Voglia di Arte

Le formiche di Dalì: una scena banale genera una grande idea artistica

La forza creativa di un artista viene influenzata dagli eventi della sua vita: rielaborati, masticati, ricostruiti, si trasformano in energia creativa e poi in materia, in definitiva in arte.

Quando era un bambino Salvador Dalì fu molto impressionato dalla scena di un gruppo di formiche che divorarono davanti ai suoi occhi un coleottero. Questa immagine, se vogliamo banale, fu rielaborata da Dali, che ebbe per tutta la vita un misto di attrazione e fobia per le formiche.

Esse si staccarono dal loro dato materiale per essere rielaborate in un simbolo, perdendo la loro fisicità per trasformarsi in una idea, espressa mediante l’arte. Rappresentano nel mondo di Dalì la morte, la decadenza ma anche il desiderio sessuale sfrenato. Rappresentano la materializzazione di paure e desideri che arrivano direttamente dall’inconscio e trovano un veicolo fisico per esprimersi.

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Ne “La persistenza della memoria” (dettaglio nell'immagine a corredo dell'articolo), per esempio, le formiche si accaniscono su un orologio, consumandolo: eliminando la materialità dell’orologio, simbolicamente distruggono il tempo inteso in modo convenzionale, per rielaborarlo nella visione di Dalì, come un tempo interiore fatto di ossessione per ciò che ci sta sfuggendo ma anche di deposito di ricordi intangibili che si rielaborano nell’inconscio.

Il tempo perde la sua oggettività e diventa un elemento soggettivo, che acquisisce valore in base agli stati d’animo degli individui. Un momento si può eternare, come quel momento in cui le formiche divorarono il coleottero davanti al Dalì bambino: un momento trasformato in ricordo e di qui in idea e infine in simbolo

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