Voglia di Arte

"L'uomo nel muro di cemento": la polaroid di una società di Hopper

Un uomo guarda dalla finestra. Noi guardiamo lui, lui è indifferente, non sa di essere guardato e forse non gli interessa. Non sappiamo chi è e cosa sta facendo. Dall’aspetto della stanza in cui si trova, capiamo che si trova in un ufficio e capiamo che probabilmente è un impiegato, con le maniche tirate su, simbolo del darsi da fare, dell’operosità.
Lo guardo, lo guardate, lo guardiamo: ognuno di noi può farsi un’idea di chi sia, di quale sia la sua storia, di quali siano le sue emozioni
Ci è concesso uno spazio di fantasia tutto nostro, per indagare sulla vita di quest’uomo. C’è uno spazio per fantasticare…
Nel fantasticare, però, c’è qualcosa di molto concreto che ci attira: il palazzo in cui si trova è chiaro, squadrato, slanciato…
E’ un palazzo che guarda la città dall’alto in basso, un palazzo potente, un palazzo ordinato. E’ però un palazzo freddo, distaccato, banale.
Di fronte, invece, sotto un cielo azzurro tiepido c’è un palazzo più basso, più vecchiotto, meno sicuro dei suoi mezzi. E’ un palazzo, però, più decorato, più colorato, più imprevedibile: oppone le sue linee curve ribelli alle ordinate geometrie del palazzo chiaro
La società avanza e cresce ma lo fa sopprimendo la fantasia: tutto deve essere ordinato e prevedibile, senza una curva, come la scrivania di un impiegato.
L’uomo però è oppresso dall’ordine eccessivo: a me piace pensare che l’impiegato contempli il panorama di fronte a lui, sognando una vita meno solida e più flessibile.
La moglie di Edward Hopper, l’uomo che ha dipinto questo quadro, lo ha definito “l’uomo nel muro di cemento”
Il cemento costruisce, solido, ma senza spazio per la fantasia, come la vita di un impiegato. L’uomo però ha bisogno di creatività, di fantasia, di evasione: lui evade con la fantasia guardando una finestra
Hopper dipinge i momenti della vita quotidiana degli americani del suo tempo, il secondo dopoguerra: sono attimi, come se scattasse una polaroid. Eppure, senza nemmeno rappresentare un gesto, descrive una società intera: lanciata verso altezze mai viste, solida e concreta, ma anche un muro di cemento che ti imprigiona, quando tu vuoi scappare verso l’azzurro, magari verso un
palazzo del passato, meno potente e meno oppressivo. Una società ambigua, dorata e asfissiante al tempo stesso.
Office in a small city, Edward Hopper, 1953

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