L’adolescenza è un’età che moltiplica. Tutto è più intenso: il cuore ti batte più forte, il respiro è più affannoso, gli sguardi più incantati. Ciò che fai, è nuovo e ti sembra così….così…stordente, forse è il termine giusto. Vale oggi, valeva per gli adolescenti di un tempo...
1913. Charleroi, Belgio. Una città come un’altra, un posto come un altro. Un ragazzo come un altro, che ha voglia di divertirsi, di essere spensierato, di svagarsi. Il ragazzo fa quello che un qualsiasi 14enne del 1913 arde dalla voglia di fare: va a fare un giro sulle giostre della fiera che è appena arrivata in città.
E’ un mondo magico, un mondo dove cercare emozioni, ma le migliori sono quelle che non ti aspetti. Il nostro 14enne entra nel Carrousel-salon, la giostra “dei cavalli che girano in tondo”, per dirla con le parole di un bambino.
Quello che non sa quel ragazzino, è che quel giorno incontrerà qualcosa che cambierà la sua vita: uno sguardo.
Quello sguardo lo colpisce subito, lo investe come un treno in corsa. E’ lo sguardo di una dodicenne, ma in realtà è uno sguardo senza tempo, uno sguardo che gli entra dentro.
Il 14enne non può non conoscere la ragazza che lo fulmina con quello sguardo e si fa avanti. E’ il primo incontro. Ne seguiranno altri, più o meno voluti, più o meno casuali, per un annetto. E’ un flirt secondo le regole di chi sta scoprendo la vita e non sa ancora come muoversi. Non sa anche che nel 1914 sta per succedere qualcosa di brutto: scoppia la Guerra, fra tante pessime conseguenze c’è anche l’interruzione del rapporto con quella ragazza. Le loro vite si separano, il legame si spezza.
Tante volte, quando succedono queste cose, quello sguardo diventa un ricordo, la persona che ti aveva colpito diventa un volto anonimo nella folla. C’è però chi crede nel destino.
1920, Bruxelles. Un 21enne si aggira per i giardini botanici. All’improvviso, si blocca: quasi non ci crede, non può essere…eppure è…quello sguardo…è lei, la sua lei...
La sera stessa lui le porta due rose, ma non vere, no: sono dipinte, perché dipingere è il linguaggio della sua anima. Lui, infatti, è René Magritte. Lei invece si chiama Georgette, Georgette Berger. Si erano persi, non si perderanno più: inizia una lunga, lunga storia d’amore.
Nacque tutto in una giostra di Charleroi nel 1913, per uno sguardo: uno sguardo che ti investe come un treno in corsa…