Riceviamo e pubblichiamo:
Due nuovi cammini, tra Emilia e Lombardia, Parmense e Cremonese, stanno prendendo forma e, benché siano tuttora semplici proposte, potrebbero presto diventare realtà con un obiettivo comune: quello di valorizzare le nostre terre, la nostra storia (e le nostre storie), le nostre identità e le nostre tradizioni. In un tempo in cui nuove forme di turismo, alla scoperta di luoghi meno conosciuti, meno frequentati ma ricchi di bellezza, stanno prendendo piede, tra le due terre bagnate dal Grande fiume ecco svilupparsi queste proposte. Dal Parmense, ed in particolare dal Comune di Polesine Zibello (ed anche da quello di Pellegrino Parmense) la proposta è quella di dare vita ad un “Cammino dei Santi”. Una idea che in parte era stata già lanciata con il “Progetto Po” datato 1993, presentato dalle allora Aziende di Promozione turistica delle Province di Parma, Reggio Emilia e Mantova (e Cremona dov’era?) e realizzato dai Pubblicitari Associati di Reggio Emilia.
E’ un percorso, che potrebbe essere appunto definito “Dei Santi” che affonda le sue radici nel passato, partiva dal Cremonese, non è ben chiaro se da Pieve San Giacomo o da San Giacomo Lovara (probabilmente da entrambe le località vista la vicinanza) e toccava San Daniele Po e, una volta attraversato il fiume (a bordo degli storici traghetti) toccava, nel Parmense, Santa Croce (luogo la cui denominazione potrebbe far supporre ad una sorta di punto di riferimento per i pellegrini), Santa Franca, Sant’Andrea a San Rocco di Busseto, Trinità (nel Piacentino) e giungeva a Pellegrino, al santuario mariano di Careno (ma si parla anche di qualche deviazione al santuario di Fontanellato) per poi riprendere e toccare Mariano di Pellegrino e, da qui, proseguire attraverso quell’antica via di crinale che è la Maria Longa, spettacolare e remoto percorso di crinale che fu di strategica importanza già in epoca Longobarda e dove fu rinvenuta un’antichissima epigrafe del primo Giubileo (1300). Da qui, raggiungendo la zona di Fornovo Taro, si poteva arrivare al mare o spostarsi poi, attraverso la Via Francigena, verso Roma e verso Gerusalemme. Un “Percorso dei santi” che può essere una opportunità in più per i nostri territori e verso il quale Cremona ed il Cremonese possono fare la loro parte, anche portando notizie sui vecchi cammini di un tempo e, mettendosi al tavolo con i Comuni di Polesine Zibello e Pellegrino Parmense, per rendere concreta e fattibile questa possibilità. Non la sola, perché dal “Comitato Amici del Grande fiume”, sempre di Polesine Zibello, arriva anche l’idea di dare vita ad un cammino delle “Acque Miracolose”, sempre tra Lombardia ed Emilia, che potrebbe toccare quelle località la cui storia è legata proprio a fonti d’acqua ritenuta prodigiosa, o taumaturgica. Le località, nello specifico, sono Caravaggio col santuario di Santa Maria del Fonte, Casalmaggiore col santuario della Madonna della Fontana; Ardola di Polesine Zibello col santuario di San Rocco e le sue fonti miracolose; Carzeto di Soragna con la Fontana della Giovinezza e San Nicomede (località posta tra Fidenza e Salsomaggiore Terme) dove la pieve romanica è custode di una sorgente, denominata Fontana Broccola, le cui acque sono ritenute taumaturgiche (secondo la tradizione guarirebbero il mal di testa). Da qui sarebbe poi possibile prolungare l’itinerario seguendo la Via Francigena. Due proposte che possono diventare concrete e portare, appunto, nuove opportunità turistiche, e culturali, per i nostri territori anche alla luce del fatto che, da poche settimane, è divenuta realtà la Legge sui Cammini d’Italia (Legge 13 febbraio 2026, n. 24), approvata all'unanimità, riconosce i cammini come infrastrutture strategiche nazionali, promuovendo il turismo lento e la valorizzazione dei borghi. La normativa istituisce una mappa nazionale dei percorsi, definisce standard di qualità e segnaletica, e prevede il recupero di immobili dismessi (stazioni, case cantoniere) per l'accoglienza dei viandanti. I percorsi a piedi sono così entrati ufficialmente tra le priorità strategiche del Paese. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge 13 febbraio 2026, n. 24, l’Italia si è dotata, per la prima volta, di una cornice normativa organica dedicata alla promozione e alla valorizzazione dei cammini. Il provvedimento, approvato all’unanimità dal Parlamento e promulgato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, segna un cambio di passo: i sentieri non sono più soltanto itinerari escursionistici, ma una vera e propria rete infrastrutturale diffusa, pensata per favorire sviluppo sostenibile, coesione territoriale e rinascita delle aree interne. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: costruire un sistema integrato capace di mettere in connessione patrimonio culturale, paesaggi, tradizioni locali e accoglienza, puntando su una modalità di viaggio lenta, rispettosa dell’ambiente e accessibile. Cuore della riforma è l’istituzione di una banca dati nazionale presso il Ministero del Turismo. Si tratta di un catalogo ufficiale che raccoglierà tutti i percorsi riconosciuti, corredati da una mappa digitale e da informazioni utili per orientare viaggiatori e operatori. Potranno ottenere la qualifica di “Cammino d’Italia” gli itinerari che rispondono a specifici criteri di qualità. Tra questi rientrano: i tratti italiani degli itinerari culturali riconosciuti dal Consiglio d’Europa; i percorsi che attraversano più regioni (e qui ci starebbero appieno i due Cammini proposti); gli itinerari di interesse regionale o locale già individuati dagli enti territoriali (anche in questo caso ci possono ben stare i due itinerari ideati); i cammini promossi da città metropolitane e da Roma Capitale. L’inserimento nella banca dati non sarà automatico: un decreto ministeriale stabilirà standard omogenei di sicurezza, segnaletica e accoglienza, garantendo livelli qualitativi comparabili lungo tutto il territorio nazionale. L’intento è superare la frammentazione attuale, offrendo ai camminatori riferimenti chiari e affidabili. Particolare attenzione viene riservata all’accessibilità. I percorsi dovranno essere fruibili anche da persone con disabilità o mobilità ridotta, prevedendo soluzioni che consentano la partecipazione senza snaturare la vocazione “dolce” degli itinerari. La circolazione motorizzata resta esclusa, salvo nei casi strettamente necessari a garantire inclusione. La legge riconosce esplicitamente il valore del turismo lento come strumento di crescita equilibrata. Camminare significa scoprire territori spesso fuori dai grandi flussi, distribuendo presenze e opportunità economiche anche in zone marginali. I percorsi non sono considerati soltanto vie di transito, ma esperienze culturali complete: lungo il tragitto si intrecciano monumenti, siti storici, tradizioni religiose, minoranze linguistiche, produzioni enogastronomiche e paesaggi naturali. La norma incoraggia lo studio e la valorizzazione di questi elementi, promuovendo anche il dialogo interculturale e la tutela ambientale. Per sostenere questa visione, viene istituita una cabina di regia nazionale, con funzioni di coordinamento tra ministeri, regioni e altri enti coinvolti. L’organismo definirà le linee guida operative, monitorerà l’attuazione delle politiche e predisporrà un programma triennale di interventi e promozione. Accanto alla cabina di regia nascerà un tavolo permanente di consultazione, aperto a rappresentanti delle associazioni, del Terzo settore, delle università e degli operatori del comparto turistico e culturale. Sarà uno spazio stabile di confronto, utile a raccogliere esigenze, proporre miglioramenti e condividere buone pratiche. Tra gli aspetti più concreti del provvedimento figura la possibilità di recuperare strutture inutilizzate lungo i percorsi come case cantoniere, stazioni ferroviarie dismesse, edifici scolastici chiusi o altri immobili pubblici che potranno essere rifunzionalizzati come ostelli, punti tappa, centri informativi o spazi di accoglienza. L’idea è duplice: da un lato offrire servizi adeguati a chi percorre i cammini; dall’altro contrastare il degrado e ridare vita a patrimoni immobiliari oggi abbandonati. Questo processo potrà generare nuove attività imprenditoriali legate all’ospitalità, alla ristorazione e ai servizi turistici, con ricadute occupazionali significative. Uno dei nodi affrontati dalla legge è lo spopolamento dei piccoli centri. Molti cammini attraversano territori fragili, segnati da calo demografico e riduzione dei servizi. Il nuovo quadro normativo prevede interventi mirati per le aree interne, con l’obiettivo di creare opportunità di lavoro e rafforzare l’economia locale. L’inserimento nella rete nazionale potrà fungere da volano per botteghe artigiane, produttori agricoli, strutture ricettive familiari e guide ambientali. Il passaggio di viaggiatori lungo l’arco dell’anno, se ben organizzato, può contribuire a stabilizzare redditi e a incentivare giovani e famiglie a restare o a tornare nei borghi. La legge assegna al Ministero del Turismo il compito di realizzare campagne promozionali a livello nazionale e internazionale, con stanziamenti dedicati a partire dal 2026. L’obiettivo è rafforzare la conoscenza della rete dei cammini sui mercati esteri, intercettando una domanda in crescita verso forme di viaggio sostenibili e immersive. Il programma nazionale triennale definirà priorità e strategie comuni, evitando sovrapposizioni e dispersione di risorse. Ogni anno il Ministro del Turismo presenterà alle Camere una relazione sullo stato di attuazione degli interventi, assicurando trasparenza e monitoraggio continuo. Per l’avvio della banca dati e delle attività connesse sono previsti fondi specifici nel triennio 2026-2028, con coperture individuate attraverso la rimodulazione di stanziamenti già esistenti, tra cui il Fondo unico nazionale per il turismo. Ulteriori risorse sono destinate alle campagne di comunicazione. Pur senza introdurre nuovi oneri strutturali permanenti di grande entità, la legge crea un quadro stabile entro cui convogliare finanziamenti e progettualità future, anche in sinergia con programmi europei. L’entrata in vigore della norma, il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta, rappresenta molto più di un adempimento formale. Per la prima volta i cammini vengono riconosciuti come bene strategico nazionale, capaci di coniugare tutela del paesaggio, valorizzazione culturale e sviluppo economico. Se attuata con efficacia, la riforma potrà trasformare una costellazione di percorsi spesso gestiti in modo disomogeneo in una rete coordinata e riconoscibile, rafforzando l’identità dei territori attraversati. Il passo è tracciato: ora la sfida sarà tradurre le disposizioni in progetti concreti, facendo dei sentieri italiani non solo mete di viaggio, ma motori di rinascita per intere comunità.
Eremita del Po, Paolo Panni