Oggi, sabato 27 febbraio, nel centro di Cremona c'era tanta gente. Gente ai tavoli dei locali, gente a passeggio, gente nei negozi.
Abbiamo deciso di non mettere la foto del centro affollato (al suo posto il Torrazzo, simbolo di Cremona, il tricolore, simbolo della nostra Italia): vogliamo che vi concentriate sul testo, non sulle immagini che non rendono mai la realtà per quello che è (un fotogramma è troppo poco per raccontare una giornata, una storia, una città).
La nostra città sta attraversando un lungo, lunghissimo momento difficile. E' difficile da sopportare, per tutti. Sin dal primo giorno vi abbiamo invitato al rispetto delle regole e lo faremo sempre (anzi, rinfrescare non fa mai male: indossate la mascherina in presenza di non conviventi, specialmente al chiuso, igienizzate le mani, rispettate il distanziamento)
Non possiamo però rassegnarci a pensare che sia un male la voglia di vivere.
I cremonesi che "invadono" il centro sono la speranza, la voglia di vivere, di superare tutto questo. E rappresentano entrate per le attività del centro che dopo tanto soffrire ne hanno un grande bisogno (ci sono famiglie che devono guadagnare per vivere, non è solo questione di divertimento).
E' una notizia positiva. E non è una violazione delle norme: oggi e ancora domani siamo gialli, andare in centro non è vietato, da lunedì Cremona sarà arancione (e vi invitiamo a rispettare le regole previste) ma ogni momento di libertà va assaporato.
Per noi il centro pieno è una buona notizia: significa che c'è voglia di ripartire, senza quella non si va da nessuna parte.
Questo non significa che non siano valide le preoccupazioni per una crisi sanitaria che è presente: per questo diciamo di rispettare sempre scrupolosamente le regole (che sono state studiate per permetterci di fare le cose, rispettando determinati protocolli) e di usare il buon senso (e se qualcuno non le rispetta, che venga sanzionato: sanzionare chi sbaglia serve a tutelare chi rispetta le regole). Con buon senso e nel rispetto delle regole, il centro si può e si deve vivere.
La realtà è che purtroppo abbiamo due crisi da affrontare, anzi tre, tutte insieme: crisi sanitaria, crisi economica, crisi socio-psicologica
Dobbiamo affrontarle tutte e tutte insieme ed è difficilissimo. Però non abbiamo alternative.