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Anna Zanibelli

Bentornati nel salotto a cielo aperto più bello del mondo: Piazza Duomo a Cremona. Mentre il Torrazzo allunga la sua ombra sulla città, oggi apriamo le pagine di un romanzo che odora di storia antica, di polvere d'archivio e di misteri che si celano proprio sotto i nostri occhi: chiese, cunicoli e borghi della nostra provincia.

Mai come oggi possiamo dire di poter presentare un libro all’ombra del Torrazzo. “La spada perduta” è un thriller storico ambientato ai giorni nostri, che prende vita nel cuore di Cremona per poi condurci in luoghi e borghi della nostra provincia, dove il confine tra storia e leggenda è quasi impercettibile.

Oggi ho il piacere di ospitare Anna Zanibelli, una scrittrice che ha fatto della nostra terra il palcoscenico della trilogia dei suoi romanzi storici. Residente a Trigolo, Anna di giorno è un'insegnante, ma appena può si dedica a quello che lei stessa definisce un vero e proprio 'secondo lavoro': la scrittura. La sua passione trova sfogo nel genere del thriller storico contemporaneo, portandola a completare la trilogia ambientata interamente nel territorio cremonese.

“La spada perduta” è l'ultimo capitolo di questa trilogia, preceduto da “Sotto il segno del drago” (2021) e “Il quadrato magico” (2023). Il suo primo romanzo, “Il mistero del popolo del serpente” (2017), era invece ambientato in Valcamonica, in provincia di Brescia.

Tutta la trilogia si riferisce al mondo della storia medievale e ai misteri ad essa collegati. In particolare, il libro si focalizza sui Cavalieri Templari e sul loro passaggio nella provincia di Cremona. I libri, pur essendo romanzati, contengono dettagli e fonti storiche che il lettore può approfondire tramite una nutrita bibliografia, immagini e documenti, raccolti alla fine di ogni volume.

Il romanzo si apre presso l'Archivio di Stato di Cremona, dove un giornalista ruba una pergamena. Quella che apparentemente è una lista di merci per il trasporto fluviale verso Ferrara è in realtà un indizio cruciale, in quanto condurrebbe al luogo dove si troverebbe sepolto il primo maestro dell’Ordine del Tempio dei Templari, e soprattutto, alla sua spada perduta.
Diversi personaggi sono coinvolti nella corsa contro il tempo per impossessarsi della spada, tra cui: il giornalista, due sorelle – una delle quali ha perso il marito nella ricerca, forse vittima di un misterioso omicidio – un collezionista di antichità senza scrupoli, un poliziotto corrotto e un misterioso monaco.

INTERVISTA:

Benvenuta Anna, qui all'Ombra del Torrazzo. Credo che anche per te sia una grande emozione 'tornare' in questo luogo, dove si svolgono diverse scene del tuo romanzo. Cosa ti affascina di questa piazza e della sua torre campanaria?

“Il Torrazzo mi ha sempre affascinata per  i suoi cento metri e più di altezza e per il meraviglioso orologio astronomico. Non si può non rimanere incantati da tali meraviglie.”

Non sei una storica di professione, ma dai tuoi romanzi affiora la passione per la ricerca dei luoghi, delle leggende, delle testimonianze dirette e indirette, di esplorazioni. Cosa ti spinge a questi lunghi percorsi di studio, da intrecciare con le vite di personaggi contemporanei inventati?
“Amo pensare che un thriller storico non debba necessariamente essere ambientato in capitali europee o in altri luoghi “famosi” che siamo abituati a trovare nei libri, ma che possa essere ambientato anche “dietro casa”, affinché i lettori possano sentirsi parte della storia.”

La tua scrittura ti obbliga a rispettare i passaggi storici che ne segnano la trama. È più facile o più difficile rispetto a scriverne dove tutto è inventato?
Rispettare i passaggi storici nei miei libri è fondamentale, ma qui sta la vera ed entusiasmante sfida: quella di dare una reale connotazione al romanzo , dí contestualizzare una storia ma di lasciare il lettore in bilico tra realtà e finzione, dove spesso non riesce a definirne i confini. È una stesura più difficile senza dubbio, ma molto gratificante”.

Scrivere è un piacere e al tempo stesso fatica, specialmente per chi ci può dedicare solo parte del tempo a disposizione. Come ti organizzi e come si svolge la tua stesura?
“In genere, quando effettuo le mie ricerche per un libro, mi capita di imbattermi in qualcosa di inaspettato. Una sorta di “serendipità” che mi porta a pensare subito a un’altra storia. A questo punto, ultimato il romanzo precedente, mi dedico ad approfondire ciò che ho trovato e a immaginare come possa essere sviluppato in un romanzo. Non amo scrivere con schemi e scalette, è la storia stessa che mi prende per mano e mi porta al finale, capitolo dopo capitolo. Non scrivo mai un’ora qua e là. Quando scrivo lo faccio anche per dieci ore al giorno quando mi è possibile. Il resto del tempo lo passo leggendo libri inerenti al tema trattato o ad andare fisicamente nei luoghi che intendo inserire nel romanzo.”

La copertina del tuo romanzo ci riporta proprio qui ed è uno splendido omaggio al nostro Torrazzo, che avrai sicuramente visitato. Cosa si prova a salirvi con una storia che sta prendendo forma nella tua mente?
“Salire sul Torrazzo è ogni volta un’emozione. In ben due romanzi ci sono scene determinanti ambientate proprio in cima al Torrazzo. Mi piace visitare le varie stanze, l’aria che si respira stagione dopo stagione, spaziare con lo sguardo sulla pianura e immaginare i maestri costruttori in epoca medievale mentre realizzavano quest’ opera straordinaria. Immagino i personaggi dei libri che si muovono, dialogano, gesticolano, e che in qualche modo provano le mie stesse sensazioni.”
 
La storia medievale, come dici tu, lascia molte "porte aperte". Come hai lavorato su questo margine di mistero e quanto è difficile bilanciare il rigore delle fonti con la libertà narrativa necessaria a costruire un thriller?
“Il rigore delle fonti è testimoniato nella nutrita bibliografia che si trova nelle ultime pagine di ogni libro. Certamente in un romanzo, essendo un’opera di fantasia, si può anche azzardare ipotesi creative ed originali. Tuttavia sempre con l’idea di collegare eventi e coincidenze attraverso una minima coerenza storica.”


Stai facendo tantissime presentazioni che attirano moltissime persone. Quale riscontro hai avuto dai lettori rispetto a un thriller storico, ambientato in una piccola provincia, piuttosto che in una grande città, con grandi monumenti, grandi chiese e personaggi più vicini a un action movie che a una trama di romanzo?
“Ho molti rimandi dai lettori, è vero. Ed è una grande soddisfazione per me. Ho compreso che uno dei principali motivi è proprio il fatto di leggere un thriller ambientato in  luoghi cari, familiari, conosciuti e vissuti nel quotidiano. Le persone si sentono coinvolte. Mi arrivano messaggi da gente che abita in provincia per segnalarmi luoghi interessanti, magari legati a misteri particolari, affinché io li inserisca nei miei libri. Bello che tutti vogliano partecipare, nel loro piccolo, alla creazione di nuove storie!”

Che valore ha per te la riscoperta di questi luoghi? Senti che il romanzo possa essere uno strumento per farci riappropriare della nostra identità culturale e artistica, quasi come se la lettura fosse una 'mappa di un tesoro'?
“Ho molti rimandi dai lettori, è vero. Ed è una grande soddisfazione per me. Ho compreso che uno dei principali motivi è proprio il fatto di leggere un thriller ambientato in  luoghi cari, familiari, conosciuti e vissuti nel quotidiano. Le persone si sentono coinvolte. Mi arrivano messaggi da gente che abita in provincia per segnalarmi luoghi interessanti, magari legati a misteri particolari, affinché io li inserisca nei miei libri. Bello che tutti vogliano partecipare, nel loro piccolo, alla creazione di nuove storie!”

Leggendo il tuo romanzo, ho ritrovato nei protagonisti la tua stessa voglia di rivelare, scoprire e raccontare, quasi volessero ripercorrere un percorso che tu avevi già fatto personalmente.

“E’ così. Infatti è mia abitudine sperimentare, nei limiti del possibile, ciò che poi vivranno alcuni personaggi. Ricordo quando stavo scrivendo “sotto il segno del drago” di essere andata con gli speleologie urbani nei sotterranei del borgo di Soncino, per poi raccontare questa esperienza attraverso i protagonisti del romanzo. Mi capita spesso di vivere diverse avventure finalizzate alla stesura di un libro.”


Leggendo il tuo romanzo, ho ritrovato nei protagonisti la tua stessa voglia di rivelare, scoprire e raccontare, quasi volessero ripercorrere un percorso che tu avevi già fatto personalmente.
“Certamente! È l’idea di riscoprire luoghi che diamo un po’ per scontati, conoscerci reciprocamente nelle diverse zone della provincia. E vedere con occhi nuovi i luoghi che abitiamo. Ai lettori piace, una volta terminato uno dei miei libri, recarsi fisicamente nei luoghi trattati per poi scrivermi o inviarmi foto.” 

Adesso una domanda per ‘Anna lettrice’. Dato per scontato che la migliore palestra della scrittura è la lettura, quali sono i tuoi autori e romanzi che terresti sempre sul tuo comodino?
“Sul comodino ho almeno quattro o cinque libri. Uno storico per approfondire, un thriller medievale (ad esempio mi piace molto Marcello Simoni), un libro dedicato alla spiritualità per una pillola giornaliera di saggezza e positività, infine un romanzo di Jane Austen, riletti decine di volte ma sempre attuali.”
 
Con “La spada perduta” si chiude una trilogia, oppure c'è già qualcosa di nuovo che bolle in pentola? Possiamo aspettarci altri misteri legati alla nostra terra o esplorerai nuovi orizzonti?
“La trilogia in realtà è legata solo da una tematica comune. Le storie sono a sé, non sono interdipendenti ma iniziano e finiscono con trame e personaggi propri. Mi piacerebbe continuare a scrivere, scopro ogni giorno cose nuove che meritano di essere raccontate. Per un nuovo progetto ho già un’idea ma deve ancora prendere forma.”

Il finale è legato a un fatto realmente accaduto, che in un certo senso ti tocca personalmente e forse per questo ti ha segnato nelle passioni che coltivi. In un mondo in cui spesso uno smartphone ci separa dalla realtà e dai rapporti, quanto contano i valori e le tradizioni che ci tramandano i nostri genitori?
“I valori e le trazioni rappresentano la nostra identità. Non se ne deve perdere la memoria. Mi piace l’idea di lasciare una testimonianza scritta affinché alcune cose non vengano dimenticate.”

Siamo ai saluti, ringrazio Anna per la disponibilità e per averci accompagnato in questo breve viaggio in cui abbiamo parlato della sua passione per la scrittura e per i luoghi e le tradizioni che non finiscono mai di stupire.
Leggere è il viaggio più bello che si possa fare restando seduti, magari proprio qui, con il romanzo di Anna Zanibelli “La spada perduta”, in Piazza Duomo, all’ombra del Torrazzo.

“Grazie a te per questa bella intervista, è stato un piacere essere tua ospite. La nostra provincia, con i suoi luoghi del cuore, scorci, piccoli gioielli, angoli caratteristici, meraviglie, merita di essere conosciuta e valorizzata e spero di esserci riuscita. 

Un caro saluto a tutti i lettori.”