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In queste ore si stanno valutando nuove iniziative a livello nazionale sulla gestione della crisi sanitaria. Si parla di un nuovo lockdown ma è inutile entrare nel dettaglio: le voci si rincorrono, se ne discute, ma nulla è deciso. Inutile quindi esporre quelle che sono indiscrezioni, c'è già abbastanza confusione: aspettiamo le decisioni, quando saranno ufficiali ne parleremo. Ora però vogliamo fare una osservazione, semplice e banalissima. Solo da domenica 13 dicembre siamo entrati in zona gialla e ora si riparla di zona rossa. Sicuramente non è semplice gestire questa situazione, lo sappiamo benissimo, difficile essere nei panni di un amministratore ora. Gli errori esistono e vanno accettati.

La popolazione però ha bisogno di una linea. Poche indicazioni, chiare, che rispondano a una strategia precisa. C'è bisogno di provvedimenti comprensibili, chiari, coerenti, altrimenti la fiducia evapora e dopo far rispettare le regole diventa difficilissimo. Ecco, da quando è iniziato tutto questo calvario in febbraio abbiamo avuto la sensazione della mancanza di una strategia generale. Le autorità (un po' tutte a tutti i livelli) dicono una cosa e poi ne dicono un'altra, fanno una scelta e poi la cambiano pochi giorni dopo. I segnali sono importanti: se si prende una strada, deve essere fatto sulla base di dati (che devono essere spiegati alla popolazione con chiarezza e semplicità in modo che possa capire) e con un'idea chiara, precisa (poi certo può essere sbagliata questa idea ma noi non pretendiamo infallibilità, chiediamo solo razionalità). Se si sceglie una strada e il giorno dopo la si cambia, il risultato finale sarà che la gente non capirà più nulla, si sentirà smarrita e confusa e non ascolterà più le autorità.

Noi non sappiamo cosa sia giusto fare. Sappiamo però che i provvedimenti del giorno dopo non devono contraddire quelli del giorno prima, altrimenti tutto diventa molto più difficile.