Storia cremonese

1935: un sacrestano geloso e un tentato omicidio durante la Messa

Estate 1935. Giuseppe Torresani, il protagonista della nostra storia, è il sacrestano della chiesa di Sant'Omobono. Non è contento, però. Vorrebbe il posto di sacrestano alla chiesa di Sant'Agostino. Piccole gelosie, beghe che accadono ovunque ma che di solito si fermano nella mente delle persone o al massimo si sfogano in qualche maldicenza. Giuseppe invece fa qualcosa e qualcosa di molto grave. Architetta infatti un piano e manipola l'ampollina del vin santo infilandoci dell'acido solforico. La mattina del 2 agosto 1935 don Erminio Stuani beve durante le celebrazioni il vin santo e percepisce che qualcosa non va: inizia a star male, ma male seriamente. Ci metterà quattro mesi e mezzo a superare il problema, dopo aver rischiato seriamente di lasciarci le penne. Voi direte: perché avvelenare il parroco, lui che cosa ha a che fare con le gelosie di Torresani? Semplice, voleva incolpare il sacrestano suo collega, Alfredo Spotti, per prenderne il posto. Un piano ardimentoso e ben congegnato, ma evidentemente non perfetto. Le autorità ci mettono un po' ma risalgono a lui, prima incolpa Alfredo ma alla fine ammette la sua colpa. L'8 luglio 1936 arriva la condanna: assolto dall'accusa di calunnia verso Spotti ma colpevole di lesioni gravi premeditate, riceve una condanna a 14 anni. A Cremona il caso fece molto discutere e arrivò anche sulle pagine nazionali: la fonte principale di questa storia è infatti l'articolo pubblicato dal Corriere della Sera nel luglio 1936 che ricostruisce tutta la vicenda.

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