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Un dato ci fa sperare che la situazione dei contagi possa migliorare a breve. Ne avevamo già parlato. Riproponiamo quanto scritto alcuni giorni fa:

La frase che segue è talmente importante che l'abbiamo messa a fine articolo ma la ripetiamo a inizio articolo: 

Nel frattempo, c'è una cosa che potete fare tutti voi per alimentare la speranza: osservate le regole di igiene, osservate le regole di distanziamento, mantenete la mascherina se siete in presenza ravvicinata di persone non conviventi. Osservare le regole serve per difendere noi, la patria, la speranza e anche le nostre attività: sono già state molto provate e ulteriori chiusure sicuramente le danneggerebbero. Rispettare le regole serve a difendere anche loro!
 
I dati di oggi del coronavirus (1 novembre) confermano la serietà della situazione in corso in Italia. E' indubbio che siamo alle prese con un problema serio, guai a sottovalutarlo o minimizzarlo. E' altrettanto indubbio che la paura, il panico, l'allarmismo non servano a nulla: fanno arrabbiare le persone, tolgono lucidità, non aiutano. Non stiamo per morire tutti, non sta finendo il mondo. Abbiamo un problema serio che va affrontato, anzi due problemi seri: una crisi sanitaria e una crisi economica. Bisogna cercare di fare il meglio per gestire il primo problema aggravando il meno possibile il secondo problema. Questa premessa serve per capire il nostro approccio (postilla: inutile chiederci cosa fareste voi....non siamo politici, possiamo valutare la comunicazione, che secondo noi è troppo ansiogena, perché ci occupiamo di comunicazione da anni...possiamo poi raccontare i fatti, perché siamo cronisti...le soluzioni non spettano a noi e non ci sentiamo di suggerire nulla, non abbiamo competenza!). Ps per la situazione sanitaria locale vi invitiamo ad ascoltare gli esperti cioè i medici che hanno scritto la seguente lettera: Lettera pubblica di 71 medici cremonesi: precise richieste e osservazioni su come gestire la nostra crisi sanitaria
Fatta la premessa, analizziamo i numeri di oggi. Sono tanti, difficili da capire anche. Noi ne valutiamo uno solo in cui abbiamo individuato un segnale di speranza nei giorni scorsi ed è il numero dei ricoveri in terapia intensiva. Questi sono i dati (su base nazionale degli ultimi sei giorni) che dichiarano l'aumento dei ricoverati in terapia intensiva:

27 OTTOBRE 127
28 OTTOBRE 125
29 OTTOBRE 115
30 OTTOBRE 95
31 OTTOBRE 97
01 NOVEMBRE 96
 
Due considerazioni. La prima: il ricovero in terapia intensiva è uno dei problemi più grossi, forse il numero uno che dobbiamo gestire. I posti in terapia intensiva infatti non sono illimitati (nessuno sa il numero esatto dato che sono stati aumentati data l'emergenza, diciamo 8000 ma potrebbero essere qualcosa in più o qualcosa in meno). Ci servono per curare i malati covid-19 ma anche per curare altre malattie, ci occorre avere sempre posti liberi (inoltre ogni malato richiede diversi medici e molti infermieri adibiti, anche qui non abbiamo risorse illimitate, quindi ci serve avere meno malati possibili). In questi giorni si stanno occupando. Quanto? Al momento sono 1939. Per intenderci, a marzo nel momento di picco eravamo a 4068. Quindi no, non siamo a marzo. Abbiamo margine, circa 2000 posti prima di tornare a quella situazione. Tutto bene, quindi? No, perché come detto già solo fra ieri e oggi siamo saliti di 96. Se fate due conti in 20 giorni andando avanti così arrivamo alla situazione di marzo.
 
C'è un però che ci fa sperare. Una epidemia è come una macchina lanciata in corsa, se inizia a rallentare prima o poi si ferma. Per questo si parla di curva di crescita: è l'indice di crescita, più rallenta meglio è.
 
Torniamo al nostro numero di ingressi in terapia intensiva: se vedete da 127 siamo scesi a 95 e poi ci siamo stabilizzati. Va bene così? No, perchè a 100 al giorno appunto in 20 giorni siamo a marzo. Però è chiaro che salire di 95 è meglio che salire di 127. Quando la curva cresce, il numero tende ad aumentare. Il fatto che sia diminuita un po' e si sia stabilizzata negli ultimi giorni è un buon segnale. Basta? No, occorrono conferme nei prossimi giorni. Occorre che il numero non risalga e anzi che scenda ancora un po' (abbiamo 20 giorni di margine, sono pochi). Negli ultimi giorni, però, come sapete è stata data una ulteriore stretta: molti la condividono, molti altri no, a prescindere speriamo che abbatta questo numero, che lo faccia scendere. Se fermiamo la crescita dei ricoveri (in terapia intensiva, ma anche tradizionali) risolviamo il problema numero uno cioè la pressione sugli ospedali.
 
La situazione è seria, non possiamo sottovalutarla. E' importante però mantenere la speranza e questo dato ci dà una speranza. Piccola? Può darsi, ma è un dato concreto e reale. Speriamo!
 
Nel frattempo, c'è una cosa che potete fare tutti voi per alimentare la speranza: osservate le regole di igiene, osservate le regole di distanziamento, mantenete la mascherina se siete in presenza ravvicinata di persone non conviventi. Osservare le regole serve per difendere noi, la patria, la speranza e anche le nostre attività: sono già state molto provate e ulteriori chiusure sicuramente le danneggerebbero. Rispettare le regole serve a difendere anche loro!

Questo lo avevamo scritto nella mattinata del 2 novembre. I dati del 2 novembre ci hanno confortato: 83 ingressi in terapia intensiva (in calo rispetto ai 96 del giorno precedente). Il 3 novembre però doccia gelata: 203 ingressi! Tantissimi! Ci siamo demoralizzati e non abbiamo scritto nulla anche per non trasmettervi il nostro scoramento. Ieri 4 novembre però il dato è tornato a scendere: solo 67 ingressi. Ora siamo a 2292 totali.

Che significa? Difficile dirlo, i trend non si valutano giorno per giorno. Potrebbe anche essere stata una oscillazione statistica. Potrebbe anche essere il segnale di una ripresa forte degli ingressi in terapia intensiva. Il dato di ieri però alimenta la speranza. Lo scopriremo solo nei prossimi giorni: se il dato continuasse a scendere....

Noi ci speriamo!