“Brutto, aggressivo, ingordo”
Lo descrive così, Beatrice (o sarebbe meglio dire Emily Alice Haigh, suo vero nome, ma lei aveva scelto di farsi chiamare Beatrice Hastings), il giorno del loro primo incontro in un caffè parigino.
Lui è Amedeo Modigliani: oggi un mito nella storia dell’arte, all’epoca era un artista talentuoso ma malaticcio e squattrinato, un artista che non aveva ancora ricevuto il riconoscimento che cercava e che meritava. Lui, invece, deve avere notato Beatrice, eccome: cinque anni più grande, eccentrica, intelligente, moderna, straordinaria personalità, non passava inosservata. Modigliani tira fuori tutto il suo fascino: la vuole, la desidera, la conquista. Inizia una relazione che durerà due anni piena di liti, eccessi, alcool e vizi (soprattutto lui), gelosia, risse, problemi. Due anni però anche ricchi di amore intenso, due anni creativi in cui lei scriverà sul giornale “New age” dimostrando il suo talento sia come pensatrice, sia come attivista per le lotte sociali, sia come scrittrice. Lui nel frattempo, stregato, la userà come musa ritraendola ben 14 volte: sarà ispirato e troverà proprio in quel periodo la maturazione artistica verso l’immortalità, forse anche grazie a lei. Un amore così intenso e violento non poteva che durare poco e finirà due soli anni dopo il suo inizio, ma ha lasciato frutti duraturi: il caos distruttivo può generare genio, se incontra il talento. Entrambi moriranno tragicamente: lui di malattia pochi anni dopo, lei suicida quando non aveva più nulla da dare a un mondo che l’aveva dimenticata.
I ritratti che ci restano sono però la testimonianza di un rapporto che ha consumato i due amanti ma ha lasciato qualcosa di prezioso: si sono scontrati e lo scontro ha generato qualcosa di eterno...