Il 19 settembre 1885 la Provincia pubblica un articolo dal titolo “il fruttivendolo poeta”. L’articolo parla di un garzone ventenne che vende frutta in piazza Cavour e che non ha abbastanza mezzi per poter investire denaro nelle letture. Eppure, Angelo Cavaglieri, questo è il suo nome, si diletta di poesia e la Provincia pubblica un suo componimento
Trovo affascinante l’idea di un garzone della Cremona del 1885, privo di mezzi, che all’osteria preferisce la poesia e quindi ecco la sua poesia dell’epoca:
“Ecco, a noi l’estate viene,
Me lo dice il caldo raggio
Scolorito è il verde faggio
Men loquace l’usignol
Quell’erbetta nata in maggio
Che si muore nel terreno,
Quel ruscello che andava pieno
È già scemò di vigor
Già si vede venir meno
Con il volto e il sen bagnato
Dalle messi ricurvato
Ch’ei recise, il mietitor
Nell’orror di selva antica
Tardo muove augello il volo
E sta pigro l’angue al suolo
Disseccato dall’ardor
Fin le muse n’ giardin Tosco,
Che pria furo in Grecia, in Roma,
Di sudor molle la chioma
Non han lena di cantar
Il calor che tutto doma
Segua pur suo stile e meta,
Ma l’amore d’un poeta
No distruggere non può
Fin che acuto stral d’amore
Dal mio cor non svelle Iddio,
Ti vo’ dir che l’amor mio
Sarai fino al mio morir
So che spregi un core pio
Che ti fu sempre sincero
E tu, bella, dimmi il vero
Non è questa crudeltà?
Va canzone, e men severo
Trova il ben della mia vita,
Cerca d’esserle gradita
E lo sdegno suo placar”
Cremona, estate 1885