2025 verrà indicato il nuovo target di spesa per i Paesi membri dell'Alleanza atlantica;

il 19 marzo 2025, la Commissione e l'Alta rappresentante hanno presentato il Libro bianco sulla difesa europea, contestualmente la Commissione ha presentato, nell'ambito del piano ReArm Europe/Readiness 2030, un pacchetto di difesa che fornisce leve finanziarie agli Stati membri dell'UE al fine di facilitare l'aumento degli investimenti nelle capacità di difesa;

ReArm Europe Plan/Readiness 2030 ha ottenuto un prima via libera nel corso del Consiglio europeo straordinario dello scorso 6 marzo, tra cui il sostegno del Governo italiano, dopo esser stato annunciato già qualche giorno prima, in maniera alquanto irrituale, considerati la portata e l'impatto, con una lettera del Presidente della Commissione europea Von der Leyen all'attenzione dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri;

il Piano, declinato in cinque punti, vale 800 miliardi di euro e segna un deciso cambio di rotta dell'Unione a favore di una vera e propria militarizzazione dell'Ue, in cui le priorità politiche su temi centrali quali la transizione verde e digitale, la sanità, l'istruzione e la green economy cedono il passo al rafforzamento della capacità di produzione di armi e munizioni;

in particolare, il Piano dell’Unione europea prevede un aumento esponenziale della spesa per la sicurezza e la difesa dell'Europa, declinata nel senso di un rafforzamento della capacità militare, attraverso l'istituzione di un nuovo strumento finanziario basato su prestiti agli Stati membri garantiti dal bilancio dell’Unione europea, per l'acquisto, tra l'altro, di sistemi di difesa aerea e missilistica, artiglieria, missili e munizioni, droni e sistemi anti drone, nonché investimenti in infrastrutture critiche e protezione dello spazio, mobilità militare, cyber, intelligenza artificiale e guerra elettronica;

gli Stati membri avrebbero inoltre la possibilità di innalzare la propria spesa militare a livello nazionale, tramite l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità e Crescita (PSC), ipotesi che, consentendo lo scorporo degli investimenti per la difesa dal calcolo deficit/PIL, libererebbe, nelle intenzioni della Presidente della Commissione europea, complessivamente 650 miliardi di euro in un periodo di quattro anni, da aggiungersi ai 150 miliardi del nuovo strumento di prestiti per la difesa sostenuti dal bilancio dell'UE. Gli spazi di indebitamento a disposizione degli Stati membri verrebbero così occupati dalle spese per il riarmo, a svantaggio dello stato sociale e dei servizi alla persona, con evidenti disparità a seconda delle disponibilità di bilancio, creando un progetto di investimento industriale non organico, che potrebbe falsare la concorrenza interna, minando i principi stessi del mercato comune, in luogo di una sana e ordinata competizione intra UE. La possibilità di attivare la clausola di salvaguardia è stato uno dei punti che ha fatto emergere distanze profonde tra Stati membri al Consiglio europeo del marzo 2025, considerate le singole situazioni debitorie dei Paesi;

allo stato attuale, dunque, si prospetta unicamente una mobilitazione senza precedenti di risorse finanziarie per l'aumento delle spese militari a livello nazionale dei singoli Stati membri, peraltro senza una revisione delle regole fiscali europee, ma incidendo esclusivamente sul debito dei singoli Paesi membri;

la svolta bellicista descritta sta minando le fondamenta dello spirito originale del grande progetto di pace che sarebbe dovuta essere l'Unione europea e che auspichiamo si torni a perseguire, come rivoluzionariamente sancito dal Manifesto di Ventotene, ovvero uno dei testi fondanti dell'Unione europea, per creare una federazione europea ispirata ai principi di pace, libertà e democrazia.

Il Consiglio Comunale impegna il Sindaco e la Giunta:

-       ad attivarsi ad ogni livello presso il Governo e il Parlamento Italiano al fine di interrompere il sostegno al piano di riarmo europeo ReArm Europe/Readiness 2030 al fine di recuperare i valori fondanti dell'Unione europea;

-       a sostenere nelle opportune sedi europee la sostituzione integrale del ReArm Europe/Readiness 2030 con un piano di rilancio e sostegno agli investimenti che promuovano la competitività, gli obiettivi a lungo termine e le priorità politiche dell'Unione europea quali: spesa sanitaria, sostegno alle filiere produttive e industriali, incentivi all'occupazione, istruzione, investimenti green e beni pubblici europei, per rendere l'economia dell'Unione più equa, competitiva, sicura e sostenibile.

La proponente ha dato lettura della mozione, a seguire si è aperto il dibattito nel quale sono intervenuti i consiglieri Andrea Carassai (Forza Italia), Marco Olzi (Fratelli d’Italia), Vittoria Loffi (Partito Democratico), Mattia Gerevini (Partito Democratico), Cinzia Marenzi (Fare Nuova Cremona Attiva), Riccardo Merli (Fare Nuova Cremona Attiva), Rosita Viola (Sinistra per Cremona Energia Civile) e Andrea Segalini (Cremona sei tu!). 

A nome della Giunta ha preso la parola il sindaco Andrea Virgilio: “Coltiviamo spesso l’idea che la ‘difesa comune europea’ sia un tema recente. In realtà è un’idea originaria del progetto europeo. A partire da Altiero Spinelli, i padri fondatori hanno visto nella difesa comune non un optional militare, ma la conseguenza naturale di un’Europa politica. Nel Manifesto di Ventotene (1941), Spinelli chiede una federazione capace di garantire la pace, superando gli eserciti nazionali in favore di poteri comuni effettivi. È l’intuizione: senza istituzioni europee responsabili davanti ai cittadini, la sicurezza resta frammentata. Negli anni Cinquanta, quell’intuizione diventa progetto concreto: la Comunità Europea di Difesa (CED), sostenuta da De Gasperi con i partner Benelux, Francia e Germania Ovest. L’idea era chiara: un esercito europeo sotto comando sovranazionale, insieme a una Comunità Politica Europea per il controllo democratico. Il trattato CED fu firmato nel 1952, ma nel 1954 la ratifica cadde a Parigi; con essa si fermò anche la nascita della Comunità Politica. Il seme, però, era stato piantato. Quell’asse ritorna nell’Atto di fondazione del Parlamento europeo del 1984, il cosiddetto Progetto Spinelli, che punta a trasformare la cooperazione estera e di sicurezza in azioni comuni dell’Unione quando necessario. È un passaggio che riapre il cammino verso riforme poi confluite nell’Atto Unico e oltre. Il messaggio che consegniamo oggi è semplice: l’Europa nasce come progetto di pace che include una responsabilità condivisa sulla sicurezza. Spinelli, De Gasperi e i loro compagni non cercavano un coordinamento tra capitali, ma istituzioni in grado di assumere decisioni comuni, anche sulla difesa, sotto controllo parlamentare europeo. Tocca a noi essere all’altezza di quella visione: completare l’Unione politica significa rendere credibile la difesa comune e rendere più sicura la libertà dei nostri cittadini”.

Al termine del dibattito, la mozione, messa ai voti, è stata respinta: 6 i voti a favore (La Sala. Marenzi, Merli, Pasquetti, Tacchini e Viola), 8 i contrari (Barcellari, Capelletti, Ceraso, Compagnone, Carassai, Fedeli, Segalini, Virgilio), 10 gli astenuti (Alquati, Ardigò, Beltrami, Bonali, Galli, Gerevini, Giussani, Loffi, Portesani, Sessa).