Voglia di Arte

Un committente reso eterno dal suo buon gusto: Agnolo Doni e la scelta di Raffaello e Michelangelo

Nella Firenze dei primi del cinquecento Agnolo Doni è un uomo di una certa importanza, un uomo stimato dalla comunità cittadina. Il nostro Agnolo è un mercante di tessuti e collezionista di pietre preziose, ha saputo raggiungere il benessere economico, si sente un uomo arrivato.

Desideroso di proseguire la scalata sociale, ha scelto di sposare Maddalena Strozzi, componente di una delle famiglie che ha conteso ai Medici il controllo della città in quell’epoca. Il matrimonio, si sa, era uno dei metodi migliori per ascendere socialmente all'epoca. 

Il nostro Agnolo è quindi un cittadino in vista, un uomo importante, un uomo affermato. Un uomo così, soprattutto all'epoca, non poteva non sovvenzionare le arti, specialmente a Firenze. Le arti, si sa, erano uno dei metodi migliori per accrescere il proprio prestigio di mecenate e la propria fama all'epoca.

Agnolo Doni sicuramente era un uomo ambizioso e certamente aveva sete di eternità, una debolezza molto umana. Logico, quindi, che abbia scelto di sovvenzionare le arti per questo motivo. Aveva però qualcosa in più rispetto ad altri mecenati del suo tempo: una grande capacità di scegliere chi sovvenzionare.

Così, il nostro Agnolo sceglierà nientemeno che Raffaello per dipingere i ritratti, il suo e quello di sua moglie. Per un’altra opera da lui commissionata, il tondo Doni, sceglierà invece Michelangelo.

Pensate: un mercante che decide di far lavorare al suo servizio Raffaello e Michelangelo! Una scelta felice, una scelta che non poteva essere più azzeccata: i due artisti realizzeranno capolavori e oggi Agnolo Doni gode di fama eterna, luce riflessa delle luminose stelle del firmamento artistico che sono Raffaello e Michelangelo. Ad Agnolo dobbiamo riconoscere, quanto meno, un buon gusto eccezionale.

La missione di Agnolo, è compiuta: quando un artista di quel calibro lavora per te, un raggio di eternità ti avvolge...

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