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Il sindaco Virgilio ha deciso di non partecipare alla commissione di vigilanza sul caso del manifesto sul tema aborto rimosso. Una decisione che ha suscitato un vespaio di polemiche. Qui di seguito pubblichiamo una lettera di Virgilio e gli interventi di Portesani, dei leader dei gruppi di sinistra e centrosinistra e di Ceraso. Prima di tutto, ecco la lettera di Virgilio che spiega la sua decisione:

Alle consigliere e ai consiglieri comunali

e p.c.
al Presidente del Consiglio comunale

Gentili Consigliere, Gentili Consiglieri,

con riferimento alla seduta della Commissione di vigilanza convocata per il giorno 20 luglio, avente ad oggetto la vicenda relativa alla rimozione del manifesto "SOS Vita" presso la fermata dell'Ospedale, comunico che non prenderò parte ai lavori della Commissione. La mia assenza nasce da una valutazione istituzionale precisa: non intendo avallare un'impostazione che considero non conforme rispetto alla natura e alle funzioni della Commissione di vigilanza.

Questa Commissione è un organo di garanzia del Consiglio comunale. Può verificare atti, procedure, rapporti contrattuali e profili amministrativi. Può ascoltare dirigenti, uffici, gestori e soggetti coinvolti. Non può essere trasformata in un "tribunale" chiamato a confermare una tesi già costruita dai proponenti.

Nel documento di convocazione non ci si limita a porre quesiti, chiedere chiarimenti o domandare una verifica sulla correttezza della procedura seguita. Si qualificano preventivamente i fatti, si attribuisce alla PEC da me inviata la natura di "provvedimento materiale o implicito" e si formulano, sviluppandole diffusamente, numerose ipotesi di violazioni di norme costituzionali, amministrative e procedimentali.

Nel medesimo testo sottoscritto dalla Presidente della Commissione si utilizzano espressioni quali "puro arbitrio", "natura prettamente censoria", "sviamento di potere", "diktat atipico e informale", "fuga dalle regole procedimentali" e "macroscopica invasione di campo". Si tratta di qualificazioni che non si limitano a delimitare l'oggetto di una verifica, ma anticipano giudizi, valutazioni sommarie, responsabilità, conclusioni e soprattutto sovrappongono la dimensione giuridica con quella politica.

Una Commissione di vigilanza dovrebbe partire da fatti da accertare e da questioni aperte, non da responsabilità già descritte e argomentate, di fatto considerandole comprovate.

Ribadisco, nel merito, un punto essenziale. La PEC da me inviata costituisce una comunicazione istituzionale, pienamente acquisibile e verificabile. Essa non revoca alcuna autorizzazione, non risolve alcun contratto, non commina sanzioni e non esercita nei confronti dei soggetti interessati un potere amministrativo autoritativo.

Ritengo inoltre improprio che una Commissione consiliare venga investita, nei termini formulati nel documento, dell'accertamento di presunte violazioni della Costituzione, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e di molteplici disposizioni della legge n. 241 del 1990. Una simile impostazione attribuisce alla Commissione di vigilanza una funzione para-giurisdizionale del tutto estranea alle sue competenze, quasi essa fosse una sorta di Corte Costituzionale in salsa cremonese chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell'operato del Sindaco.

Il profilo istituzionalmente più delicato riguarda, tuttavia, il ruolo assunto dalla Presidente della Commissione di Vigilanza nella predisposizione del documento di convocazione.

La Presidente non si è limitata a ricevere e trasmettere una richiesta sottoscritta dai capigruppo di opposizione, a verificarne l'ammissibilità regolamentare o a organizzare il calendario dei lavori. Nel documento da lei sottoscritto e presentato ai consiglieri formula direttamente, motivandole in modo dettagliato, le possibili violazioni che sarebbero imputabili al Sindaco. Non siamo, pertanto, in presenza di una convocazione che espone in termini neutrali i quesiti sottoposti alla Commissione. Il documento contiene una vera e propria ricostruzione di parte.

A questo dato si aggiungono le dichiarazioni pubbliche della Presidente Chiara Capelletti, secondo le quali la convocazione sarebbe stata "molto approfondita, ragionata e frutto di un'analisi condotta insieme alla Vicepresidente Maria Vittoria Ceraso". Tale affermazione conferma che la Presidenza non si è limitata a svolgere una funzione organizzativa o di garanzia, ma ha partecipato attivamente alla costruzione dell'impianto delle contestazioni che la Commissione viene ora chiamata a esaminare.

Il punto non riguarda l'appartenenza della Presidente alla minoranza, né il pieno diritto di tutti i consiglieri di promuovere iniziative di controllo e di sostenere le proprie posizioni politiche. Quel diritto è fondamentale. Il punto riguarda la necessaria distinzione tra il ruolo politico del singolo consigliere e la funzione istituzionale esercitata da chi presiede un organo di garanzia, la Commissione di Vigilanza non può essere infatti forzata a strumento politico in mano alla minoranza.

Affidare la Presidenza della Commissione di vigilanza alla minoranza significa rafforzare il controllo sull'Amministrazione, non attribuire alla Presidenza il compito di elaborare o fare propria la tesi di una parte politica. Siamo invece di fronte a  una ricostruzione politica e giuridica di parte incorporata nell'atto della Presidenza e presentata come presupposto neutrale dei lavori.

Questa impostazione rischia di costituire un precedente istituzionale di estrema gravità: la trasformazione della Commissione di vigilanza da sede imparziale di controllo e approfondimento a contenitore formale di una contestazione già orientata nel metodo, nel linguaggio e nelle conclusioni prospettate.

La mia posizione è pertanto netta: piena disponibilità alla trasparenza sugli atti; piena disponibilità degli uffici a ricostruire la sequenza amministrativa e contrattuale; nessuna disponibilità a legittimare attraverso la mia partecipazione un utilizzo della Commissione che rischia di snaturarne la funzione di garanzia.

Resta ferma la mia disponibilità a riferire come ho già fatto nelle sedi consiliari proprie sul significato politico e istituzionale della comunicazione inviata, che rivendico nella sua finalità: tutelare il rispetto, la dignità e la sensibilità delle persone in prossimità di un luogo di cura particolarmente delicato.

Andrea Leonardo Virgilio

Sindaco di Cremona

Ecco il commento di Portesani:

MANIFESTO SOS VITA, PORTESANI: "VIRGILIO E LA MAGGIORANZA SCAPPANO DALLA VIGILANZA. MERLI E D'AMBROSIO HANNO MESSO DA PARTE I VALORI CHE DICEVANO DI DIFENDERE"

«Quella di oggi è una delle pagine più brutte delle istituzioni cremonesi. Il Sindaco e l'intera maggioranza hanno disertato la Commissione di vigilanza convocata per verificare la correttezza dell'azione amministrativa nella rimozione del manifesto SOS Vita. . Sono tutti fuggiti. Scappati a gambe levate. I  consiglieri cattolici hanno scelto il silenzio e l'assenza. Ma le domande restano tutte sul tavolo. Continueremo a pretendere gli atti e le risposte che oggi Virgilio non ha avuto il coraggio di dare».
Lo dichiara Alessandro Portesani, capogruppo di Novità a Cremona.

«Il sindaco scappa perché ha paura. Fugge dalle proprie responsabilità, dal confronto con le opposizioni, dal giudizio dei cittadini, dalle divisioni create nella comunità e dalle lacerazioni aperte nella sua stessa maggioranza».

Le motivazioni addotte sono pretestuose. Il regolamento attribuisce alla Commissione funzioni di garanzia e controllo sull'attività dell'Amministrazione e il compito di verificare il rispetto delle competenze, la correttezza e l'efficacia dell'azione amministrativa. La Commissione non doveva emettere sentenze, ma acquisire documenti, ricostruire i fatti e porre domande.

«Il Sindaco sostiene che non esistesse alcun atto da controllare. Eppure esiste una comunicazione istituzionale, protocollata e firmata da lui, che ha prodotto un risultato preciso: Arriva ha chiesto a IPAS l'immediata rimozione e IPAS ha eseguito. Se non aveva nulla da nascondere, Virgilio avrebbe potuto presentarsi e rispondere. Ha preferito delegittimare la presidente Chiara Capelletti e svilire il ruolo della Commissione e del Consiglio comunale».

Dagli atti emerge che la richiesta del Sindaco non fu preceduta da alcuna istruttoria documentata. L'unico approfondimento amministrativo risale al 22 giugno, due mesi dopo la lettera di Virgilio e quando il manifesto era già stato rimosso.

«Prima hanno deciso, poi hanno rimosso, soltanto dopo hanno cercato di capire quali fossero regole e competenze. Era esattamente questo che la Vigilanza doveva approfondire. Anche la richiesta di accesso agli atti presentata dame il 17 giugno è stata evasa oltre termine e senza chiarire se esista ulteriore corrispondenza interna tra Sindaco, Segreteria, Giunta e uffici.

«Avevo chiesto di sapere, per ciascun documento, se esistesse, se venisse consegnato e, in caso contrario, perché. Non ho ricevuto questa risposta. Il Sindaco oggi ha evitato anche di spiegare queste omissioni».

La decisione di Virgilio è nata dalla segnalazione di Federica Di Martino, militante residente a Salerno e titolare della piattaforma "IVGstobenissimo", che ha pubblicamente rivendicato la richiesta e ringraziato il Sindaco per averla accolta.

«Virgilio ha ascoltato una militante di Salerno che aveva appena scoperto Cremona sulla carta geografica, ma non ha ascoltato Cremona. Non ha ascoltato le associazioni impegnate da anni a sostegno delle maternità fragili. Non ha ascoltato i cittadini. Non ha ascoltato neppure Gianluca Galimberti, il Sindaco del quale è stato assessore e vicesindaco per dieci anni».

La contestazione alla rimozione era stata sottoscritta anche dai consiglieri di maggioranza Riccardo Merli, Cinzia Marenzi e Marialuisa D'Ambrosio. Merli e D'Ambrosio sono componenti della stessa Commissione di vigilanza che oggi hanno deciso di disertare.

«Merli e D'Ambrosio avevano firmato una lettera molto impegnativa sul pluralismo, sulla libertà di espressione e sulla dignità della vita nascente. Oggi, non presentandosi in Commissione insieme al Sindaco, hanno scelto di mettere da parte quei valori».

«Non basta firmare una lettera per mettersi a posto con la coscienza. Il pluralismo non si difende sui giornali per poi abbandonarlo quando arriva il momento di guardare il Sindaco negli occhi e chiedergli conto delle sue scelte».

«Virgilio può pretendere disciplina politica. Ma oggi Merli e D'Ambrosio hanno dimostrato di essere disposti a sacrificare le convinzioni pubblicamente dichiarate pur di non creare difficoltà alla maggioranza. È una resa politica e personale della quale dovranno rispondere ai cittadini e al mondo cattolico che dichiarano di rappresentare».

Ecco l'intervento dei leader dei gruppi di sinistra e centrosinistra:

MANIFESTO "SOS VITA": LA MAGGIORANZA NON PARTECIPERÀ ALLA COMMISSIONE VIGILANZA

Non parteciperemo alla Commissione di Vigilanza convocata per lunedì 20 luglio sulla rimozione del manifesto "SOS Vita".

La decisione nasce da una ragione precisa: la Commissione è stata convocata per esaminare atti amministrativi del sindaco che nella realtà non esistono. Non vi sono state ordinanze, revoche o provvedimenti coercitivi, ma soltanto una sua PEC indirizzata al gestore degli spazi pubblicitari, con la richiesta di rimozione puntuale di un manifesto contenente un messaggio ritenuto non adeguato in un contesto delicato come l'ingresso dell'Ospedale di Cremona.

In assenza di atti amministrativi sui quali esercitare una reale funzione di controllo, la Commissione assume esclusivamente i caratteri di una contestazione politica di parte. Le modalità con cui è stata promossa e convocata, ipotizzando addirittura violazioni di numerosi articoli costituzionali e leggi dello Stato, delegittima la Commissione trasformandola in una sorta di anomalo strumento giurisdizionale.

Gli organismi di garanzia meritano equilibrio e rigore, necessari per preservarne la loro funzione cruciale.

Ovviamente non intendiamo sottrarci al confronto politico. Se le opposizioni ritengono necessario discutere ulteriormente della vicenda, lo faremo nella sede propria: il Consiglio comunale. Apertamente e nel rispetto delle funzioni istituzionali.

Alla Commissione spetta il compito di vigilare sugli atti. Non quello di  tribunale politico.

Roberto Poli PD

Paolo La Sala Fare Nuova La Città - Cremona Attiva

Andrea Segalini Cremona sei tu

Rosita Viola Sinistra per Cremona

Infine ecco l'intervento di Ceraso:

Gentilissimi,

In fondo, hanno fatto bene il Sindaco e i Consiglieri di maggioranza a non presentarsi in Commissione di Vigilanza. 
Quando capisci di non poter più difendere la legittimità del tuo operato, hai solo due strade: o chiedi scusa o eviti il confronto. Oggi hanno scelto la seconda. 
E lo hanno fatto cinque minuti prima dell'inizio, con il chiaro intento di sminuire l'impegno di chi ha lavorato duramente a una convocazione articolata, solida e pensata per un confronto serio e di merito.
Ma come e' possibile rinunciare a  difendere le proprie scelte, davanti a chiunque, Vigilanza,  Corte Costituzionale o fino alla Corte Europea,  se si è davvero convinti di aver agito per il bene? 
La risposta è semplice: se per dimostrare le tue ragioni puoi contare solo sul tuo ego e sull'ideologia, l'unica  possibilita' per tentare di uscirne dignitosamente  e' dare forfait all'ultimo minuto. 
Per poi fare la vittima dell'"inquisizione" della minoranza.
Ma grazie alla documentazione acquisita e al confronto che comunque si e' tenuto con il Segretario Generale e il dirigente Stoppa, che ringrazio per la disponibilita',  ci siamo resi conto che non serviva una seduta della Vigilanza  per dimostrare che Virgilio non è affatto l'eroe coraggioso dipinto dalla sua propaganda, pronto a togliere manifesti "per non far sentire le donne colpevoli". 
La realtà è un'altra, molto più banale e triste: ha semplicemente assecondato la segnalazione ideologica di chi afferma che si possa abortire e stare benissimo, calpestando il diritto all'informazione e il sostegno ai più fragili. 
E sarebbe questa l'"imparzialità" che il Sindaco rivendica con presunzione, attaccando la Presidente della Vigilanza Capelletti? 
Qui la destra e la sinistra non c'entrano nulla. Questa è una questione di valori, di rispetto istituzionale, di coscienza.
Oggi esco da Palazzo Comunale profondamente delusa sul piano politico e personale, ma nella convinzione di aver  agito per difendere la democrazia e la liberta' di pensiero, per me e per tutti i cremonesi.
Cordialmente
Maria Vittoria Ceraso