Fine ottocento, Norvegia, Kristiania (oggi Oslo). Una delle vie principali della città, parecchia gente a passeggio, è sera. Sulla sinistra una fiumana quasi indistinta di persone, sulla destra figure sparse, rarefatte.
La fiumana a sinistra è composta da uomini e donne, con cappelli a cilindro e cappellini ricercati per le donne, vestiti elegantemente: la buona società, la fascia ricca della popolazione che passeggia esibendo il proprio status. I volti però sono deformi, le teste tendenti allo scheletrico, gli occhi intristiti. Sono persone ma sembrano un gregge indistinto e in decomposizione, senza identità, tristi. Incombono su di noi: il taglio che ci lascia vedere solo il busto li fa sembrare in cammino verso di noi, opprimenti e inquietanti.
Sulla destra una figura solitaria, scura, quasi indistinta, di spalle: è Edvard, è il pittore. Non fa parte della massa, se ne distingue e non accetta le regole che impongono di passeggiare, di rispettare le convenzioni, che annullano la creatività. Edvard però si trova immerso nell’oscurità, è turbato, è oppresso da una società che lo spaventa e di cui non sente di far parte.
Ed è solo.
Sullo sfondo case con finestre illuminate: sono i palazzi del potere, che vigilano sulla città. Il colore definisce gli spazi: il blu del cielo, il grigio dei palazzi, i colori bruni degli abiti. Spazi ben definiti per una società regolamentata, ordinata, senza scampo. Edvard è un pittore, solo e solitario, che esprime la sua ansia di fronte alla società.
"Sera sul viale Karl Johan"
1892
Edvard Munch