Cultura

In libreria ‘La coscienza di Zeni’, il terzo romanzo del cremonese Marco Ambrosi.

Sabato 26 marzo alle 17.00 presso la libreria Feltrinelli in C.so Mazzini 20 a Cremona, Francesca Codazzi presenterà il terzo ed ultimo romanzo di Marco AmbrosiLa coscienza di Zeni’ (Ed.Creativa). Una trilogia che per alcuni versi si potrebbe definire come un'auto-fiction, ed è anche questa parziale trasposizione tra la realtà e la fiction che regala alla scrittura di Marco Ambrosi un suo stile molto personale.

Il protagonista è ancora Marco Zeni, che si ritrova ad affrontare un'altra fase della sua vita accanto alla moglie Gioia, il figlio Francesco, il fratello Reno, le due gatte Belen e Lola.

Cremona, città condivisa da autore e protagonista, fa da sfondo al vero contesto della storia: il ‘condominio Villa Rosa’, un palazzo ristrutturato dotato di tutti i comfort tecnologici gestiti dal computer @Alma, e  si prende cura dei condomini, dome Marco e Gioia hanno deciso di trasferirsi.

Ma, con il passare dei capitoli, restano i condomini, le loro storie ed il loro essere umani imperfetti, a dettare la storia in un crescendo finale, che si tinge di giallo.

Marco Zeni dovrà fare i conti con il presente, ma anche con un passato a cui il lettore avrà accesso  attraverso flash back  fatti di viaggi in vespa, giornate di sole e di mare nella tanto amata Liguria, ma anche di eventi tanto inaspettati quanto dolorosi, macerie su cui Marco e Gioia hanno ricostruito il loro rapporto.

Marco Ambrosi, come in ‘Le amichevoli imperfezioni', mette in condizioni il lettore di osservare la storia da diversi punti di vista, prendendo parte e le parti dei protagonisti, conoscendoli attraverso ‘finestre temporali’ che ne rivelano le sofferenze, gli errori, i limiti umani. 

Ma proprio da questi momenti, spesso inaspettati quanto dolorosi, che affiorano tra le pagine ed in cui il lettore potrebbe riconoscersi, che la vita ci indirizza sulla via che ci porta al presente, alla ricerca di rapporti più solidi, più sinceri di cui curarsi vicendevolmente.

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Marco Ambrosi nasce il 2 dicembre 1967 in una piccola città di provincia, Cremona, in mezzo a una moltitudine di opere architettoniche e viuzze ciottolate, ma non è l’ambiente pittoresco ad averlo fatto innamorare delle storie o almeno non lo è del tutto. Si è innamorato leggendo e continua a farlo in ogni pagina, in ogni persona che vive sulla carta.

Dopo il liceo fonda una delle realtà cremonesi più innovative nel settore delle IT, e nel 2012 inizia a scrivere a seguito di un grave incidente motociclistico.

Nel 2015 pubblica “Camera 317”, un romanzo in salsa autobiografica in cui si narra di un percorso lavorativo molto variegato e colmo di ironia, e nel 2018 esce Le Amichevoli Imperfezioni”, una storia “on the road” a più voci che consolida una consapevolezza nella scrittura che lo porterà a partecipare ad alcune trasmissioni televisive come “Ore12” e “Cremona 1”.

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Intervista di Francesca Codazzi, romanzo “La coscienza di Zeni”.

La ‘Coscienza di Zeni’ è il nuovo e terzo romanzo di Marco Ambrosi per Edizioni Creativa. Parto con augurio che il terzo romanzo di Marco Ambrosi gli porti la stessa fortuna che ‘La coscienza di Zeno’ portò a Italo Svevo. I due autori hanno in comune più di quanto si immagini. Italo Svevo era un contabile in una banca e Marco ha una storica attività imprenditoriale. Italo Svevo raggiunse il successo della critica con la’ Coscienza di Zeno’, il suo terzo romanzo. Sorte che auguro al ‘terzo figlio di carta’ di Marco. Italo Svevo portò alla ribalta in Italia una scrittura psicoanalitica che si collega storicamente e culturalmente a Trieste, sua città d’origine. Patria italiana della psicanalisi. Allude alla scrittura che fece la fortuna di romanzieri soprattutto inglesi, ricordo James Joyce e Virginia Wolfe. Nella scrittura di Marco non vi è un vero e proprio flusso di coscienza, o meglio c’è ma è fortemente modernizzato. Usa tempi misti, elude una narrazione cronologica ed oggettiva di fatti, occorre ripescare all’interno di tante finestre che si aprono come in una navigazione online il fil rouge di una narrazione che è lontanissima dal romanzo storico ottocentesco: è un flusso di coscienze. Anime in divenire che attingono a ricordi, ed emozioni, a stralci di conversazione, ad un presente intriso di imperfezioni, a volte lenitive, premianti, frutto di una crescita interiore, altre volte buchi neri in cui è possibile affogare o sopravvivere. Per questo – ciò non vi meravigli – non c’è un finale. Anzi, fa venire la voglia di leggere il prossimo. A me, ma è personale, preoccupa sapere che ne sarà del fratello Reno. Figura delicatissima. 

Marco, da dove attingi la tua ispirazione? 

- Grazie Francesca per l’appiglio che mi offri come una guida alpina verso colui che da principiante si prepara a scalare il monte Rosa… mi piaceva ricreare questa immagine perché sono fresco di Cognetti, grande scrittore e appassionato di montagna, e ho appena letto il suo “La felicità del lupo”, bellissimo. Ma il parallelo al romanzo di Svevo non è figlio di una simbiosi con un autore inarrivabile o di un espediente per eludere il percorso creativo che precede una storia inedita. Macché.  Il romanzo “La coscienza di Zeni”, non è una cover ben fatta, l’opera prima di un dj sconosciuto che ha remixato Vivaldi. C’è di più. Esiste un legame che emerge dal titolo e poi scompare, va e viene, ma che sicuramente travalica la semplice assonanza da copertina. Tempi misti. Digressioni. Inettitudini. Vizi. Virtù. Interpreti. C’è il rapporto coniugale tra Marco e Gioia, che nel romanzo di Svevo incarna Augusta, la maggiore tra le quattro sorelle Malfenti, mentre l’amante di Marco, Laura, sembrerebbe Carla Greco, il camaleontico personaggio che si rivelerà tale anche nelle vesti di Carla, la super nonnina affetta da accumulo compulsivo oltre che da un passato ingombrante. Poi c’è il rapporto conflittuale tra fratelli. Marco Zeni, eterno esteta, frustrato dal lavoro e dal rapporto coniugale con Gioia, mentre Reno, il tennista playboy, conduce una vita dedita all’effimero che nel suo delta sfocerà nell’ inettitudine tipica di un mollusco, ovvero, colui che resta ancorato ai propri alibi esistenziali e non trova una via d’uscita dalle proprie convinzioni. Sempre quelle sbagliate’.

Marco cosa intendi per coscienza?

- Intanto devo dire che avendo scritto molte volte la parola “coscienza” ho avuto modo di imparare per bene che scienza, coscienza, e usciere, di scrivono con la i (!) e scusate la battuta da prima elementare ma… tant’è. Letteralmente si definisce “coscienza” la facoltà immediata di avvertire, comprendere, valutare i fatti che si verificano nella sfera dell’esperienza individuale o che si prospettano in un futuro più o meno vicino. Questo da dizionario. In realtà, nel linguaggio comune così come nel registro narrativo del romanzo, per “coscienza”, intendo la valutazione del comportamento di ogni individuo con i suoi simili, ma anche il criterio supremo della moralità. Agire con coscienza, venire a patti con la propria coscienza, prendere atto dei propri diritti e dei propri doveri… ben consci che siamo una tessera dentro al puzzle che circonda e che la sostenibilità del pianeta è legata all’etica comportamentale di chi lo abita. E ancora; la ricerca della verità, come l’unico, insostituibile stile di vita virtuoso, forgiato dal sacrificio, dall’abnegazione, e non dalle scelte di comodo come un passaggio in taxi durante il cammino di Santiago! Nessuna scorciatoia. Niente espedienti. Sentirsi a proprio agio con sé stessi, nel NON mentire mai, anche quando fa male e pensi di non farcela. Poi ci sono le bugie bianche. Quelle a fin di bene. Le conosci? (qui potremmo aprire una discussione sulle bugie bianche, se ti va, se come me, a volte, sei costretta a dirne)’.

Entra nel vivo della trama. Raccontala tu. Quale è il passaggio che ti gratifica di più? Quello che quando lo hai scritto eri fierissimo di te.

- ‘Marco e Gioia sono freschi di trasloco in quel di Villa Rosa e il romanzo inizia proprio con loro due in camera da letto, abbracciati nel calore del piumone (come in tutti i miei romanzi, la storia parte da un risveglio, l’alba di un nuovo giorno) in cui sembrerebbero rapiti da un sogno; il ricordo di una vacanza al mare nelle Cinque Terre, a Riomaggiore. Con loro c’è Francesco, il figliol prodigo, che lavora all’estero, e che nel romanzo viene rappresentato come un monumento alla resilienza umana nonostante sia vessato dalla solitudine e da una carriera politica che non gli appartiene. Francesco, in occasione della gita a Riomaggiore con i suoi genitori, decide di tornare a casa in treno nonostante si trovi nel bel mezzo di un congresso internazionale a Parigi, e da qui, parte il raccolto di una notte trascorsa in un vagone letto di un Parigi-Milano “stracolmo di maleducazione” e poi in una camera per turisti simile ad una grotta, causa forza maggiore, ovvero, a seguito di un’improvvisa defezione della loro auto, una vecchia Mercedes che dà segni di insofferenza verso il suo conduttore e decide di vendicarsi per essere stata abbandonata in un garage sotterraneo pieno di sensori e lucine colorate. Da lì parte la convivenza condominiale in quel di Villa Rosa, fulcro della narrazione, prima come miraggio, poi come una nuova Itaca per Marco e Gioia, che sono freschi di trasloco, e la adorano come un sogno che si realizza: quello di ritornare in città. E così, Villa Rosa, la loro nuova dimora, tanto agognata dagli Zeni, che sembrano felici, nonostante abbiano trascorsi di infedeltà reciproca e periodi di frequenza altalenante, viene raccontata come un’abitazione di lusso situata nel centro storico di Cremona. Una struttura iper-moderna, composta da un corpo centrale e da una dépendance con terrazza collegati da uno spettacolare ascensore trasparente che entra direttamente nelle abitazioni in cui convivono, non senza qualche difficoltà, degli strani personaggi che nel romanzo vengono raccontati deboli ma superbi, ambigui, subdoli in tutte le loro fragilità, nei loro vizi, nelle loro doppiezze indissolubilmente legate al tema della coscienza individuale, fino al punto in cui, alla resa dei conti, emergerà un mistero che viene celato fino alla fine, ma che in realtà, più che a un tramonto, assomiglia ad un’alba. Si tinge di giallo’.

Gli animali, secondo te hanno una coscienza? Parla della copertina e di Bélen. 

- L'immagine di copertina è la prima delle molte digressioni presenti nel romanzo, tanto care a Mendelsohn, ovvero colui che mi ha aperto un nuovo approccio alla scrittura. A mio modo di vedere sono la parte più intrigante del romanzo perché abbracciano il tema del mito. La micia in questione è la mia gatta che ho trasformato in una sorta di creatura mitologica scomoda, irascibile, una bizzarria genetica accessoriata da alcuni super poteri che la aiuteranno a fuggire dal suo destino di randagia fino ad una memorabile vittoria, la fuga dal lager, alias, il gattile comunale (mi piaceva l’idea di poter raccontare da un altro punto di vista quelle storie di cattiva coscienza umana legata al mondo degli abbandoni). Immortalata in prima persona come l’ennesima digressione stilistica del romanzo, Belen racconta di esser stata più volte abbandonata fino al giorno in cui approderà a casa Zeni, ma dovrà fare i conti con una serie di traumi infantili e con un carattere burbero e solitario in quanto forgiato dall’odio verso il genere umano. Un personaggio iconico, delicato e struggente, che pone nelle coscienze altrui i risvolti amari e crudeli di una cronica indifferenza in merito di tutela verso gli animali’.

La famiglia quanto è importante per te, io lo so già, dunque è una domanda retorica. Ma forse non tutti ti conoscono bene.

- ‘Parlare della famiglia non è mai retorica. La famiglia è al centro del mio palco narrativo perché credo che sotto sotto, celato tra le pieghe, dentro ogni mio romanzo, ci sia un comune denominatore: il messaggio. Una morale forte, chiara e imprescindibile, come la componente fondamentale dei mei romanzi. E da quando ho perso mio padre… lo è diventata ancora di più. Non c’è nulla di più delicato e frangibile e nello stesso tempo solido e inossidabile del rapporto con la propria famiglia. Una cristalleria di sentimenti dove il pulviscolo del quotidiano impone di spolverare delicatamente, misurare i gesti, le parole, muovere le pedine giuste al momento giusto’.

Infine, Cremona, si capisce che la ami, come la amiamo in tanti, ma è una Cremona ipertecnologica. Io penso che la tecnologia sia una protagonista del romanzo.

-’Parlando di Cremona mi si propone l’ennesima aporia. C’è la Cremona anni Ottanta - quando Marco era uno studente svogliato dalle buone capacità inespresse - votata al consumismo e invasa dai fast food americani, dai ragazzi nelle piazze, nei concerti, nei negozi pieni, in Galleria, come in preda ad una crescita economica fuori controllo tipica di quel periodo dorato. Poi c’è la Cremona del futuro, quella attuale: bellezze abbandonate, negozi vuoti, isolamento, senso di sfiducia, pochi soldi, immobilismo. Necessità di un luogo sicuro dove proteggersi dalla gente. Misantropia. In questo contesto, emerge la velocità del cambiamento sociale verso un luogo più tecnologico ma infinitamente più arido. Si passa dalle grandi compagnie di ragazzi nel centro cittadino, in una “vasca” brulicante nei pressi della Galleria, alla necessità di installare filtri anti Covid alle abitazioni. Poi c’è lei, l’anima tecnica del condominio. Acronimo di Automatic Learn Mental Assistence, ALMA è un’assistente virtuale di nuova generazione capace di apprendere dal vissuto, memorizzare, implementare gli automatismi in base all’umore o alle consuetudini dell’utente. 

Se dici: “ALMA, accendi la doccia a quarantatré gradi”, e poi, “ALMA, chiudi la casa e preparami un caffè ed un succo d’arancia”, succede che in pochi minuti sarai lavato, nutrito, pronto per uscire da casa”. 

In un prossimo romanzo, mi piacerebbe accessoriarla con una pochette di sentimenti.

Renderla ancora più umana’. 

M.A.

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Marco Ambrosi nasce il 2 dicembre 1967 in una piccola città di provincia, Cremona, in mezzo a una moltitudine di opere architettoniche e viuzze ciottolate, ma non è l’ambiente pittoresco ad averlo fatto innamorare delle storie o almeno non lo è del tutto. Si è innamorato leggendo e continua a farlo in ogni pagina, in ogni persona che vive sulla carta.

Dopo il liceo fonda una delle realtà cremonesi più innovative nel settore delle IT, e nel 2012 inizia a scrivere a seguito di un grave incidente motociclistico.

Nel 2015 pubblica “Camera 317”, un romanzo in salsa autobiografica in cui si narra di un percorso lavorativo molto variegato e colmo di ironia, e nel 2018 esce “Le Amichevoli Imperfezioni”, una storia “on the road” a più voci che consolida una consapevolezza nella scrittura che lo porterà a partecipare ad alcune trasmissioni televisive come “Ore12” e “Cremona 1”.



La Quinta T è una iniziativa editoriale di
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