Il Torrazzo è simbolo e orgoglio di Cremona ma per molto tempo è stato utilizzato anche come luogo per realizzare i propri piani da suicidi e aspiranti tali (per questo motivo ora è stato dotato di opportune sicurezze). La Provincia di Cremona del 27 giugno 1900 ci fornisce il racconto di uno di questi suicidi, riportato anche dal Corriere della Sera. Si tratta di una storia tristissima: alle 8 del mattino "una giovane popolana di aspetto bellissimo" sale sul Torrazzo e "giunta al 306emo scalino si toglieva le ciabatte e affacciatasi al terzo finestrino sopra l'orologio, 45 metri dal suolo, si gettava giù". Nella caduta "cadeva sul tetto della Bertazzola, rompendo diverse tegole, e si sfracellava nei pressi dell'edicola Rossi". Una scena tremenda in un orario in cui la città è già viva (il giornale precisa che era giorno di mercato e moltissima gente era in piazza): oltre allo strazio della suicida, immaginate orrore e spavento degli astanti. Il corpo della giovane, raccolto da due vigili urbani, è portato alla camera mortuaria e si cerca di capire la sua identità: le prime voci la ricollegano alla fiera di San Pietro che stava arrivando in città e ai suoi animatori di passaggio ma poi si scopre che il suo nome era Carolina Vittoria Pugnoli, figlia di Angela, nata nel Duemiglia e residente in via Decia. Era stata accusata di un furto ai danni di una vicina e casa sua era stata perquisita il giorno prima, spingendola a questa decisione, non sappiamo se frutto di sensi di colpa o di una innocenza messa in dubbio ingiustamente.
A dimostrazione che non si trattava di un caso isolato, il giornale si dilunga con un articolo sulle vittime del Torrazzo: capitava con frequenza, un modo sicuro per farla finita ma anche un richiamo alle nostre origini. Siamo tutti figli del Torrazzo noi cremonesi: nasciamo sotto la sua sua ombra, viviamo gioie e tragedie sotto la sua protezione, qualche volta qualcuno decideva di abbandonare questa vita appoggiandosi a lui.