L'ultimo dpcm è un po' la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Le categorie più colpite dalla crisi economica collegata alla pandemia si lamentano perché si sentono abbandonate: la tesi sostenuta con forza è che viene loro impedito di lavorare per ragioni sanitarie senza che ci sia un sostegno economico adeguato alle gravi perdite subite, inoltre le proibizioni lavorative non si comprendono dopo gli sforzi fatti per adeguarsi ai tanti protocolli sanitari.
Lunedì è stato il turno di ristoratori, baristi e affini che si sono ritrovati sotto la Prefettura e hanno rumorosamente protestato battendo le loro pentole (e altri strumenti di lavoro)

LA PROTESTA DI RISTORATORI E BARISTI E AFFINI
Martedì mattina invece i commercianti hanno distribuito foto delle loro attività chiuse o di loro stessi alle prese con la crisi, spargendole sul pavimento della Galleria XXV Aprile (le due proteste peraltro tendono a congiungersi e mescolarsi)
Lasciamo come sempre a voi il giudizio sulla bontà delle ragioni chi protesta ma vogliamo sottolineare un aspetto che ci pare giusto elogiare: le proteste sono state decise ma civili, pacate, pacifiche. Anzi, l'evento in Galleria XXV Aprile è stato fatto al mattino presto (o forse di notte? al mattino inoltrato le foto erano già sparite) per non disturbare i passanti e gli utilizzatori della Galleria
Si chiamano educazione e civiltà e questo giornale da sempre si batte perché questi valori siano a fondamento della nostra convivenza civile: bravi!