Avete mai visto “Lo squalo”? Sì, io credo proprio di sì. E’ un film carico di tensione, una tensione che si basa sul fatto che lo squalo quasi non si vede. Una minaccia, meglio se sconosciuta, dai contorni non nitidi, ma che aleggia su di noi, fa paura. E’ il momento prima di riconoscerla, il momento di massima tensione.
1939. La Polonia sta diventando la prima terra violentata dalla Seconda Guerra Mondiale. In quei giorni Hopper dipinge “Ground Swell”. Un gruppo di persone, tre uomini e una donna, naviga su una barca a vela. L’acqua è limpida, azzurrissima sotto di loro. Il cielo è sereno, in lontananza il mare lascia intuire colori splendidi.
Una bellissima giornata, tranquilla, dolce.
Però…però non si vede anima viva. Sono solo loro. Non solo: stanno facendo un giro in barca, dovrebbero ridere e scherzare nel vento, abbracciarsi e giocare, invece sono separati gli uni dagli altri e nemmeno si guardano, indifferenti gli uni agli altri...
Tutti sono attirati da una boa, una segnalazione di pericolo: ha una campana e da come si comportano sembra che stia suonando.
Segnala un pericolo…si ma cosa? dove? quando? Non lo sappiamo, magari un temporale annunciato dalle nuvole filamentose in cielo, magari una mareggiata. Non sappiamo da dove arriverà e quando, ma la boa lo segnala.
E’ facile fare un parallelismo con gli Stati Uniti nel 1939 e la Seconda Guerra Mondiale. Hopper però non lo dice, non amava spiegare le sue opere, anche perché non erano fatte per essere spiegate ma per essere ammirate.
Io voglio però allargare lo sguardo, non legarlo al contingente. In ogni situazione della vita, il pericolo più grande è quello ignoto e inatteso. Il senso di inquietudine dei passeggeri della barca a vela è il senso di inquietudine di ogni uomo che percepisce che qualcosa non va.
La solitudine della barca, l’assenza di interazione fra i personaggi, sono un tema caro a Hopper: la difficoltà di relazionarsi nella società moderna.
C’è un dettaglio, però, che attira la mia attenzione. I colori, delicatissimi, sono tutti chiari. Un solo dettaglio è rosso, anzi due: il copricapo e il bikini della donna a bordo. Il colore rosso è ricorrente nelle donne rappresentate da Hopper, spesso in contrasto con i colori che circondano il personaggio.
E’ difficile dire cosa rappresenti esattamente, però forse non voglio saperlo: c’è un elemento irrazionale nella realtà e forse è proprio quello che riaffiora nell’unica deviazione dai toni chiari del dipinto, il rosso della passione ma anche dei toni caldi. Forse è il rosso che ci salverà dalla solitudine, forse no, forse non significa nulla: in fondo, nemmeno Hopper forse sapeva perché, ma il suo istinto lo ha spinto a dipingerla in rosso e voglio lasciare che quel dettaglio comunichi col mio inconscio, senza razionalizzarlo, affinché possa magari non capirlo ma sentirlo…