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Il busto di Costanza Bonarelli si trova normalmente in esposizione presso il museo del Bargello a Firenze. Quest'opera realizzata in marmo è una delle più originali ed emozionanti del Bernini: non è realizzata su commissione, è un ritratto che ha creato per soddisfare un proprio bisogno personale e privato. Costanza Bonarelli infatti era l’amante di Gian Lorenzo Bernini. 

Osserviamo il ritratto: non è il solito ritratto celebrativo, qui vediamo una donna che appare scarmigliata, l’espressione sorpresa, i capelli mossi, la bocca leggermente aggrottata in una espressione di vago stupore. Non è elegantemente vestita, indossa una sorta di camicia da notte ed è generosamente scollata.

Non è un’opera pensata per essere esposta ma per Bernini, per il suo bisogno di fissare nel marmo l’amata: una donna che ci appare vagamente selvaggia, piena di energia, sensuale, non una bellezza altera e perfetta ma carne e sangue che pulsano di vita. Adoro questo ritratto, lo trovo un gioiellino.

La loro storia però non è stata serena e non per la presenza di un marito tradito: Costanza infatti era sposata con Matteo, collaboratore di Bernini, quindi il marito tradito c'era, ma a creare i problemi fu un altro risvolto della vita amorosa di Costanza. 

Una lettera della madre del Bernini, Angelica, aiuta a ricostruire una vicenda scabrosa. Bernini scoprì che Costanza aveva un altro uomo, oltre al marito e oltre a lui, e che quell’uomo era Luigi, fratello di Bernini. Un colpo basso, indubbiamente, ma che ai nostri occhi di uomini e donne del ventunesimo secolo non giustifica comunque la reazione feroce di GianLorenzo.

La furia cieca di Bernini divenne infatti furia criminale un fatidico giorno dell'anno 1638. Quel giorno Bernini pur accecato dalla rabbia organizzò un piano con lucidità e cercò di uccidere il fratello che dovette scappare da Roma in fretta e furia, inoltre mandò un servitore da Costanza, con la scusa di un regalo. Il regalo del servitore fu però uno sfregio, usanza terribile e barbara di quei tempi a cui assoggettare l’autrice di un tradimento.

Questa furia criminale spinse Angelica, la madre travolta dalle circostanze, a far intervenire Papa Urbano VIII, protettore di Bernini. Il pontefice era estasiato dalle doti artistiche di Bernini e voleva proteggere il suo genio ma non gradiva neanche troppi scandali intorno alla figura del suo protetto. Scelse quindi una strada conciliante ma anche capace di porre un freno a Bernini.

Il servitore fu esiliato, Luigi tornò a Roma, Costanza fu perdonata dal marito Matteo e visse con lui (il marito Matteo evidentemente l'amava). Bernini fu multato di 3000 scudi e poi perdonato dal Papa che ammirava troppo la sua arte ma gli fu ingiunto “amichevole invito” di sposarsi: “metti su famiglia e piantala di creare grane”. Bernini, che era sulla quarantina, così fece.