Cultura

La lezione di storia e comunicazione del professor Breccia: l'esercito romano e le battaglie di Bedriaco, spiegato bene e spiegato semplice

Gastone Breccia è uno storico militare molto conosciuto che ha legami profondi con la nostra città, quindi diciamo pure che "gioca in casa" quando è di scena sotto il Torrazzo. E' proprio giocando in casa che il professor Breccia (è professore universitario e ha scritto molti libri di successo) si "è esibito" al museo archeologico San Lorenzo per un evento, organizzato in collaborazione col museo, dai ragazzi del Crart (penso che sappiate ormai bene che istituzione è). 

E' stata una vera lezione, partecipata (una cinquantina di presenti, non male), sotto tutti i punti di vista: il professor Breccia infatti ha la competenza e il rigore di uno studioso scientifico e la disponibilità e semplicità del "vicino di casa". E' come un amico, preparato e competente, che ti mette a tuo agio e ti spiega le cose, disponibilissimo a risolvere domande e dubbi che anzi incita a porre. 

Sul tema abbiamo pubblicato sulla nostra pagina "voglia di storia" (pagina facebook e instagram dedicata alla divulgazione storica) alcuni elaborati sui temi trattati da Breccia. Ve li riproponiamo, con la premessa che il tema è l'esercito romano, con particolare attenzione alle battaglie di Bedriaco svoltesi nel nostro territorio (e fondamentali per i destini di Cremona).

SUI PRINCIPI ISPIRATORI DELL'ESERCITO ROMANO
Il professore ha fatto una sintesi della storia dell’esercito romano (che ha trattato nel suo libro "I figli di Marte", base di questa conferenza). Ovviamente si parla di diversi secoli di storia e l’esercito ha avuto una sua evoluzione, non può essere considerato nello stesso modo in ogni epoca. Ci sono però alcuni punti fermi che sono ricorrenti. Ecco i principi (con i dovuti distinguo, copriamo per l’appunto un lungo arco temporale non omogeneo) che hanno fatto la fortuna dell’esercito romano, in ordine sparso.
1) ADDESTRAMENTO

L’esercito romano spiccava per un addestramento certosino, insistito, dettagliato. Era un addestramento che spesso a livello di fatica e preparazione non differiva dalla battaglia. Questo permetteva di svolgere movimenti collettivi in battaglia in modo efficace, quasi automatico, spesso con effetto decisivo sulle battaglie: se sei più rapido e coordinato nel fare un movimento di massa, vinci
2) DISCIPLINA
Collegato al punto precedente: il legionario sapeva cosa fare in battaglia, era preparato per le varie situazioni e in media a obbedire agli ordini con rapidità
3) FEROCIA
Spesso i legionari spiccavano per la ferocia, la grinta, la determinazione in battaglia, frutto di una mentalità inculcata nel tempo. Il professore citato diversi esempi di avversari anche agguerriti stupiti dalla ferocia con cui i romani infierivano sul nemico
4) LEADERSHIP
I generali di maggior successo sapevano farsi amare dalla truppa grazie a competenza, capacità oratorie e condivisione delle fatiche e dei rischi con i soldati
5) INIZIATIVA CONCESSA ANCHE AI GRADUATI MENO NOBILI
Ci sono stati più casi di ufficiali di medio livello che in battaglia hanno preso decisioni importanti o addirittura decisive in modo autonomo. Ripercorrere la catena del comando in attesa di istruzioni poteva far perdere tempo prezioso, avere una competenza diffusa anche fra gli ufficiali non di primo livello permetteva di reagire alle dinamiche della battaglia in modo più celere ed efficace
6) SAPER IMPARARE
Forse la dote migliore. Più e più volte i romani hanno subito sconfitte cocenti ma hanno saputo mutuare tattiche, strategie e principi di movimento dal nemico. Imparare e assimilare, una dote fondamentale. E per saperne di più, leggete il libro del professore che ho citato in avvio di post!
SULLA BATTAGLIA DI BEDRIACO: QUELLO CHE HA RACCONTATO IL PROF RIASSUNTO DA NOI CON TONI UMORISTICI
Battaglia di Bedriaco, anno 69. Sei un centurione dell’esercito di Vitellio, magari della celebre legione XXI Rapax. Stai combattendo contro le forze di Vespasiano una battaglia decisiva: se vinci, sai che il tuo comandante, il “capo”, sarà imperatore. “Chissà che ricompense per me, fedele servitore!” pensi e allora di dai dentro, avanti con la battaglia, mena fendenti, insisti e non fermarti.ù Sono ore che combatti, dal pieno della notte all’alba, mai ti sei fermato: sei stanco, acciaccato, ma non molli. Per il mio comandante, per i miei compagni, per me stesso!
Intorno a te ormai i morti non si contano più, si odono lamenti, c’è sangue, c’è odore di morte. La battaglia è dura…il nemico ha le tue stesse armi e il tuo stesso modo di combattere e anche numericamente siete praticamente pari, c’è equilibrio. Vinceremo? Non si sa, ma io ci credo!
In queste condizioni, ci vuole un episodio, un colpo di fortuna per girare le sorti della battaglia, in una direzione o nell’altra. Ed ecco…ma qui cedo la parola a Tacito, con una premessa e cioè che i soldati che salutano il sorgere del sole sono i nemici del nostro centurione vitelliano:
“Da ogni parte sorsero clamori e quelli della terza salutarono il sorgere del sole, come avevano appreso a fare in Siria. Subito dopo si sparse la voce (forse fu lo stesso Antonio Primo, comandante degli uomini di Vespasiano, a metterla in giro ad arte) che Muciano era giunto e gli eserciti si erano scambiati il saluto. Sentendosi quasi sostenuti da forze fresche, i Flaviani si buttarono all’attacco mentre nella schiera dei Vitelliani si aprivano dei vuoti perché i soldati, non avendo un capo, ora si stringevano ora si allargavano trasportati dalla foga o dalla paura. Quando Antonio capì che il nemico ormai cedeva, prese ad attaccarlo con le file serrate. Le file, ormai scollegate fra loro, venivano stravolte e non era possibile trovare un minimo di ordine perché ad impedirlo c’erano i veicoli e le catapulte. I vincitori, spinti dalla foga di inseguire, si spargono lungo i margini della strada”
Finisce il sogno di vittoria, inizia l’incubo: sarà una strage, niente impero per Vitellio ma anzi pagherà con la morte, niente bottini ma morte anche per i suoi soldati.
Io me lo immagino il nostro centurione, sconfitto e deluso, morente sul campo di battaglia.
C’è chi è stato sconfitto dal generale Inverno, a Bedriacum i vitelliani sono stati sconfitti dall’astuzia di Antonio Primo e dal generale Sole!

La Quinta T è una iniziativa editoriale di
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