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FOTO MATTIA DI PASQUALE

COMUNICATO STAMPA

Benedetta Torre è Poppea nell’Incoronazione di Poppea, titolo che dà il via alla 43ª edizione del Monteverdi Festival, dedicato quest’anno al tema “Cantami, o Diva!”. Il soprano genovese, classe 1994, compie così il suo primo grande passo nel repertorio Barocco. La nuova produzione del capolavoro monteverdiano, firmata dal regista Roberto Catalano con Paul Agnew alla direzione della storica formazione Les Arts Florissants, va in scena al Teatro Ponchielli di Cremona il 13 e il 20 giugno.

«Affrontare il mio primo vero ruolo barocco nella città del ‘Divin Claudio’ è per me una grande soddisfazione e, al tempo stesso, una sfida. È stimolante e avvincente addentrarsi in Poppea, personaggio decisamente distante da me, benché in ognuno di noi viva una parte manipolatoria e un po’ narcisista: Poppea, però, ne è completamente sopraffatta. Non solo, Poppea è ambiziosa e spregiudicata, sfrenata, voluttuosa, priva di qualsiasi limite o spirito di autoconservazione. L'ho cercata nei meandri della mia personalità e nel potere dell'immedesimazione, attingendo, forse per la prima volta, anche alle mie esperienze relazionali», ha dichiarato Torre al termine della presentazione dell’Incoronazione di Poppea al ridotto del Ponchielli. «In questo allestimento, però, durante il “Pur ti miro”, c’è un momento di maggiore distensione per lei e Nerone (interpretato dallo specialista Maayan Licht) – prosegue il soprano – nel quale lo spettatore può arrivare a una maggiore immedesimazione con il personaggio, come è successo anche a me, grazie a uno scioglimento interpretativo che finalmente arriva a farci "afferrare" almeno un po' una personalità così difficile da sondare. Per me è tutto nuovo, ma devo ammettere che nel mio primo vero ruolo un po' "evil" mi sto anche divertendo!».
Accanto alla sfida interpretativa, Torre sottolinea anche il fascino di una scrittura musicale profondamente diversa da quella affrontata finora: «cantare una musica così legata alla parola, al teatro, che dà una grande libertà ed elasticità sia dal punto di vista musicale che espressivo è un'esperienza galvanizzante. La tavolozza di colori e di inflessioni da poter utilizzare è vastissima, e grazie alla guida sapiente de Les Arts Florissants sta diventando tutto molto naturale, insieme all'interpretazione scenica cercata con Roberto Catalano, che ci richiede veridicità e spontaneità emotiva».