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IMMAGINE REALIZZATA MEDIANTE INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCOPO ILLUSTRATIVO

Nel 1916 un divieto assai curioso colpisce i sacerdoti cremonesi. Lasciamo la parola alla Provincia di Cremona dell'11 febbraio 1916:

IL DIVIETO AI SACERDOTI DI USARE LA BICICLETTA

Il vescovo di Cremona ha vietato ai sacerdoti di servirsi della bicicletta, non trovando la cosa decorosa.

Il vescovo ha però fatto qualche concessione ai preti di campagna. 

La concessione è data sotto queste precise condizioni: 

1) Che non si usi la bicicletta per semplice diporto o per visite di sola convenienza e amicizia, ma soltanto per le vere necessità di ministero, di ufficio od anche personali a cui non si possa altrimenti provvedere

2) Che non si usi quando chi richiede di qualche prestazione è in grado di fornire un mezzo di trasporto più decoroso o di compensare le spese corrispondenti

3) Che non si usi fuori di diocesi nè dentro l'abitato della città, nè per le vie più frequentate degli altri centri, nè dove sia notevole frequenza ed assembramento di popolo

4) Che nell'usarne

a) Si vesta sempre completamente l'abito ecclesiastico d'uso come in diocesi

b) Si adotti una forma di bicicletta che permetta la maggiore compostezza della persona e dell'abito

c) Si vada sempre con velocità moderata

d) non si vada in comitiva

Tutte queste norme sono stampate su di un cartoncino-tessera, che è una specie di licenzino e che costa lire due

A parte l'opportunità del provvedimento, ci sembra che la soprattassa di lire due, grazie alla quale il decoro del sacerdote può essere messo da una parte, sia una stonatura

I sacerdoti in bicicletta, a richiesta di un loro superiore, hanno l'obbligo di fermarsi e mostrare il licenzino, senza il quale sono passibili non di multa ma di severi castighi