Giambattista Biffi è un nobile cremonese settecentesco che fu in grado di raggiungere fama nazionale per le sue qualità intellettuali. Ci ha lasciato un diario in cui annotava episodi cittadini e pensieri. Ecco il curioso scritto in data 4 marzo 1778:
4 marzo del ’778 a sei ore di notte. Eviva la quaresima, e mora il carnovale! Questo dopo pranzo sono sortito a fare un giro per città in una carozza nuova all’inglese; ed i miei stolidi concitadini mi anno accordato più di stima per ciò che questa carozza costa 300 zecchini che non avrebbero fatto se avessi publicamente esercitato una qualche virtù sociale. Fui a visitare il mio amico marchese Gianfrancesco Ali amalato, indi fui a cena dalla contessa Giulia Schinchinelli. I convitati erano il marchese Antonio Pallavicino, il marchese Antonio Araldi, don Pietro Barbò, don Carlo Albertoni, il conte abate Tinti, il conte Giovanni Schizzi, il conte Giacomo Schizzi, il marchese Luigi Picenardi. Si rise, si mangiò, si declamò, si mormorò, si cantò, si ramemorò, si racontò, si bevve, si scaldò, ma non si raggionò, forse per un mezzo quarto d’ora in un angolo della sala in secreto, e di nascosto per non scandolizzare la nobiltà riverita da due galantuomini.
Insomma, una ricca carrozza ti faceva ammirare dai cremonesi più di qualsiasi virtù!