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Nel panorama dell'informazione cremonese, esiste un progetto che ha tagliato da poco il traguardo dei due anni di vita: L'Ora Buca. Un'intuizione del suo Direttore Patrizio Pavesi, che si è costituita come testata online https://www.orabuca.it/  con una redazione fisica, con sede in via San Bernardo a Cremona. 

Un progetto che coinvolge circa venti giovani tra i 16 e i 23 anni, che alternano gli studi a un'opportunità di misurarsi nel vastissimo mondo della comunicazione, muovendo i primi passi sul proprio territorio attraverso la lente di chi vuole rivendicare uno spazio e dei temi che riguardano soprattutto le nuove generazioni, con una modalità di fare giornalismo innovativa.

Un progetto ci ricorda che l'informazione è, prima di tutto, un atto di partecipazione. Il successo di questa sfida rappresenta un segnale di speranza per il rinnovamento del linguaggio giornalistico, il coinvolgimento di una fascia generazionale spesso estromessa dalle dinamiche sociali e la formazione dei cittadini di domani.

Per questi motivi ho chiesto al direttore e fondatore Patrizio Pavesi di accompagnarmi idealmente nel cuore del progetto, per raccontare, e raccontarvi, questi primi due anni di storia e quello che potrà essere il futuro de L'Ora Buca.

Intervista

Innanzitutto grazie Patrizio per la disponibilità. Comincio col chiederti quale è stata l’idea che ti ha portato a dare il via a questo progetto?

«L'idea di aprire L'Ora Buca è nata nel momento in cui ho pensato di unire la mia attività lavorativa principale — quella di insegnante nella scuola superiore — a quello che è stata la mia professione per quasi quindici anni, ossia il giornalismo. La distanza che esiste spesso tra i giovani e l'informazione, in particolare quella giornalistica tradizionalmente intesa, ritengo sia un limite significativo. Per provare a colmarlo, ho pensato che insegnare loro le basi del giornalismo, avvicinarsi al mondo dell'informazione da protagonisti, potesse essere la scelta vincente. C'è una forte componente di passione, ovviamente, e i risultati stanno dando ragione a questa visione: per i ragazzi è un modo originale e stimolante di approcciarsi al mondo.»

Quanto è importante la scelta di lavorare "gomito a gomito" in una redazione fisica e come si sviluppa la vita di redazione?

«Arrivare a organizzare il lavoro attraverso una redazione fisica è stato piuttosto complicato e comporta dei costi, ma è stata una scelta fortemente voluta. Ritengo sia molto importante stare insieme fisicamente, anche se la tecnologia consentirebbe di lavorare a distanza senza grossi problemi — cosa che peraltro avviene in maniera prevalente nella vita quotidiana del nostro giornale. Ritrovarsi tutti insieme crea senso di appartenenza: è un momento in cui si cementa un gruppo soggetto a un turnover fisiologico, legato ai percorsi di studio che cambiano di anno in anno. Non sarà mai strutturato come una redazione di professionisti, ma ha qualcosa di speciale anche sul piano umano. Uno degli obiettivi del progetto è offrire ai ragazzi un'esperienza lavorativa il più possibile vicina al mondo reale, in anticipo rispetto all'età adulta: aiutandosi, sostenendosi a vicenda, condividendo le esperienze. Abbiamo un appuntamento settimanale in cui facciamo il punto sugli articoli e i servizi in cantiere, raccogliendo idee, spunti, proposte. Da quest'anno abbiamo introdotto anche qualche momento extra-giornalistico come cene o film insieme.»


Cosa significa formare una redazione di "giovani leve"? Con quali regole, con quali obiettivi e quale evoluzione ha avuto il progetto in questi due anni?

«Il progetto si è evoluto limando ciò che non ha funzionato nel primo anno e ampliando l'offerta per i ragazzi. Abbiamo organizzato attività extra: già nel primo anno avevamo promosso una serie di incontri con professionisti dell'informazione a livello nazionale, il nostro primo evento aperto alla cittadinanza. Quest'anno abbiamo portato avanti due progetti, entrambi concretizzati di recente: un concorso giornalistico in collaborazione con il Gruppo Giovani dell'Associazione Industriali di Cremona, e l'apertura al videogiornalismo — che è anche il mio terreno d'origine, il settore in cui ho lavorato di più nella mia carriera. Questo percorso si è concretizzato con la prima puntata di un magazine che abbiamo chiamato Smart City, comunicare la città: servizi realizzati dai ragazzi e condotti in studio, con una struttura articolata, approfondita, su temi di attualità, cultura e sport.»

Quali sono i contesti operativi che vanno oltre la redazione di un articolo al computer e quali sbocchi può offrire questa esperienza?

«Il contesto può essere quello della produzione di contenuti video, con un tipo di scrittura diverso da quello del giornale cartaceo o web. Quest'anno abbiamo organizzato internamente un corso di montaggio; sulla videoripresa vorremmo lavorare il prossimo anno. Gli sbocchi lavorativi sono concreti: si può arrivare in una redazione vera con una serie di competenze già acquisite, dalla scrittura di un articolo o di un'intervista all'impaginazione sul sito, che i ragazzi gestiscono in autonomia, fino al montaggio e alla scrittura per la televisione. Ma la formazione della persona viene messa in primo piano: incontrare e intervistare persone, conoscere ambienti e ambiti nuovi. Mi piace usare il verbo "assaggiare": assaggiare un po' il mondo adulto prima del tempo, prima della fine degli studi, come anticipo utile del mondo del lavoro.»


Come cambia l'informazione quando passa attraverso una redazione come la vostra e che peso date ai temi legati ai giovani?

«Premesso che non abbiamo una linea editoriale rigida e definita nel dettaglio, cerchiamo di occuparci delle cose che ci stuzzicano e ci incuriosiscono. L'organizzazione interna è gerarchica come quella di un giornale — è la direzione a decidere quali temi trattare — ma le proposte sono molto ben accolte, e con il lavoro e la maturazione arrivano sempre più frequenti, dando un taglio più genuino e meno filtrato agli argomenti. I temi legati ai giovani hanno un peso importante: l'obiettivo è legarli al territorio, affrontando anche questioni di carattere nazionale attraverso i riflessi che producono localmente, con il contributo di esperti.»

Fare il giornalista è un settore in perenne evoluzione e in costante crisi. Come si sostiene economicamente una piccola realtà come la vostra?

«I costi della nostra redazione — affitto, attrezzatura, articoli retribuiti ai ragazzi — sono ancora per la maggior parte in carico all'associazione che fa da editore, e si basano soprattutto sul volontariato. Nel corso di questi due anni abbiamo ricevuto qualche piccola donazione e sponsorizzazione, e abbiamo partecipato a progetti che ci hanno permesso di realizzare alcune idee e di mettere da parte un piccolo tesoretto. Se vogliamo fare un salto di qualità e garantire una sostenibilità a lungo termine, dobbiamo trovare donazioni costanti e modalità di autofinanziamento più strutturate, per non navigare a vista.»

Spazi come "ONestamente" hanno toccato temi caldi come la sicurezza urbana e il disagio giovanile. Qual è l'impatto che queste inchieste stanno avendo sul dibattito pubblico cremonese?

«Credo che quelle inchieste, realizzate nell'ambito di un progetto con Informagiovani, siano state utili soprattutto ai ragazzi che le hanno realizzate. Il nostro è ancora un giornale che si rivolge prima di tutto all'interno — ai ragazzi che lo costruiscono e lo animano — più che al lettore esterno. L'obiettivo non è fare clic e numeri, che peraltro stanno crescendo e di cui siamo contenti, ma offrire ai ragazzi un'esperienza formativa utile per il loro futuro professionale.»

Viviamo nell'era dei social e dell'intelligenza artificiale generativa. Come educate i vostri ragazzi a distinguere l'informazione di qualità dal "rumore" digitale?

«Non so se esista un metodo davvero efficace. Credo che il modo migliore sia fare informazione dall'interno, non essere solo fruitori. Questo aiuta a distinguere meglio ciò che è veritiero da ciò che non lo è. Per questo stiamo ampliando l'offerta attraverso nuovi strumenti e linguaggi: abbiamo avviato la TV, in futuro forse l'audio e il podcast. Ma l'essenza del giornale resta la stessa.»


Il progetto si sta evolvendo verso la multimedialità. Come sta cambiando il volto de L'Ora Buca?

«I social sono fondamentali anche per noi: aspettarsi che un lettore cerchi un contenuto direttamente sul nostro sito senza passare dai social è utopistico. I giovani li guardano come primo approccio, e anche noi li utilizziamo per veicolare i nostri contenuti. Il luogo del contenuto resta però il giornale online, il sito: i social sono una vetrina. Non escludo che in futuro possano diventare una terza via, con un'informazione in pillole, più veloce e diretta, pensata appositamente per quei canali, senza rimandare necessariamente ai contenuti online.»

Guardando oltre questo secondo anniversario, qual è la prossima grande sfida che tu e la tua redazione vi sentite pronti ad affrontare?

«Direi due sfide. La prima è consolidare e migliorare quello che stiamo già facendo, ampliando le proposte ai redattori e, di conseguenza, ai lettori: un passo alla volta, senza fretta, perché la redazione è pur sempre un gruppo di adolescenti che dedicano parte del loro tempo libero a qualcosa che per loro è ancora poco più di un hobby. Abbiamo già fatto molto e il bilancio è decisamente positivo: articoli, interviste, video, i giovedì di "Giornalismo Giovani", la collaborazione con l'ufficio comunicazione della diocesi e il concorso giornalistico. Ora dobbiamo lasciare il tempo alle radici di andare un po' più in profondità. La seconda sfida è far crescere il video magazine Smart City, un video-magazine con servizi approfonditi su attualità, cultura e sport, condotto in studio dai ragazzi, rendendolo sempre più interessante e costante nella cadenza di pubblicazione.»

Chiudo con una domanda personale: a due anni di distanza, risultati alla mano, rifaresti la stessa scelta? E cosa ti sta lasciando, professionalmente e umanamente?

«Assolutamente sì. Durante la mia carriera giornalistica ho avuto la fortuna di partecipare alla nascita di diverse iniziative editoriali, come Studio 1 e Gazzetta TV, ma questa si sta rivelando professionalmente esaltante e mi rende particolarmente orgoglioso, perché nata da un'idea mia. Vale anche sul piano umano: mi piace rapportarmi con i ragazzi — lo faccio da insegnante e da allenatore — e mi diverte trasmettere loro la passione per questo mestiere. Vederne i frutti mi galvanizza molto. Non è tutto rose e fiori, sia chiaro: una redazione di ragazzi non è sempre semplice da gestire, hanno bisogno di stimoli, incoraggiamento, presenza costante. Ma quando le cose girano bene e arrivano certi riscontri, tutto ha un senso.»

L'esperienza de "L'Ora Buca" va valutata molto positivamente sia dal punto di vista professionale che umano. Sebbene l'impatto sul dibattito pubblico locale sia ancora in fase di crescita, il valore risiede nel processo formativo: permettere ai giovani di "assaggiare il mondo adulto" attraverso il giornalismo, sviluppando senso critico e competenze trasversali. Il progetto rappresenta un esperimento di innovazione editoriale e pedagogica radicato nel territorio cremonese.

Gazzaniga Daniele


Sito on-line: Orabuca.it/

L’Ora Buca TV: https://www.youtube.com/@LOraBucaTV

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