Voglia di Arte

Hotel Window (1955)

Edward Hopper: fermare l'attimo per raccontare l'esistenziale solitudine umana

“Parlano di me. Il quadro è il mio interiore ,un immenso fluttuante oceano, un autoritratto in cerca di se stesso. Tutte le risposte sono sulla tela. L’uomo è l’opera. Niente viene fuori dal nulla”

Edward Hopper è stato uno dei principali artisti della storia statunitense. Per raccontarlo partiamo dal suo pensiero che ben delinea il tema dei suoi quadri: non una storia, ma la rappresentazione della vita dell’uomo partendo da un gesto quotidiano

Hopper infatti aderisce alla scuola realista rappresentando soggetti comuni, catturati in gesti della vita quotidiana nella società americana dei suoi tempi. Nei suoi quadri però emerge la natura umana così come vissuta da Hopper in base alla sua esperienza di vita. Hopper era un uomo difficile, solitario, pieno di non detti. Sua moglie Josephine (che ebbe con lui un rapporto ricco di amore ma anche di gelosie e di contrasti e che descrivendolo ne sottolineava l’apatia piena di spine del suo carattere) disse che “a volte parlare con lui era come gettare un sasso in un pozzo solo che non sentì il rumore quando cade sul fondo”

I suoi quadri sono dominati da alcuni elementi ricorrenti. Sono istantanee, quasi fotografie di momenti quotidiani scattate con gusto voyeuristico all’insaputa dei soggetti che appaiono indifferenti allo sguardo dello spettatore. Sono dominati dalla luce che in contrasto con l’ombra delinea, scolpisce, mette ordine. Sono quadri dominati dalla geometria: linee orizzontali e verticali, ordinate, per disegnare ambienti razionali e funzionali.

Sono però quadri malinconici. Gli arredi sono spesso ridotti al minimo, funzionali ma privi di calore. I colori tendono a essere spenti, freddi. Spesso sono rappresentate finestre che servono ai soggetti per scrutare luoghi che sfuggono allo spettatore, come se sognassero di uscire da una condizione amara da cui non si può uscire (e si percepisce che i soggetti sanno di non poter scappare, amara realtà). I soggetti (ispirati spesso a Josephine per quanto riguarda le donne, a volte a se stesso per gli uomini) appaiono malinconici, assorti nel proprio pensiero, incapaci di interagire davvero col prossimo

Spesso i suoi quadri appaiono carichi di suspence, come se stesse per succedere qualcosa che cambierà tutto. Non cambierà però mai nulla perché sono istantanee che fotografano un attimo dilatandone il tempo, rendendolo eterno e immutabile, un clic che cattura la condizione dell’essere umano

Nelle fotografie però le persone sorridono, nei quadri di Hopper non lo fanno mai. Sono creature malinconiche che non riescono a colmare l’isolamento col prossimo in nessun modo. Vorrebbero, ma non possono...

Hopper diceva che “questa storia della solitudine è esagerata” riferita ai suoi quadri. In effetti queste opere rappresentano molto di più: non c’è la semplice solitudine di chi non ha relazioni soddisfacenti col prossimo, c’è una solitudine metafisica e senza tempo legata all’esistenza umana, con i limiti della corporeità e sociali che impediscono di esprimere fino in fondo ciò che si ha di più profondo...Parafrasando la frase iniziale nei quadri di Hopper “c’è l’uomo e le risposte sono tutte nella tela”

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