Storia cremonese

1891: quando Cremona aveva le porte e per rientrare di notte...dovevi suonare il campanello!

Il giornale "La cronaca azzurra" nel numero dell'11 giugno 1891 ci regala un gustoso racconto di una curiosità cremonese di quegli anni, quando ancora sorgevano le porte di ingresso alla città, poi abbattute. 

Il giornale (l'articolo non è firmato da un singolo giornalista) si rivolge al municipio e dice "chi non sa che le porte sono fatte per essere aperte e chiuse a seconda dei bisogni? pure quando si tratta delle porte di una città io ritengo che debbano stare costantemente aperte!"

Il giornalista spiega infatti (non prima di aver precisato "ho girato in lungo e in largo l'Italia e non mi era mai capitato da nessuna parte!") di aver dovuto suonare il campanello per rientrare a Cremona dopo la mezzanotte. "Un residuato di una antica barbarie che ci riporta all'epoca dolorosa del pedaggio", tuona il giornalista.

Il giornalista si chiede "ma siamo in una terra libera o no, sarò padrone di rincasare quando voglio". Poi spiega tutta la procedura: cercare al buio il campanello sulla porta e aspettare che la guardia daziaria venga ad aprire. Attenzione, però: può anche capitare che la guardia stia dormendo e non si svegli! Si può aspettare anche venti minuti, aggiunge...(tutto l'episodio è accaduto a Porta Venezia)

Effettivamente, una bella seccatura: pensate quanto era difficile avere l'amante fuori città e non farsi "beccare"!

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