Cremona Magazine.
Notizie, Storia, Attualità ed Eventi

cover image

"Sere d’estate", 1947, Edward Hopper, olio su tela

Una scena rurale, nell’America profonda. Una veranda di casa bianca, porta e finestre ed elementi architettonici di un verde (non troppo scuro)/azzurrino. La luce illumina la veranda. Di giorno una casa simile è solare, accogliente, bucolica. Di notte ha un qualcosa di vagamente inquietante, solitario, sembra di stare alla fine del mondo. Sullo sfondo e anche sulla sinistra la luce delle tenebre che si insinua nell’opera, si insinua nelle vite degli abitanti della casa, concede solo a una striscia di prato di esistere. Poi ci sono loro, i protagonisti: non sono di grandi dimensioni rispetto all’ambiente, come se ne fossero schiacciati. Un ragazzo e una ragazza anni quaranta, vestiti secondo la moda americana dell’epoca (lei color rosa pastello, lui blu e marrone militare).

Lui è voltato verso di lei, sembra attratto, vuole conquistarla probabilmente. Lei sta con lui, sola, un segnale di contatto e apertura, ma non lo guarda in volto, evita il contatto visivo, guarda a terra, il suo linguaggio corporeo non manifesta spavento ma neppure apertura, forse non è interessata, forse lo è ma non è convinta, sembra ascoltarlo ma probabilmente pensa ad altro. Sono un ragazzo e una ragazza in un mondo più grande di loro, dove l’ignoto spaventa e i pericoli delle tenebre incombono, dove la luce di una casa ti rischiara e ti riscalda (dove c’è casa, c’è famiglia) ma è il contatto umano la chiave per cercare di uscire dall’isolamento della condizione umana, e sembra così difficile creare un vero contatto anche quando sembra esserci la volontà di costruirlo.