Voglia di Arte

Raffaello e la tutela dei beni culturali: la sensibilità di un uomo che vedeva più avanti degli altri

“Non deve adunque, Padre Santissimo, essere tra gli ultimi pensieri di Vostra Santità lo aver cura che quel poco che resta di questa antica madre della gloria e della grandezza italiana, per testimonio del valore e della virtù di quegli animi divini, che pur talor con la loro memoria eccitano alla virtù gli spiriti che oggidì sono tra noi, non sia estirpato, e guasto dalli maligni e ignoranti”
Queste parole sono state scritte da Raffaello Sanzio a papa Leone X e sono la testimonianza della grande sensibilità culturale del pittore urbinate. Oggi noi diamo per scontato l’amore per l’arte e per la storia, almeno a livello formale (la pratica è un’altra cosa come testimonia la cattiva tutela di molti nostri monumenti). In passato, non è sempre stato così, anzi. Raffaello invece nei suoi anni romani si interessa alle vestigia dell’antica civiltà, le osserva, le studia, le approfondisce, si interessa al loro destino. Lo stimolano, ma c’è qualcosa di più: percepisce il dovere di ogni generazione di tutelare il lascito delle precedenti, come testimonianza storica ed artistica. Una visione moderna, anzi modernissima, per un uomo che viveva comunque oltre 500 anni fa.

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