C'è uno spazio, nelle opere di Laura Pedizzi, che non appartiene alla cronaca del quotidiano, ma alla geografia dell'anima.
Premetto che non sono un critico letterario ma, attraverso questo ‘incontro tra le righe’ vorrei offrire al lettore l'opportunità di entrare in contatto con un’artista, con il suo mondo, e quindi in modo più ampio con il mondo dell'arte.
Un universo che, per essere compreso e apprezzato — o anche criticato — richiede un investimento di tempo, spazio e silenzio. L'arte, che si sia conoscitori o semplici lettori, ci invita a fermarci, a riflettere sul messaggio che ci viene offerto, fosse anche solo per un istante.
Abbiamo scelto di incontrare Laura Pedizzi, attualmente in mostra con “Lo spazio immobile” — allestita a curata dal maestro Luciano Pea — al Museo della Stampa di Soncino.
L'esposizione indaga l'intervallo tra le azioni, quel tempo sospeso e apparentemente vuoto che è il luogo fertile della trasformazione e della consapevolezza. È un percorso meditativo tra ritratti di figure anonime, spazi rarefatti e silenzi che diventano elementi narrativi.
Artista visiva contemporanea la cui ricerca spazia tra pittura figurativa, disegno e serigrafia. Formatasi privatamente con il maestro Luciano Pea dal 2007, ha affinato il proprio linguaggio con workshop di illustratori internazionali come Javier Zabala e Joanna Concejo.
In parallelo, ha conseguito una laurea magistrale in Marketing Management che ha integrato nella comprensione delle dinamiche comunicative legate all'arte. Il suo lavoro le è valso prestigiosi riconoscimenti, tra cui la Targa d'oro per la Pittura al Premio Arte 2016.
La sua pratica è incentrata sull'indagine del tema psicologico, utilizzando come soggetti figure femminili che, pur partendo da ritratti, vengono rese anonime per agire come sagome iconiche.
Queste presenze sospese mettono al centro la figura umana come specchio introspettivo, con l'obiettivo di stabilire un dialogo empatico con chi osserva e ripercorrere le tappe di una ricerca artistica che mette al centro la figura umana come specchio introspettivo.
Laura, da dove nasce la sua passione per l'arte? E come si è sviluppato il tuo percorso di studi che ti ha portato ad essere l’artista che sei adesso? Su questo percorso quali esperienze sono state decisive nella costruzione del suo linguaggio?
“Non saprei collocare un punto di inizio, quello che faccio è talmente ancorato a quello che sono che tracciare una linea di confine tra le due cose mi è quasi impossibile. Sicuramente durante il mio percorso universitario, l’aver fatto in parallelo bottega da un maestro come Pea e diversi incontri con artisti, tra cui alcuni illustratori di livello e respiro internazionale ha influenzato il mio percorso nel voler mantenere la figura come un elemento chiave di lettura per l’osservatore.”
I soggetti delle tue opere sono quasi esclusivamente figure femminili, collocate in spazi rarefatti, autoritratti dalle linee essenziali, alla ricerca di un'identità sospesa.
“Il linguaggio che uso vuole essere estremamente onesto e coerente con il mio pensiero e la mia persona, fare questo significa farsi strumento a disposizione anche degli altri: di qui le figure a cavallo tra ritratto e autoritratto, come nel teatro dove il corpo ha una funzione centrale, l'artista diventa parte del racconto.”
«Lo spazio immobile»: cosa intendi esattamente con questa espressione, quale è la chiave di lettura, di approccio per chi si ferma davanti ad una tua opera?
“Lo spazio immobile è un momento carico di tensione, dove tutto è in divenire ed è potenzialmente possibile: diventa uno spazio di libertà che ci mette in relazione con noi stessi per definire chi siamo prima dell'agire. In un momento storico in cui ogni nostro attimo è riempito da stimoli, oggetti, azioni, perdiamo questo spazio vuoto e, perdendo questo spazio, perdiamo noi stessi, perdiamo la nostra libertà”.
Quali sono le tecniche che utilizzi e quali i materiali? Cosa offrono e cosa richiedono.
“Le tecniche che prediligo sono principalmente legate al modo del disegno, un universo oserei dire estremamente sottovalutato. Senza infatti sovrastrutture, questo ci consente di raggiungere e quasi toccare con mano quella che è la base della composizione della figura: un po’ come ascoltare un discorso complesso, ma avere anche l’opportunità di accedere al metodo e alla struttura con cui questo è stato concepito. Parto infatti da una base di pittura acrilica per costruire i dettagli con interventi a matite e pastelli. A questa mostra tuttavia, essendo il contesto ospitante un museo della stampa, ho voluto esporre anche alcune delle stampe serigrafiche che ho realizzato durante il mio percorso.”
Lo studio che funge anche da laboratorio per la tua attività e dove ricevi, si chiama «Studio Mercerie» ed è ricavato da una vecchia merceria degli anni cinquanta nel centro storico di Brescia. Che valore assume un luogo, dove basta affacciarsi sulla strada per essere trascinati via dalla frenesia, e come ne sfrutta gli spazi?
“E' vero, lo Studio Mercerie si affaccia sulla strada e potrebbe sembrare risentire del risucchio della frenesia quotidiana, eppure quando si entra in Studio c’è un’energia diversa, il tempo batte a ritmi differenti, più lenti, dove nonostante le dimensioni contenute del luogo, il soggetto trova spesso molto più spazio che fuori, grazie al silenzio, grazie all’uso del bianco e del vuoto, che crea un ritmo più lento, per restituirlo al visitatore.”
Nelle tue opere gli spazi ed i vuoti hanno un peso specifico importante nella narrazione, nell’indirizzare gli sguardi, le riflessioni ed i pensieri.
“Come in un dialogo tra due soggetti non ci può essere un solo interlocutore che parla, così nei miei lavori gli spazi bianchi sono ceduti all’osservatore affinché questo possono riempirli, in uno scambio reciproco. Viviamo in un'epoca in cui tutto corre, le immagini si consumano in frazioni di secondo e l'attenzione è una risorsa sempre più rara. Quanto può costare, quanto può valere, quanto può essere piacevolmente sovversivo il gesto di fermarsi ad osservare. Dal momento in cui non è mia intenzione (e forse, cosa ancora più importante, non è nella mia natura) realizzare un’arte pop, sfuggire da queste dinamiche frenetiche non risulta per forza penalizzante: è quasi impressionante quanto le anime affini si attirino e come, in mezzo a tanto rumore, ci siano persone che naturalmente si avvicinano, è quindi importante restare coerenti con sé stessi”.
La mostra indaga «l'intervallo tra le azioni: quel tempo sospeso, apparentemente vuoto, che è in realtà il luogo fertile della trasformazione e della consapevolezza». Preferiresti che il visitatore portasse con sé una domanda o una risposta dopo aver visitato “Lo spazio immobile”?
“Benché le risposte siano rassicuranti, queste ci chiudono, mentre anche solo fare la domanda corretta è un grande inizio: è il primo passo di un viaggio di scoperta e dopotutto è proprio la saggezza delle fiabe classiche e dei migliori racconti ad insegnarci che ogni avventura, ogni crescita del protagonista, parte sempre da un viaggio.”
Un'ultima domanda: che riscontri stai avendo la mostra a Soncino e cosa riserva l’immediato futuro artistico a Laura Pedizzi.
“Per prima cosa ci tengo a ringraziare il Museo della Stampa di Soncino per l’accoglienza e l’estrema attenzione durante l’organizzazione dell’evento. Inoltre devo dire che qui ho avuto modo di confrontarmi con visitatori che ho trovato molto attenti e curiosi, non solo alle tecniche ma anche alla poetica. In merito all’immediato futuro, sto sviluppando un nuovo progetto sempre legato al tema della 'Linea Rossa', elemento molto ricorrente nei miei lavori, ma che esce dai confini delle tavole e si combina in centinaia di modi differenti. Certo, detto così suona un po' enigmatico, ma per chi avrà desiderio e curiosità di seguirmi, nei prossimi mesi ci saranno novità a riguardo."
Ringraziando Laura per la disponibilità e non posso che riflettere come Il suo lavoro ci ricorda che nell'immobilità non c'è assenza, ma una densissima presenza. "Lo spazio immobile" non è dunque un punto d'arrivo, ma una soglia aperta, un invito a rallentare il passo per ritrovare una parte di noi stessi.
"Lo spazio immobile" è visitabile al Museo della Stampa di Soncino: un'occasione rara per concedersi una pausa autentica, lontano dalla frenesia del quotidiano, e ritrovare — nello spazio silenzioso tra un gesto e l'altro — qualcosa di profondamente proprio.
“Lo spazio immobile”— personale di Laura Pedizzi
Museo della Stampa, Via della Stampa 4, 26029 Soncino (CR).
dal 2 maggio – 24 maggio 2026.
Orari di visita: martedì–venerdì 10:00–12:30; sabato, domenica e festivi 10:00–12:30 e 14:30–18:00. Nei giorni feriali è possibile visitare anche il pomeriggio su prenotazione.
Info e prenotazioni: tel. 0374 83171 —
Biografia:
Laura Pedizzi, classe 1986, dopo la laurea magistrale in marketing management e grazie ad un confronto virtuoso con artisti dell’illustrazione editoriale, ha approfondito il suo interesse per le tematiche della comunicazione nel campo delle arti visive, con particolare attenzione al figurativo.
L’artista ha ottenuto diversi riconoscimenti tra cui il Premio Arte – Cairo Editore Mondadori e partecipa attivamente ad esposizioni collettive, personali e residenze artistiche, in ambito nazionale e internazionale.