Storia cremonese

1912, galeotta fu Cremona: quando per adulterio si andava in galera (una storia legata alla nostra città)

Questa è una storia molto curiosa ma che ci permette di aprire uno spaccato su quelle che erano le leggi dello stato italiano sull'adulterio (fino a un'epoca recente, sono state abolite negli anni sessanta, famoso il caso di Fausto Coppi e Giulia Occhini). Si tratta di una vicenda che riguarda una coppia non cremonese ma che ebbe il suo svolgimento proprio a Cremona. La racconta il Corriere della Sera del 24 luglio 1912 che riporta una sentenza processuale. Si tratta del caso del maestro d'orchestra Gino Puccetti e di sua moglie Silva. Sono sposati e tutto sembra andare bene ma nel 1910 lui va in America e in occasione del viaggio conosce Gina De Martin. I due iniziano una relazione, si innamorano. Silva inizialmente non sa nulla ma nell'aprile 1911 il maestro dirige nella nostra Cremona le rappresentazioni de "La Favorita" al Ponchielli. La moglie scopre proprio a Cremona la relazione fra i due e inizia ad accusare il marito che nega tutto accusando le "male lingue". Il 3 aprile 1912 il maestro non ce la fa più e abbandona la moglie dicendo "non sopporto più il tuo carattere". In realtà raggiunge la De Martin. La moglie Silva, ormai abbandonata, evidentemente non doveva essere un carattere di quelli che "lasciano andare" e si mette alla ricerca e doveva essere anche una buona detective perché li trova a Firenze, in via de' Vecchietti. Sono insieme e di fronte all'evidenza non possono negare, Silva si lascia andare a una scenata clamorosa e i due scappano su una vettura fra i lazzi della folla che si era radunata e che prende le parti di Silva. Silva, arrabbiata nera, fa causa e in poco tempo si va a processo: il pretore sente dei testimoni che ammettono che i due, Gino e Gina, vivevano insieme di fatto, più come nuova coppia che come amanti. La legge del tempo era più punitiva per le donne, discriminante, ma prevedeva punizioni anche per gli uomini in caso di concubinato acclamato. Si tratta proprio di questo caso ed entrambi gli sfortunati sono condannati a 3 mesi di detenzione.

Ovviamente, si può solidarizzare con una donna (o uomo) che subisce un tradimento ma è bene ricordare che, per fortuna, oggi queste vicende fanno parte della vita privata e si gestiscono a livello privato, senza mettere in galera nessuno (anche perché, concedeteci la battuta, non basterebbero le carceri se dovessimo mettere ancora in prigione tutti coloro che tradiscono!)

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